Foto pubblica dal profilo Facebook di Zohran Kwame Mamdani
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Zohran Kwame Mamdani è nato il 18 ottobre 1991 a Kampala, in Uganda e si è trasferito a New York da bambino con la famiglia. I suoi genitori sono l’accademico Mahmood Mamdani e la regista Mira Nair; entrambi hanno avuto un ruolo molto importante nel suo percorso e nella sua formazione politica e culturale. Mamdani ha frequentato le scuole pubbliche di New York (tra cui il Bronx High School of Science) e si è laureato in Africana Studies al Bowdoin College. È diventato cittadino statunitense negli anni 2010.
Carriera politica
Prima di essere eletto sindaco di New York City (il cui mandato avrà inizio il 1° gennaio 2026), è stato un esponente della sinistra progressista/democratic socialist e membro dell’Assemblea dello Stato di New York (distretto 36, Queens). Il suo ingresso in politica risale al 2020 con la vittoria alle primarie per il seggio dell’Assemblea, sconfiggendo Aravella Simotas. È stato poi rieletto senza opposizione nel 2022 e nel 2024. Si è fatto conoscere per le sue posizioni su affitti, riforma della polizia e tutela dei lavoratori. È sostenuto da gruppi come la DSA e il Working Families Party e ha raccolto appoggi da diverse figure progressive nazionali durante la sua campagna elettorale.
Programma elettorale, vittoria e critiche
Nell’ottobre 2024 ha annunciato la candidatura a sindaco di New York. Il suo programma durante la campagna includeva il congelamento del prezzo degli affitti, la costruzione di 200.000 alloggi accessibili tramite un’agenzia di edilizia sociale, autobus gratuiti e trasporti pubblici sovvenzionati, negozi alimentari comunali per abbassare i prezzi, cura universale per l’infanzia e un aumento graduale del salario minimo cittadino fino a $30 entro il 2030. La sua elezione a sindaco di New York City il 4 novembre 2025 lo rende il primo sindaco musulmano e il primo sindaco di origine sud-asiatica di New York, nonché il più giovane sindaco della città in oltre un
secolo.
Durante la campagna e dopo la vittoria, Mamdani è stato bersaglio di attacchi che molti osservatori hanno definito di tono islamofobo e razziale e spesso è stata messa in dubbio la sua esperienza amministrativa e legislativa. Ma gli attacchi più duri contro Mamdani sono arrivati dal Presidente degli USA, Donald Trump, che lo ha spesso definito “comunista” e ha minacciato di espellerlo e rimandarlo in Uganda, oltre a dichiarare che avrebbe ritirato i fondi federali alla città di New York se fosse stato eletto.
Mamdani non si è però lasciato intimidire e nei giorni scorsi ha dichiarato di voler incontrare il presidente Trump per discutere con lui di questioni economiche affermando quanto segue: "Il presidente ha condotto una campagna elettorale promettendo di rendere il cibo più a buon mercato e di ridurre il costo della vita. Oggi vediamo che le sue azioni stanno avendo l'effetto esattamente opposto. L'amministrazione di Trump preferisce affamare la gente della città anziché servirla".
La vittoria di Mamdani ha avuto una vasta risonanza a livello internazionale e la sua elezione è spesso strumentalizzata da una parte del panorama politico che ricorre a toni sempre più islamofobici. Questo atteggiamento contribuisce ad abbassare ulteriormente la qualità del dibattito pubblico, già compromesso e impoverito negli ultimi decenni.
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