La via dei Frati, Parte Prima  - di Salvatore Azzuppardi

Pubblicato il 23 dicembre 2025 alle ore 18:35

A piedi, alla scoperta delle Madonie

In Sicilia, soprattutto quella Orientale, quando si dice montagna il pensiero corre subito all’Etna, però ce ne sono altre che per bellezza dei paesaggi e dei borghi che vi sorgono, non hanno niente da invidiare alla Montagna sacra dei catanesi. 

Parliamo della catena montuosa che, continuando al di qua dello Stretto l’Appennino, prende i nomi di Peloritani, Nebrodi e Madonie e termina ai margini della valle del fiume Imera Settentrionale. Lungo tutta la dorsale montuosa passano il tratto siciliano della via Francigena, che unisce Messina a Palermo, e numerosi altri cammini meno noti. Uno di questi è la Via dei Frati, che attraversa le Madonie da sud a nord e prende il nome dai monaci di cerca, frati che battevano a piedi o a dorso di mulo le campagne per procurare il sostentamento ai loro conventi, come il fra Galdino dei Promessi Sposi. L’idea di valorizzare quei percorsi è venuta nel 2015 a un giovane di Resuttano, Santo Mazzarisi, che è riuscito a concretizzare egregiamente quell’intento. 

Per percorrere la Via dei Frati si può partire da Caltanissetta o da San Cataldo e dopo tre tappe a bassa quota si giunge a Polizzi Generosa, ai piedi delle Madonie. Da qua attraverso le Petralie, Gangi, Geraci e Castelbuono, si arriva a Cefalù. Chi intraprende un cammino di solito lo fa per godersi i luoghi che attraversa, o per prendersi una pausa dalla vita di tutti i giorni, spesso frenetica nostro malgrado, o perché è alla ricerca di qualcosa dentro di sé e allontanarsi dalla quotidianità lo aiuta a farlo.

Io l’ho fatto per conoscere e gustarmi meglio una zona della Sicilia che in passato avevo solo attraversato velocemente e l’estate scorsa, con una vacanza a bassa velocità, ho imparato ad apprezzare. Il Cammino è un’esperienza di viaggio che mi mancava. I miei mezzi di locomozione preferiti sono sempre stati quelli con il motore a scoppio: automobili, moto o camper. I viaggi più avventurosi li ho fatti con la mia piccola e gagliarda Cinquecento, girando mezza Europa ai tempi in cui gli accordi di Schengen non ci avevano ancora liberato dalle frontiere e dovevamo cambiare le nostre lirette nelle valute dei paesi che visitavi. 

Forse, però, c’è un altro motivo. Attraversare le montagne a piedi è stata una sfida, non tanto a me stesso, perché sapevo che ce l’avrei fatta, ma al dannato calendario, che mi attribuisce un’età maggiore di quella che mi sento. In ogni caso, qualunque sia stato il motivo, è stata un’esperienza entusiasmante, non solo per la bellezza dei luoghi, ma anche per le emozioni, le riflessioni, suscitatemi, che si possono provare solo percorrendoli a piedi.

Ho “imboccato” La Via a Polizzi Generosa, cittadina la cui ricca storia è testimoniata dai numerosi bei monumenti che vi si trovano. Di Polizzi mi aveva parlato in passato un mio cliente, ma ero convinto che il suo fosse l’entusiasmo con cui tutti parliamo del posto in cui siamo nati. Invece ora capisco che era meritato, per i bei palazzi e le innumerevoli chiese (in una delle quali si trova un bellissimo trittico fiammingo del XV secolo). Non credo di sbagliare se affermo che tutto il circondario delle Madonie dal punto di vista architettonico non è da meno dei centri del triangolo del barocco (Ibla, Modica, Scicli, Noto). Lo stile è meno sontuoso di quello ibleo, ma questa maggiore discrezione ha ugualmente il suo fascino. Polizzi ha due figli di cui va fiera: il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro e lo scrittore Giuseppe Antonio Borgese. Il primo è famoso per avere sfiorato, dopo la morte di Leone XIII, nel 1903, l’elezione a papa, che gli fu negata per il veto posto sul suo nome dall’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, che gli rimproverava la sua vicinanza alla Francia e (secondo qualcuno) anche l’avere negato i funerali religiosi al figlio, Rodolfo d’Asburgo, suicidatosi dopo avere ucciso l’amante. Borgese, poeta, scrittore, giornalista, docente universitario, benché nazionalista e interventista nel 1914, poi non si piegò al fascismo e nel 1931 emigrò negli Stati Uniti, dove sposò in seconde nozze la figlia di Thomas Mann. Camminando per le strade di Polizzi si possono leggere, su targhe affisse ai muri, riflessioni di Borgese ed estratti di sue opere.

A Polizzi mi sono unito al gruppo con cui ho percorso La Via, partito due giorni prima, e l’indomani abbiamo affrontato quella che è sicuramente la tappa più impegnativa: la salita al santuario della Madonna dell’Alto, a 1820 metri, quasi in cima a una delle vette più alte delle Madonie.

I primi nove chilometri sono stati abbastanza agevoli e piacevoli, per la pendenza poco accentuata e perché il sentiero è prevalentemente dentro ai boschi.

I successivi tre, invece, sono stati molto faticosi, per la maggiore pendenza e per il fondo sassoso, ma ne è valsa la pena. Infatti, durante la salita abbiamo potuto ammirare un paesaggio che, superata la quota della vegetazione boschiva, ricorda le Alpi.

Mentre salivo faticosamente per gli ultimi chilometri, con lo zaino in spalla, e mi guardavo intorno per ammirare quelle montagne, spesso animate da gruppi di daini che ci osservavano stando a debita distanza, mi sono ricordato del mio primo campo di lavoro col WWF, al Parco del Gran Paradiso, quando, superando un dislivello di oltre mille metri abbiamo raggiunto la nostra base, una Casa di caccia appartenuta ai Savoia, a circa 2.200 metri. La salita fu massacrante per il peso dello zaino e ricordo come fosse ieri il sollievo che io e gli altri provammo quando ci apparve il pianoro su cui sorgeva la Casa e il piacere con cui mi liberai dello zaino e mi stesi sul prato. Allora avevo uno zaino militare comprato in una bancarella di piazza Carlo Alberto, stracarico di tutto ciò che mi serviva per una vacanza di tre settimane. Oggi che le mie spalle sono cariche di anni, nello zaino Invicta di medie dimensioni ho messo solo l’occorrente per una giornata di cammino, perché il bagaglio grosso dei partecipanti ha viaggiato in macchina fino al punto di tappa. 

Dopo un’adeguata sosta al Santuario dell’Alto, abbiamo proseguito verso le Petralie: Sottana, per timbrare le credenziali del Pellegrino, e poi Soprana, dove abbiamo pernottato. La discesa fino a Sottana è stata snervante, perché ad ogni tornante sembrava che il paese là in basso, invece di avvicinarsi restasse sempre alla stessa distanza, irraggiungibile. Speravo di arrivare a Soprana a metà pomeriggio, per rivedere di nuovo con comodo il paese – che è un gioiellino – e assaggiare alcune delle prelibatezze che avevo scoperto ad agosto. Invece era già quasi sera quando siamo arrivati, così, prima che chiudessero, mi sono affrettato a fermarmi al panificio dove fanno degli ottimi biscotti alla cannella e al bar che fa il migliore sfoglio, il dolce tipico delle Madonie, che avevo mangiato ad agosto. Avrei anche voluto rivedere, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il crocefisso ligneo di Frate Umile da Petralia, il primo realizzato dal frate scultore vissuto nel ‘600, le cui opere si caratterizzano per il crudo realismo e solo viste dal vivo possono fare apprezzare la grande bravura dell’autore.

Oltre al fascino del minuscolo centro, due cose durante la precedente vacanza mi avevano colpito favorevolmente. Vedere in una rosticceria degli arancini, proprio arancini, al maschile, perciò mi sono complimentato con la proprietaria. Evidentemente essere al limite orientale della provincia di Palermo ne attenua gli influssi linguistici.

L’altra cosa l’ho apprezzata agli incroci e alle rotatorie, dove mi fermavo sempre, anche quando avevo la precedenza. Invece ho notato che quasi tutti le rispettavano, cosa che a Catania, Palermo e negli altri grossi centri non è così scontata, anzi.

L’indomani mattina, mentre stavamo per incamminarci, è ripresa la pioggia che era caduta per tutta la notte, così ci siamo rifugiati in un bar dove, dietro una porta a soffietto, ho scoperto un calcetto. Il richiamo delle ore passate da bambino a giocare è stato irresistibile e ho potuto mettere a frutto gli insegnamenti appresi in otto anni di frequenza di un istituto salesiano, dove, secondo il metodo di don Bosco, oltre a studiare si giocava. Due cose ho imparato bene in quella scuola: il latino e il gioco del calcetto, appunto, così, grazie anche all’abilità di Pietro, il mio compagno di squadra, nell’attesa che spiovesse abbiamo battuto tre volte gli avversari. 

Quando poi abbiamo ripreso il cammino, scendendo da Soprana in qualche tratto abbiamo avuto un assaggio di quello che ci aspettava. In altri, invece, abbiamo avuto una piccola lezione di geologia. È stato quando abbiamo costeggiato la zona in cui si trova la miniera di salgemma, che dà un sale puro quasi al 100% e costituisce, perciò, fin dai tempi dei romani, una delle ricchezze della zona. Ricchezza non solo economica ma anche culturale, perché da alcuni anni all’interno della miniera ha sede il MACSS, Museo di Arte Contemporanea Sotto Sale, del quale ho parlato in un altro servizio (https://siciliabuona.com/viaggio-nel-museo-darte-contemporanea-sottosale-con-daniela-li-puma/).

La lezione di geologia l’abbiamo avuta vedendo affiorare dal terreno, quelle che sembravano pietre bianche ma che in realtà erano grumi di sale pietrificato che emergevano dall’enorme giacimento sottostante.

Quello che non ci aspettavamo erano le distese di fango create nei tratti pianeggianti dalla pioggia caduta nella notte. Attraversarle è stato più faticoso delle arrampicate del giorno prima sulle ripide e sassose salite verso il santuario, perché si scivolava e si affondava e spesso dovevamo fermarci per pulire le scarpe dal fango che si accumulava.

Questo ha trasformato la tappa in teoria più facile e breve, in un mezzo calvario e per la prima e unica volta in quei giorni mi sono chiesto chi me l’aveva fatto fare.

Alla fine, però siamo arrivati all’agriturismo dove avremmo pernottato.

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Commenti

Pietro
12 giorni fa

Letto e riletto varie volte. Leggendo, per me, è come un aggancio alle emozioni vissute durante il cammino.

Elio
12 giorni fa

Complimenti Turi. Un resoconto davvero dettagliato e commovente del cammino

Ida
12 giorni fa

Bravo Turi, una bellissima descrizione del cammino, che mi ha consentito di ripercorrerlo col pensiero.

Filippo
12 giorni fa

Bellissimo itinerario. Meraviglioso per come lo descrivi Tu.
Io ho sempre sorvolato questi posti con poco tempo dedicato loro.
Bravo Turi.

Luca Ebreo
10 giorni fa

Grazie Salvatore delle perle che ci regali, mi e’ sembrato di camminarvi a fianco durante l’escursione!

Alfonso Giunta
un giorno fa

Grazie Turi per questa bellissima descrizione del cammino percorso insieme.
Ho rivissuto quei giorni emozionandomi nuovamente.
Al prossimo......