È la Terza Guerra del Golfo? - di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 9 marzo 2026 alle ore 17:51

Il 28 febbraio 2026, Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco "preventivo" contro l'Iran. Loffensiva è stata denominata da Washington Epic Furye da Gerusalemme “Roaring Lion. L'attacco congiunto ha colpito centri di comando strategici a Teheran. L'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei è stata confermata dalla tv di Stato iraniana alcune ore dopo l’attacco.

L’Iran ha reagito immediatamente lanciando ondate di missili balistici e droni non solo verso Israele, ma anche contro basi americane in Qatar, Kuwait e Bahrein. Sono stati segnalati danni e vittime anche in città del Golfo come Dubai (colpito il noto Fairmont Hotel) e Abu Dhabi. Il conflitto si è esteso al Libano, dove Israele sta colpendo Hezbollah, e ha toccato persino Cipro, dove droni iraniani hanno preso di mira basi britanniche.

Molti analisti geopolitici e testate giornalistiche hanno già iniziato a usare questa definizione. Basta guardare la storia recente a cavallo fra due secoli, per vedere un copione che si ripete con schemi molto simili e con gli stessi protagonisti nei ruoli di aggressori e aggrediti.

La prima Guerra del Golfo risale al 1990-91, quando la coalizione a guida USA invade l'Iraq di Saddam Hussein. La seconda Guerra del Golfo avviene nel 2003 con l’invasione dell'Iraq da parte degli USA e alleati. Gli attacchi hanno sempre una motivazione ricorrente: difendersi preventivamente da un pericolo imminente.

Questa potrebbe essere la Terza del Golfo? A prescindere dagli sviluppi, il termine è già ampiamente utilizzato per descrivere questo conflitto, poiché ha superato i confini dello scontro locale tra Israele e milizie (come Hamas o Hezbollah) diventando una guerra per il controllo e la sopravvivenza dei regimi nel cuore energetico del mondo.

Russia e Cina hanno condannato l'attacco israelo-americano, al momento non ci sono segnali di un loro eventuale supporto militare a Teheran, una possibilità che cambierebbe drasticamente il peso del conflitto. Intanto, la chiusura dello Stretto di Hormuz fa facilmente prevedere conseguenze economiche per l'Europa devastanti.

Dal fronte americano, interviene il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in difesa di Trump contro le critiche riguardo alla promessa di quest’ultimo, considerata da molti infranta, di evitare guerre straniere e "infinite" come in Iraq e Afghanistan.

Con il recente attacco dell’Iran contro le basi britanniche nell’isola di Cipro, il conflitto si sposta pericolosamente verso l’Europa. In questo scenario, quali sono i rischi reali per i cittadini europei? Le zone più esposte al rischio di attacchi missilistici da parte dell’Iran sono quelle a sud dell’Europa, l’Italia con le basi militari statunitensi presenti nel territorio risulta essere l’obiettivo più prossimo.

In Italia sono presenti circa 120 installazioni militari americane, alcune di queste sono basi operative, altre sono stazioni radar, depositi o centri logistici. Il nostro Paese ospita circa 12.000–13.000 militari USA ed è la principale piattaforma logistica americana per intervenire rapidamente in Medio Oriente e Africa.

Ad Aviano, in Friuli, è presente una base dell’aviazione militare statunitense con caccia F-16, capace di lanciare attacchi in pochi minuti verso Africa, Est Europa e Medio Oriente. In Toscana si trova la base militare di Camp Darby, il più grande deposito di armi e munizioni fuori dagli USA. In Campania e precisamente a Napoli vi è il Comando della Sesta Flotta e vertice navale. La base di Sigonella, in Sicilia, è considerata fondamentale per droni e pattugliamento del Mediterraneo. La città siciliana di Niscemi, tristemente balzata all’attenzione dei media a causa della frana che mette a rischio città e cittadini, è sede del MUOS, il centro mondiale per le comunicazioni satellitari militari, uno dei più importanti sistemi strategici americani del Mediterraneo.

L’Europa saprà essere compatta davanti ad un potenziale attacco contro uno dei suoi Paesi? Resta da capire quali siano le reali strategie difensive dell’UE, data la sua scarsa influenza politica nel promuovere la pace e di fronte elle spinte belliche ed espansionistiche di Israele, sostenuta dagli Stati Uniti.

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