Il termine prolessi deriva dal greco prolepsis, è composto da un prefisso traducibile con "prima", e dal verbo "prendere”, “ricevere”. Significa dunque "prendere/ricevere in anticipo". Nella dottrina epicurea la prolessi costituisce uno dei tre criteri della verità, insieme alle sensazioni e alle affezioni. Epicuro (341-270 a.C.) attribuisce al termine un significato radicalmente diverso da ciò che una lettura sbrigativa potrebbe suggerire superficialmente: la prolessi non è un'idea innata, bensì il risultato della reiterazione delle esperienze sensibili che nel loro stratificarsi realizzano strutture essenziali di ricognizione e riconoscimento. Essa rappresenta la capacità della mente di riconoscere un oggetto sensibile, una rappresentazione mentale, un significato, perché già istruita avendone ricevuto informazioni in precedenti esperienze. Ad esempio, osservando ripetutamente individui appartenenti alla stessa specie, la mente elabora una rappresentazione generale che permette di identificare nuovi casi. Al contempo svolge un ruolo preminente nel linguaggio, la stessa possibilità di comunicare dipende dal fatto che possiamo attribuire significati universali alle parole, anche laddove queste si riferiscano ad oggetti specifici ed individuali. La prolessi è quindi una forma di concettualizzazione empirica grazie alla quale il linguaggio e il pensiero possono riferirsi alla realtà. Tradurre con anticipazione, come indica l'etimologia, non deve indurre a pensare che ciò riguardi il possesso di un sapere precedente a qualsiasi esperienza, come era nella visione platonica, ma il senso di questo anticipo si esplica in un riconoscimento di ciò che le esperienza hanno già insegnato, e la prolessi funge da catalizzatore dell’esperienza in atto.
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Saluti,
Ottimo Sito
Sicuramente lo sapete già comunque credo sia importante informare sul Referendum del Ministero della Giustizia : www.cieliblu.it