L’album senza tempo, che da mezzo secolo appassiona tutte le generazioni succedutesi.
Da alcuni fans dei Pink Floyd The Dark Side Of The Moon, pubblicato nel 1973, è considerato l’ultimo dei migliori del gruppo inglese, per altri invece, compreso il sottoscritto, è il primo dei tre migliori.
Di Dark Side parliamo con Francesco Santangelo.
Catanese, avvocato, esperto di rock e di buona musica italiana d’autore. In gioventù, da disc jockey a CTA 104 FM STEREO ha potuto confrontarsi con ospiti d’eccezione, come Franco Battiato, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi e tanti altri.
Prima di parlare dell’album, ricordaci come è nato il gruppo.
«Come quasi tutti i gruppi inglesi degli anni Sessanta i nostri sono partiti da una matrice blues, non a caso per il loro nome si sono ispirati ai nomi di battesimo di due bluesmen neri, Pink Anderson e Floyd Council. Fondatore è stato Syd Barrett, chitarrista, autore, leader tutto creatività e irrequietezza, poi sostituito da David Gilmour, anche lui chitarrista e voce. A Syd si sono uniti Roger Waters al basso, Nick Mason alla batteria e Rick Wright alle tastiere.»
Nel tuo podcast pubblicato su Radio L1 (https://www.radioelleuno.it/podcast/seven-7-tracce-per-1-sera-023/) tu definisci Dark Side “capolavoro spartiacque”. Ci spieghi perché?
«Nella lunga evoluzione degli stili rock i Pink Floyd sono stati i capifila della musica psichedelica dell'underground inglese tra il 1966 e il ‘67, per i lunghissimi happening musicali fatti di improvvisazioni, effetti sonori e ipnotici giochi di luce. Con The Dark Side of the Moon, pubblicato nel marzo del 1973, la band raggiunge la vetta della sua crescita artistica. Ecco perché è un album spartiacque nella storia dell'evoluzione del rock. I Pink Floyd sono riusciti a mettere insieme sperimentazioni sonore dal livello di compiutezza artistica mai sentita prima, e canzoni che sarebbero diventate successi pop. È un vero capolavoro, non a caso giudicato uno dei migliori 33 giri di tutti i tempi (che ha venduto 50 milioni di copie).»
Hai detto che con Dark Side i Pink Floyd hanno raggiunto la vetta della loro crescita artistica, ma dopo le vette cominciano le discese. Pensi che Wish You Were Here e The Wall, venuti dopo, siano inferiori? Detto in un altro modo: pensi che in ordine cronologico Dark Side sia l’ultimo o il primo dei migliori?
«No, i due album che sono seguiti a The Dark Side certamente non sono inferiori. Penso però che ogni gruppo ha avuto un momento magico, a maggior ragione in quei tempi dove le sostanze psichedeliche e in generale l’uso delle droghe, alteravano gli animi ed i caratteri dei componenti, rendendo difficili i rapporti tra di loro. A ciò si aggiunga lo stress della fama mondiale. In altri termini, ogni gruppo musicale dà il meglio di sé nel momento in cui il talento di ognuno dei componenti riesce a creare qualcosa di unico. Ecco, da questo punto di vista, The Dark Side of de Moon è stato unico, è stato il loro momento magico, anche se in seguito il talento ha permesso loro di produrre altri capolavori.»
Cosa vogliono dire i Pink Floyd in quest’album?
«Il messaggio è svelato già nel primo brano, Speak to me, che è un invito ad una generazione che sta vivendo una vera e propria rivoluzione culturale, sottolineo culturale, non politica. Una rivoluzione che spinge i giovani ad uscire di casa, a urlare, a viaggiare e a scoprire nuove culture, nuove religioni, nuove usanze. Questa voglia, bisogno forse, di cambiamento, è resa benissimo dall'alternarsi dei suoni delle chitarre sovraincise di David Gilmour, che sembrano dialogare tra di loro in un coacervo di emozioni sonore, ma anche dai suoni esterni più disparati, come il battito cardiaco, la risata, che è simbolo di vita ma anche di follia, un rumore di elicottero, un urlo, simboli di guerra e di dolore e a seguire la prima vera canzone, Speak to me appunto, composta da Roger Waters, come tutti gli altri brani dell’album. Brani che rispecchiano l'animo di quei giovanissimi che come me nel ‘73 vivevano quei tempi di profondo cambiamento e volevano esserne protagonisti.»
Il riferimento al 1973 è importante, perché non bisogna mai dimenticare che i Settanta non sono stati solo anni di piombo, ma anni vivi, ricchi di fermenti. Perdonami l’autocitazione, ma io ho scritto un romanzo che è una dichiarazione d’amore agli anni Settanta, per tutto quello che ci hanno dato di buono e bello, non solo perché avevo vent’anni. Purtroppo al buono e al bello si accompagna sempre il loro contrario. Come viene trattato questo contrario nell’album?
«The Dark Side of the Moon racconta, anzi urla, ai giovani di quegli anni qual è il lato scuro del nostro vivere, di cui fanno parte anche il dramma, l'alienazione, l'insensatezza delle guerre. Lo fa talmente bene che è diventato un disco senza tempo. Infatti da mezzo secolo appassiona tutte le generazioni successive e sono certo che continuerà a farlo anche in futuro.»
Al tempo che scorre è dedicato un brano specifico, Time.
«Time è un invito a non sprecare il tempo rivolto ai giovani di allora, confusi e disorientati in un mondo in evoluzione. Ce lo ricordano le chitarre di David Gilmore, che prendono il sopravvento per riprodurre gli urli strazianti di giovani alla ricerca della loro identità e del loro tempo utile. Indimenticabili all’inizio del brano il tic-tac, il trillo delle sveglie, seguito da una ritmica che allora, ma forse ancora oggi, spinge i ragazzi a muoversi e a prendersi in mano la vita. Lo scorrere del tempo e l’invito a non sciuparlo, è ripetuto in tutto il testo: “Sciupi e perdi le ore … Aspettando che qualcuno o qualcosa ti mostri la via … Sei giovane e la vita è lunga … E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni … il sole sta calando … tu sei invecchiato … Il tempo è andato“. Questa è poesia.»
Un altro brano simbolo dell’album è Money.
«Money è un testo ironico che prende in giro l'avidità e il consumismo, nonché l'icona del dio denaro. Anche qua abbiamo rumori-suoni esterni, quelli dei registratori di cassa, che uniti al ritmo trascinante, alla limpidezza della base ritmica e al tintinnio del denaro forniscono un unicum sino ad allora inimmaginabile nella storia del rock e ne fanno uno dei pezzi più accattivanti.»
Da un brano molto ritmato passiamo al più malinconico.
«E anche uno dei più famosi dei Pink Floyd, Us And Them. La musica era stata scritta nel 1970 da Richard Wright per “Zabriskie Point” di Antonioni, il quale, però, la scartò, giudicandola “bellissima, ma troppo triste…”. Us And Them è il brano melodico per eccellenza del disco, con una calda introduzione di sax. Alla melodia della musica fa da contraltare l’amarezza del testo, che ricorda l'insensatezza delle divisioni tra gli uomini e in primo luogo la follia e le tragedie della guerra.»
Non dimentichiamo che il testo è di Roger Waters, che qua ci dà un assaggio di quello che sarebbe diventato il suo personale capolavoro, The Wall”. Ma continuiamo con Dark Side, cos’altro ci dici?
«Ho parlato di singoli brani, ma in realtà a mio avviso The Dark Side of the Moon andrebbe ascoltato senza soluzione di continuità, strumenti e canzoni vere e proprie tutte fuse, con logica e armonia senza pari. Presentare i brani staccati l'uno dall'altro come canzoni autonome forse non evidenzia il valore, le atmosfere, la qualità e la forza di questo capolavoro.»
Hai ragione. Io nelle mie playlist ho messo insieme Any Colour You Like, Brain Damage ed Eclipse, perché solo ascoltandole senza interruzioni riesco a godermele come si deve.
«Infatti, una dopo l'altra, mentre una sfuma e si evolve l’altra. Il testo di Brain Damage è emblematico e diretto: il pazzo è nel mio giardino, il pazzo è nella mia testa, i folletti sono intorno a me. Vi si parla di perdita della ragione, di streghe, turbe mentali, il tutto fuori dalla realtà. Non dimentichiamo la risata folle e stralunata, che è un marchio che identifica e segna la canzone. Un ghigno che vuol dire Pink Floyd, come Brain Damage identifica questo album. Infatti è di questo brano il verso (ripetuto due volte) “I'll see you on the dark side of the moon”, dopo di che l’album si chiude con lo stesso battito del cuore con cui era cominciato.»
En passant ricordiamo che Brain Damage (Danno Cerebrale) è dedicato al fondatore del gruppo Syd Barrett, genio creativo afflitto da disturbi mentali a causa dell'uso eccessivo di droghe. Una dedica che anticipa quella che gli faranno due anni dopo, con un intero album, Wish You Were Here.
Grazie, Francesco, per averci riportato agli anni ’70, quando esplose il fenomeno del rock melodico e da noi si diffuse la buona musica dei cantautori. Noi ventenni di allora siamo stati fortunati a essere cresciuti in quel periodo.
«Non c’è dubbio. Non a caso che gli anni 70 vengono citati come un vero e proprio modo di fare musica. E che musica! Con i Pink Floyd ci sono stati Springsteen, Bowie, i Genesis, i Led Zeppelin, Earth Wind & Fire e dozzine di altri artisti.»
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