Dai diapason a Jung: come trasformare i conflitti esterni in evoluzione interiore
A volte nel comportamento degli altri troviamo qualcosa di estremamente irritante. Questo “qualcosa” attiva in noi moti di fastidio, insofferenza, nervosismo o antipatia. Dinanzi a specifiche persone o situazioni che consideriamo negative o “sbagliate”, reagiamo meccanicamente con critiche, commenti svalutanti o giudizi rigidi. Di norma, liquidiamo superficialmente il fenomeno, considerando i fattori innescanti, come completamente estranei a noi. Ma ogni tanto qualcuno nota che l’effetto disturbante che ci coinvolge, non è comune a tutti, poiché altre persone, non sembrano partecipare la medesima avversione. Se ne deduce che gli stimoli esterni generano una risposta emotiva diversa a seconda di chi li riceve.
La Legge dello Specchio rende decodificabile questo processo, facendoci osservare la direzione apparente dell’energia “da fuori a dentro”, invertendone la direzione. Nei vari filoni del misticismo e della crescita personale, Salvatore Brizzi considera la Legge dello Specchio uno degli elementi fondanti del suo lavoro di risveglio della Coscienza, attingendo dagli insegnamenti di Georges Ivanovič Gurdjieff e de La quarta Via, un sistema esoterico e psicologico, che mira a realizzare la pienezza dell’essere umano. Gurdjieff è stato filosofo, scrittore, mistico, compositore e maestro di danze e parlava del "ricordo di sé”, vedendo gli altri come i perfetti meccanismi che urtano i nostri punti più deboli. Nella sua visione, gli attriti quotidiani, sono continue occasioni di risveglio interiore dal sonno profondo, la condizione in cui vive la nostra macchina biologica.
Secondo questo principio, non esiste una vittima degli eventi esterni: se qualcuno ci irrita o ci ferisce, non sta facendo altro che attivare una parte di noi che rifiutiamo o che ancora non abbiamo visto, capito e integrato. La reazione emotiva di fastidio, è la spia che indica - come fa la proiezione di un riflesso - dove dobbiamo portare la nostra presenza, per illuminare una parte lesa di noi, che chiede di essere guarita.
L’obiettivo evolutivo per ognuno sta nello spostare il focus dall’esterno all’interno, passando dal prendercela con gli altri e pretendere di cambiare ciò che sta fuori di noi, a risvegliare noi stessi attraverso un’osservazione priva di giudizio. Questo meccanismo di proiezione è un potente strumento evolutivo studiato da psicologi, mistici ed esoteristi che ci consente di conoscerci meglio, obbligandoci a metterci in contatto con le cause di certe nostre reazioni. Queste ferite interne possono derivare da traumi o da conflitti non elaborati fino in fondo, e rischiano di congelarsi internamente nell’immobilità, ostacolando il naturale sviluppo della consapevolezza.
Brizzi spiega che l’effetto-specchio non riflette l'azione, ma bensì l’emozione corrispondente. L'errore più frequente nel comprendere questo processo, sta nel pensare che la Legge dello Specchio sia letterale.
Se vedo una guerra nel mondo, lo specchio non mi dice che sono un dittatore sanguinario, ma mi sta mostrando la qualità della mia reazione emotiva e del mio giudizio.
Se guardo un telegiornale che mostra immagini di conflitti efferati, si attivano in me senso di oppressione, rabbia, indignazione e odio verso l’aggressore. In questo caso lo specchio mostra che dentro di me c'è una parte di lotta. La situazione di scontro fuori riflette la violenza e il giudizio rigido che ho verso me stessa o verso chi non la pensa come me. La mente si difende subito: "Questa non sono io!” oppure “Io non voglio violenza, io la odio!”. Ma se la guerra che trovo fuori mi destabilizza emotivamente, significa che ha trovato un’analoga guerra dentro di me a cui agganciarsi.
Brizzi spiega che la rabbia e l'odio che proviamo contro l'ingiustizia hanno la stessa frequenza vibrazionale della guerra stessa. L'odio per la guerra è pur sempre odio e quando si prova risentimento o si desidera "punire" i cattivi, si sta alimentando lo stesso serbatoio energetico di separazione che ha causato lo scontro sul piano fisico. La guerra fuori è il riflesso macroscopico della guerra che tutti combattono ogni giorno dentro, contro ciò che non accettano.
La domanda che ci si deve porre è: «Dove sto facendo la guerra nella mia vita?». Faccio la guerra al mio partner perché non è come vorrei? Faccio la guerra a me stessa ogni volta che mi giudico inadeguata? Entro in conflitto con gli altri pretendendo di avere ragione?
La guerra nel mondo è la concretizzazione della somma di tutte le nostre piccole intolleranze quotidiane e della nostra incapacità di convivere con ciò che c’è.
Se poi sono inconsciamente invidiosa per il successo di un collega o di un personaggio pubblico, la mia mente potrebbe tradurla in: "Quel collega è un arrogante esibizionista". Lo specchio in questo caso mi dice che sono io a non avere ancora imparato ad ottenere riconoscimento, il mio collega è invece riuscito nell’intento. Perciò, se vogliamo essere felici, non dobbiamo cercare la felicità all’esterno, ma in noi e questo discorso vale per tutti gli altri sentimenti.
Oppure, se sto guidando e rimango incastrata in un ingorgo, mi assale rabbia, senso di ingiustizia o di impotenza. Mi viene spontaneo accusare la viabilità, l’incompetenza del sindaco o la sfortuna. Lo specchio qui non riguarda il traffico, ma la mia incapacità di stare nel momento presente. L’imprevisto mi sta mostrando la mia impazienza, o il bisogno ossessivo di controllo. Le automobili in coda mi stanno specchiando un mio conflitto contro il tempo, o contro la realtà così com'è.
(Segue nella parte II)
Immagini create con Gemini AI
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