A luglio, in una giornata calda e lenta dell’estate italiana, il bar del paese è quasi vuoto. Le persiane semichiuse tengono fuori il sole e dentro il locale si sente solo il rumore del cucchiaino nel bicchiere e il ronzio del frigorifero. Fuori, il paese sembra fermo. Dentro, invece, il tempo si riapre in una conversazione tra due vecchi amici.Uno è rimasto al Sud. L’altro, anni prima, è partito per la Germania inseguendo un lavoro stabile, un salario dignitoso, una fabbrica che sembrava non dover finire mai.«Io laggiù non potevo restare fermo», dice il primo, fissando il fondo del caffè. «Qui il lavoro non c’è. Se esiste, è precario. E io volevo costruirmi qualcosa. Volevo lavorare in una fabbrica vera. Magari una Volkswagen. Magari una Mercedes. Una macchina tedesca, produrla con le mani, sapere che da lì usciva il futuro.» L’amico tedesco d’adozione sorride appena. Vive in Germania da anni, e il sogno industriale che un tempo lo aveva accolto oggi gli appare meno solido, quasi incrinato. «Quando sono arrivato io», risponde, «la Germania sembrava invincibile. Le fabbriche lavoravano, l’export teneva tutto in piedi, l’auto era il simbolo della potenza tedesca. Oggi invece si parla di tagli, riconversioni, chiusure. La locomotiva rallenta.»
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Commenti
Saluti,
Ottimo Sito
Sicuramente lo sapete già comunque credo sia importante informare sul Referendum del Ministero della Giustizia : www.cieliblu.it