Il Film “C’è ancora domani”, (2023), opera prima della attrice regista Paola Cortellesi, nel titolo ha voluto ricordare la possibilità di poter votare anche il 3 giugno, giorno successivo all’attesissimo 2 giugno 1946, giorno delle prime elezioni post-guerra, post-fascismo e post un mondo antico dove la donna era considerata inferiore e quindi sottomessa all’uomo, in ogni ambito. Il film è un affresco quasi didascalico e ben concertato del quotidiano di persone che arrancano per convivere o per uscire dalla grande miseria in cui si trovava Roma nel 1946. Un intreccio di sentimenti che scorre sul filo di una miriade di storie in cui, chiunque avesse vissuto quel periodo, può riconoscersi. Ma l’interesse del film, oltre a dare uno spaccato abbastanza realistico del periodo, con tutte quelle piccole sfumature della vita quotidiana che sfuggono ai libri di storia e alle generazioni successive, rimanda alla annosa questione della condizione della donna, sollecitando una riflessione a riguardo, in particolare se, in 80 anni e un giorno, tutte le premesse di quei giorni, fervidi di promesse grazie anche alla concessione del voto, nel corso del tempo si siano realizzate.