La via dei Frati, Parte Seconda  - di Salvatore Azzuppardi

Pubblicato il 24 dicembre 2025 alle ore 10:07

A piedi, alla scoperta delle Madonie

L’agriturismo in cui abbiamo pernottato è ciò che resta di un feudo in passato appartenuto a dei baroni che pian piano sperperarono il patrimonio familiare.  Vicino all’edificio principale sono visibili i ruderi della casa del capostipite e mentre il gestore ci raccontava la storia di quella famiglia, ho pensato che quel rudere è una metafora di quello che la nobiltà agraria ha lasciato alla Sicilia: povertà e rovine.

E poi, nella Sicilia Occidentale, c’è il lascito indiretto, il peggiore: la mafia.

Già, perché per tenere a bada i contadini (anche con la violenza fisica) e mantenere i propri privilegi, i latifondisti – prima i nobili, poi i borghesi che pian piano gli succedettero nelle proprietà – si servivano dei cosiddetti campieri, figuri simili ai bravi di manzoniana memoria, che furono il nucleo originario di Cosa Nostra. È impossibile stabilire quanti furono i contadini uccisi nel corso dei decenni. Sappiamo con precisione, però, che fra il 1944 e il 1955 ben trenta fra sindacalisti e amministratori locali furono uccisi perché reclamavano l’applicazione della riforma agraria voluta dal ministro dell’Agricoltura Gullo, che prevedeva, fra l’altro, l’assegnazione ai contadini delle terre incolte. Vengono ricordati, giustamente, come vittime della mafia, ma non bisogna dimenticare per conto di chi agivano gli assassini, chi erano i beneficiari di quelle morti.

Anche nelle Madonie i contadini si batterono per la riforma e anche qua un sindacalista pagò con la vita il suo sostegno a quelle lotte. Si chiamava Epifanio Li Puma, ucciso nel 1948 a Petralia Soprana, dove da recente i giovani del paese hanno voluto ricordare il suo impegno e il suo sacrificio, con dei murales sulle case della frazione di Raffo, dove era nato.

La mattina dopo, attraversando la campagna in direzione di Geraci, superata una curva si è rivelata la nostra Montagna, che, benché un po’ sbiadita da una leggera foschia, dominava incontrastata il paesaggio, anche da settanta chilometri di distanza.

È stato allora che ho appreso da uno dei compagni di cammino, che c’è un punto di Mondello, il sobborgo balneare caro ai palermitani, da dove, nelle giornate particolarmente nitide, si vede l’Etna. Mi ha sorpreso, perché non lo sapevo e non lo avrei neanche immaginato, ma mi ha fatto molto piacere. L’ho visto come un legame fra le due città siciliane più importanti, come l’invito a fare qualcosa insieme per il bene della nostra terra, sotto lo sguardo della Grande Madre Etna.

Anche Geraci è un posto molto suggestivo e abbiamo potuto gustarlo in compagnia di una inusuale guida, Mauru ‘u Furnaru, un simpatico ex fornaio in pensione, che si diverte a far conoscere ai turisti il suo paese e ha anche una frequentatissima pagina Facebook, dalla quale divulga informazioni e commenti su Geraci e il territorio madonita in genere.

https://www.facebook.com/search/top?q=mauru%20u%20furnaru%20scancarello

Di Geraci mi aveva colpito, già ad agosto, il rigoglioso arredo verde dei vicoli, che i (purtroppo) pochi residenti rimasti, mettono davanti alle loro case, quasi in competizione fra loro a chi mette le piante più belle. Ne ho avuto conferma quando ho mostrato ai compagni di cammino un angolo che ad agosto mi aveva colpito. Mauru, allora, mi ha detto che ce n’erano di più belli, e ci ha guidati fino a uno di questi per mostrarcelo. Era anche quello molto bello e ricco. Ed era davanti a casa sua.

Il penultimo giorno abbiamo iniziato la discesa verso il mare, due lunghe tappe con sosta intermedia a Castelbuono.

Come la salita verso il Monte Alto, anche la discesa verso Castelbuono è molto spettacolare, ma mentre della prima ricordo i paesaggi quasi alpestri, la discesa si caratterizza per l’immersione quasi totale nella natura: un susseguirsi di boschi, pascoli, attraversamento di ruscelli e un’altra cosa di cui parlerò fra poco.

E poi è stato entusiasmante quando, fra le montagne che ci circondavano, si è aperto un varco che faceva intravedere uno scorcio di mare su cui si stagliavano due piccole isole: erano Filicudi e Alicudi. 

Spesso siamo stati accompagnati a distanza, come nella salita all’Alto, da gruppi di daini, mentre in diversi punti abbiamo dovuto fare i conti con l’altra presenza animale: mandrie di mucche col cui latte si producono gli ottimi formaggi della zona.

Inutile dire che spesso i sentieri erano cosparsi di letame, che nei passaggi più stretti eravamo costretti ad aggirare deviando dal percorso.

È stato interessante, però, osservare da vicino certi insetti che io avevo visto solo in documentari sulla natura: gli scarabei stercorari, che come dice il loro nome si nutrono di sterco. Dunque, umani e insetti dobbiamo essere grati a quelle mucche, che ci forniscono ottimo cibo. A noi gustosi formaggi e a loro il resto.

A Castelbuono, che è il centro più grosso delle Madonie, abbiamo ritrovato ciò da cui eravamo fuggiti: le strade affollate di auto e persone, cosa che nei paesi più piccoli ci erano state risparmiate e anche per questo mi sono piaciuti così tanto. È stato, però, molto suggestivo vedere che nei vicoli del centro, la raccolta porta a porta dei rifiuti viene fatta con degli asini. Un modo interessante per inquinare meno.

 

L’ultimo giorno le condizioni meteorologiche ci hanno impedito di completare il cammino a piedi, perché Zeus Nefelekeréte, l’adunatore di nubi, non essendo riuscito a fermarci lungo il percorso da Soprana a Gangi, trasformato in fango dalla pioggia notturna, si vendicò a Castelbuono, costringendoci a raggiungere Cefalù in pullman. Ma con gli altri abbiamo stabilito di completarlo in primavera.

Gli altri sono stati una componente determinante per la buona riuscita di questa esperienza di cammino. Infatti, oltre alla bellezza dei posti attraversati, è stato importante l’affiatamento che si è creato fra noi. Condividere una vacanza con persone sconosciute è una lotteria, perché c’è sempre qualcuno che in diversi modi può infastidire. Stavolta è andata bene, perché erano tutte persone con cui è stato piacevole condividere la fatica delle salite, l’ammirazione per i paesaggi e altro. Persone che magari non rivedrò più, ma che ricorderò sempre pensando a questa che non è stata una semplice vacanza.

Un caro saluto, dunque, ad Alfonso, Elio, Giuseppe, Ida, Lidia, Pietro, un grazie di cuore a Irene e Salvo, le nostre bravissime guide e un arrivederci a tutti.

Quelle che ho esposto fin qua sono alcune delle emozioni che ho provato io, ma ognuno di noi ha provato le proprie, qualunque fosse il motivo che lo ha spinto al Cammino.

Per Lidia, per esempio, “Il Cammino è un viaggio dentro te stesso, un momento in cui ti metti alla prova. Ogni salita, ogni sentiero, diventano metafore della vita. Ogni difficoltà va affrontata, così come la fatica e i dolori che il corpo ti presenta lungo il percorso. La mente si libera dalla routine quotidiana ed entra in uno stato quasi meditativo: un piede dopo l’altro, ti addentri tra sentieri, boschi e sterrati.

Il Cammino ti anestetizza al punto da non sentire più quel dolore al ginocchio che, poco prima, ti aveva fatto pensare di mollare. Il ticchettio dei bastoncini diventa compagno di viaggio, insieme al vento che sibila tra le fronde degli alberi. La vista dei daini che corrono liberi ti riempie il cuore — quasi invidi quella loro leggerezza. Le more, grosse e succose, ti regalano un momento di dolcezza inattesa. E quando il sole cala e ti avvicini a un paesino di poche anime, dove il tempo sembra essersi fermato, ti accorgi che qualcosa dentro di te è cambiato. Il rumore del silenzio è così intenso da farti sentire, finalmente, in pace con te stesso.

Rispetto al cammino di San Giacomo, questo è stato molto più tecnico e più faticoso. Le Madonie uno spettacolo per il cuore e per gli occhi nulla a che vedere con i Nebrodi. Ma fondamentalmente io sono diversa dall'anno scorso. Ho la mia mamma che ogni giorno perde pezzi di memoria e avevo la necessità di resettare la mia mente per affrontare al meglio i giorni che verranno.”

Per Pietro, invece, “Il primo motivo, sicuramente il più importante, è la grande passione per il cammino. Il cammino inteso come unico mezzo per vedere posti, paesaggi e meravigliose espressioni della natura che in nessun altro modo, secondo me, si avrebbe la possibilità di ammirare. Ho voluto partecipare anche perché è stata la mia prima esperienza di cammino con un gruppo, ho sempre camminato da solo. Inoltre è stato il mio primo cammino nella mia bella Sicilia. Io ho l'impressione che nel quotidiano tutti i pensieri, le ansie, il ritmo frenetico delle mille cose da fare vengano amplificati dall'ambiente in cui viviamo ed anche dalle persone che ci circondano. Quando cammini nella natura avviene un fenomeno diverso, dapprima il carico di emozioni negative sembra diluirsi nella bellezza e nel silenzio che ti circonda. Poi a poco a poco scompare, non c'è più tempo né spazio. Ora guardi un panorama che ti lascia senza fiato, improvvisamente compaiono dei daini, poi ti arriva un profumo portato dal vento... e poi ti senti sereno.”

A me, oltre a quanto detto finora, rimane il rapporto che si è creato con le Madonie. Lidia dice che i Nebrodi non reggono il confronto, ma non è così. Anche i paesaggi e i borghi dei Nebrodi hanno un grande fascino, ma delle Madonie – che conoscevo superficialmente – mi ero innamorato già ad agosto. o, forse, come è successo a Lidia, sono diverso io e in questo periodo della mia vita mi hanno colpito di più e mi sono entrate dentro, come accade con certi libri, film o canzoni.

«E qualcosa rimane …» canta De Gregori. Perché Rimmel è in cima alla mia personale classifica della buona musica italiana, anzi fa parte di me? Non lo so.

Allo stesso modo mi sono rimaste dentro le Madonie in generale e Petralia Soprana in particolare. Ecco, Soprana per me è diventata la Rimmel dei borghi, come Capo Calavà lo è per le coste.

Ho visto innumerevoli volte le Madonie percorrendo l’autostrada Catania-Palermo e le ho sempre ammirate, per la bellezza dei paesaggi che si intuiva anche guardandole da lontano.

D’ora in poi, quando mi capiterà di ripassare da là, sarà emozionante pensare che lo ho percorse a piedi e ho potuto immergermi nella bellezza dei loro borghi, boschi, pascoli, torrenti.

Informazioni più dettagliate sulla via si possono trovare sul sito: https://laviadeifrati.it/

o su Facebook: https://www.facebook.com/groups/laviadeifrati/

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Commenti

Salvatrice Petrino
12 giorni fa

Bellissimo articolo che mi ha molto incuriosito sui luoghi del cammino che conosco poco e che mi piacerebbe realizzare.

Silvia
8 giorni fa

Grazie per il racconto del vostro viaggio attraverso le Madonie. So, per aver camminato per tanti anni nei Vosgi, montagnole dell'Est della Francia cos'e' il piacere del cammino e rimpiango quei tempi. Non ho più le ginocchia e la forza d'allora. Molti si affaticano a partire lontano e non conoscono il fascino dei mondi vicini ! Silvia