Il progetto Smart cities - di Aloisa Clerici

Pubblicato il 28 novembre 2025 alle ore 18:37

Quartieri intelligenti o sorveglianza di massa?

L’Unione Europea la definisce così: Una Smart city è un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese.

 

Per tracciare una sintesi completa riguardo a questo tema, occorre fare qualche passo indietro. Il Great Reset è un’iniziativa del World Economic Forum, in risposta al periodo Covid-19. Questo piano propone la ristrutturazione di tutti i sistemi: sociale, economico, politico e dei modelli di consumo in tutto il mondo, partendo dal presupposto che esista un cambiamento climatico che - se non contrastato - permetterebbe prossime catastrofi al pianeta. Parte da qui la corsa alla conversione green, che impone trasformazioni e adattamenti all’interno dei sistemi produttivi, distributivi e di consumo, in nome del rispetto per l’ambiente e per ridurre sprechi di risorse.

 

Nel programma di rinnovamento è compreso anche il Reset delle metropoli mondiali, ovvero la riorganizzazione dei centri abitati: le cosiddette città da 15 minuti. L’idea arriva da Carlos Moreno, urbanista e docente della Sorbona, che ne parlò per la prima volta nel 2016 in un articolo pubblicato su Le Monde, che ha avuto poi risonanza fino al Forum di Davos, l’incontro annuale dei potenti del mondo, per discutere delle grandi questioni economiche. L’argomento delle Smart cities è anche parte integrante dell’iniziativa del gruppo C40, una rete di sindaci fondata nel 2005 dai rappresentanti di 18 città pioniere. Oggi C40 comprende un centinaio di metropoli nel mondo e porta avanti il disegno di riconversione urbanistica, mettendo il focus sulla questione del clima, e sull’agilità di spostamento. C40 si propone inoltre, di occuparsi delle abitudini alimentari di tutti, considerando il cibo uno tra i principali fattori del cambiamento ambientale globale. 

Buon Cibo: raggiungere una dieta sana per tutti e per il pianeta

In questa proposta, viene incentivato il consumo di frutta e verdura, noci e legumi e scoraggiato quello di carne rossa e latticini, giudicati alimenti dannosi per la salute.

 

Secondo la Commissione Europea l’Italia è al 4° posto per numero di Smart cities, con 13 città su 26 Paesi dell’Unione: Alessandria, Milano, Brescia, Bolzano, Genova, Bergamo, Torino, Montieri, Pisa, Lecce, Firenze, Napoli e Trento che è stata la prima ad avviare la sperimentazione italiana (*). Nel mondo le città intelligenti sono 194 e includono: Zurigo, Oslo, Ginevra, Dubai, AbuDhabi, Londra, Copenaghen, Singapore, Helsinki e Canberra. Seguono Pechino, Taipei, Seul, Shanghai, Valencia, San Francesco, Rio de Janeiro, Oxford e molte altre…

 

Nella visione del futuro, la popolazione viene immaginata dai governi mondiali sempre più urbanizzata. Un numero crescente di cittadini vivrà nelle metropoli, che saranno strutturalmente ridefinite, per diventare quartieri digitalizzati a misura d’uomo. Ogni città prevede una divisione in distretti, in modo che al loro interno, i cittadini possano effettuare spostamenti solo a piedi o in bicicletta, usando mezzi pubblici, oppure auto elettriche noleggiabili, con l’obiettivo di eliminare il traffico e l’inquinamento. Con queste e molte altre disposizioni, viene implicitamente garantito che la qualità della vita migliorerebbe, perché i cittadini troverebbero tutto ciò di cui hanno bisogno, a 15 minuti da casa.

 

La digitalizzazione, l’interconnessione e l’uso massivo dell’intelligenza artificiale, permetterà ad un sistema integrato di telecamere, microfoni e sensori, di gestire l’analisi dei dati da remoto e monitorare virtualmente i dati relativi a vari settori: abitazioni, produzioni, trasporti, sanità, senza escludere gli spostamenti dei singoli cittadini. Già oggi alcune amministrazioni pubbliche si avvalgono di applicazioni di Internet of Things (IoT), tecnologie in grado di estendere agli oggetti fisici la raccolta e lo scambio di dati. Illuminazione pubblica, rete semaforica, infomobilità e raccolta dei rifiuti sono le applicazioni di IoT più utilizzate finora sul nostro territorio, ma si estende anche a veicoli, elettrodomestici e persino capi di abbigliamento. La possibilità di mettere servizi e processi in una relazione di interdipendenza, arriva infatti a svilupparsi fino allo Smart clothing: l’abbigliamento intelligente.

 

Questi speciali capi sono forniti di dispositivi IoT in grado di trasmettere, ricevere e memorizzare segnali. Il tessuto a contatto con la pelle e costellato di sensori, diventerà l’interfaccia tra l’ambiente esterno e il corpo fisico di chi lo indossa, monitorandone in tempo reale battito cardiaco, respirazione e temperatura interna, comprendendo addirittura il controllo delle emozioni e un’eventuale modificazione. In questo modo si permetterebbe l’intervento medico tempestivo in caso di anomalie, riducendo le ospedalizzazioni. Alcuni modelli di Smart clothes esistono già e altri arriveranno, assicurandoci una rivoluzione nelle abitudini quotidiane e nelle attività sportive.

 

L’intero progetto Smart avvia una rivoluzione che sembra simulare il modello cinese, oggi basato sul sistema dei crediti sociali, cioè comportamenti sostenibili regolati da punteggio, che premiano o sanzionano i cittadini, tramite app o Wallet. Tuttavia, in Italia e soprattutto al Sud, durante la sperimentazione, si sono registrati ritardi e sono emerse criticità in settori fondamentali come connettività, infrastrutture intelligenti, competenze digitali: solo il 45,8% degli italiani ha competenze di base (contro il 55,6% della media UE), e i laureati in alcune specifiche discipline, rappresentano solo l’1,5%, contro il 4,5% in Europa e più del 52% dei comuni registra difficoltà per carenza di personale qualificato.

 

Visto che si intende riformulare l’umanità, attraverso un capillare sistema di controllo dove è la tecnologia a dominare qualsiasi processo, chi sarà a stabilire di cosa una persona ha bisogno? Il cittadino potrà uscire dal distretto con un permesso autorizzato da una valutazione di natura politica e gli spostamenti che potrà effettuare con un’autovettura privata saranno conteggiati, prevedendo sanzioni in caso di inosservanza. Chi decide quante uscite spettano all'anno ad un cittadino? Il diritto naturale alla libertà di movimento stabilito dalla Costituzione, sarà dunque limitato da possibili emergenze e diventerà oggetto di concessione da parte di organi di competenza. 

 

Fare vita di quartiere in città, è una prospettiva allettante per chi risiede in una metropoli caotica e disorientante.

Ma a quali condizioni?

 

Costituzione italiana - Articolo 16: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

 

Nota: (*) Nella lista elaborata dalla Commissione Europea presentata nella sezione Smart cities Marketplace, tra le 13 città nostrane, ad oggi curiosamente, non figura Roma - che secondo agendadigitale.eu - risulta in ritardo rispetto al programma di digitalizzazione. Tuttavia, dal sito ufficiale del Comune di Roma, si apprende che la città è coinvolta in diversi progetti ambiziosi. My Rhome, la Casa Digitale del Cittadino è presentata come "un’ulteriore tappa del percorso di Smart Citizenship, inaugurato da Roma Capitale già con il lancio del nuovo portale istituzionale. L’Amministrazione prende per mano il cittadino, ne previene i fabbisogni e adotta un nuovo modello di accoglienza che consente di offrire un servizio personalizzato". Roma inoltre, ha appena conquistato lo Smart City Award allo Smart City Expo World Congress di Barcellona, un premio internazionale destinato alle "città intelligenti" che stanno sviluppando nuovi modelli innovativi.

Tra gli altri progetti in evidenza:

  1. Roma5G – Smart City Roma: rete 5G avanzata e sostenibile con oltre 850 hotspot Wi-Fi
  2. Centrale del Traffico (Roma Servizi per la Mobilità e Almaviva): monitoraggio in tempo reale e analisi predittive per ottimizzare la mobilità urbana
  3. Smart Police Support (Leonardo): videosorveglianza intelligente con 15.000 telecamere e AI, nel rispetto della privacy
  4. U.C.R.O.N.I.A (AMA S.p.A): digitalizzazione dei servizi di raccolta e pulizia urbana
  5. Smart Mobility (ATAC): innovazione nella gestione integrata delle flotte di trasporto pubblico 

 

Si riscontrano dunque, diverse incongruenze nel confronto delle fonti istituzionali dell'informazione.

 

Fonti:

www.fondazioneleonardo.com

www.energiaitalia.news

https://smart-cities-marketplace.ec.europa.eu

https://www.c40.org/it/

https://economyup.it/

https://comune.roma.it/

 

Immagini: ChatGPT e Pexel

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