Iran: Cosa sta accadendo realmente? - di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 4 febbraio 2026 alle ore 19:07

Intervista a Diego Siragusa

Gennaio 2026: Tra blackout digitali, piazze in fiamme e la pressione militare degli Stati Uniti, la Repubblica Islamica sembra vicina a un punto di non ritorno. Ma cosa sta succedendo davvero lontano dai riflettori della propaganda?

Per capire se siamo di fronte a una rivoluzione spontanea o all'ennesimo atto di uno scontro geopolitico globale, abbiamo intervistato Diego Siragusa, studioso da sempre attento alle dinamiche del potere e alle verità nascoste della politica internazionale. Con lui abbiamo analizzato i rischi, le speranze dei giovani iraniani e le possibili conseguenze che questo terremoto avrà sul futuro dell’Iran.

L’intervista

A.L.M.: Dottor Siragusa, l’Iran è nel caos: migliaia di morti e internet oscurato. Secondo lei, questa rivolta nasce dal cuore dei giovani che vogliono la libertà o è una 'guerra invisibile' pilotata dall’esterno per far cadere il governo di Teheran?

DIEGO SIRAGUSA: Nella storia contemporanea ormai vi sono moltissimi esempi di violazioni del diritto internazionale minimo riconducibili agli interessi dei paesi coloniali e imperialistici. Con il processo di decolonizzazione, successivo alla II Guerra Mondiale, le potenze occidentali hanno scelto la “diplomazia del belletto” per rifarsi una verginità perduta ma, dietro le quinte, hanno continuato a tramare e complottare ricreando un colonialismo indiretto ovvero appoggiandosi a settori corrotti e corruttibili dei paesi ex coloniali. L’esempio più recente è quello del presidente francese Macron che ha tentato di far assassinare il capo del Burkina Faso, Ibrahim Traorè, per bloccare il processo di indipendenza e sviluppo avviato dai giovani ufficiali che hanno preso il potere e hanno scelto di collaborare con la Russia di Putin per uscire dal sottosviluppo. In Costa d’Avorio i francesi hanno trovato interlocutori corrotti che consentono alla borghesia francese di continuare a fare i suoi loschi traffici. Premetto che tutte le potenze coloniali dell’Occidente agiscono nell’interesse delle proprie borghesie e non per meri interessi geostrategici. Lo dico non perché sono uno studioso di formazione marxista ma perché questa è la realtà innegabile. Gli Stati Uniti e la NATO sono la Santa Alleanza della borghesia occidentale, come dicevamo nel ’68. L’Iran è dentro questo schema di paese che lotta per la propria indipendenza. Il colpo di stato contro il primo ministro Mossadeq fu organizzato da Stati Uniti e Inghilterra dopo che Mossadeq aveva annunciato la nazionalizzazione del petrolio sottraendolo allo sfruttamento della British Petroleum. Subito dopo, i due paesi anglosassoni misero sul trono lo scià di Persia Reza Pahlavi che regnò nell’interesse delle multinazionali occidentali e contro il popolo iraniano che ricorda ancora adesso le persecuzioni e la crudeltà messe in atto dalla Savak, la spietata polizia segreta dello scià addestrata dagli israeliani. Questi sono fatti consegnati alla STORIA e incontrovertibili. La rivoluzione komeinista del 1979 rovesciò lo scià e i suoi protettori e instaurò il regime teocratico degli Ayatollah. Piaccia o no, quella rivoluzione fu una tappa del processo antimperialista dei popoli diseredati del Terzo Mondo. L’odio contro l’Occidente sazio delle proprie rapine scorre nel sangue degli iraniani, tranne per la borghesia che aspira a uno stile di vita americano e agisce contro il governo.

Domanda: il regime teocratico del clero sciita era l’unica soluzione dopo la cacciata dello scià? No, purtroppo la fase “giacobina” del regime islamico durò a lungo e legò le mani ai dirigenti laici che si erano formati a Parigi, alla Sorbona, come Abolhassan Bani Sadr che fu eletto presidente dell’Iran e poi dovette fuggire in Europa minacciato dagli estremisti del regime.

Nessuno può negare l’aspetto più retrivo e reazionario delle prescrizioni dei fanatici sciiti contro le donne, i giovani e l’intera società, ma il potere politico non è rimasto fermo. Lo storico serio deve analizzare anche i movimenti molecolari. Non sarò certo io, in quanto marxista, a negare la gravità della persecuzione contro i comunisti del partito Tudeh fatti uccidere dagli Ayatollah, ma nessuno dimentichi che in Iran si vota per il parlamento, che ebrei e cristiani sono tutelati e hanno diritto a essere rappresentati nel parlamento indipendentemente dal loro numero. La retorica sulle donne e il velo è la foglia di fico dell’occidente e dei suoi manutengoli per negare che vi è stato anche in questo un processo evolutivo. Ho visto io a Tehran molte donne senza velo, senza chador. Pochi ricordano la presenza delle donne in tutti i settori della vita pubblica iraniana e l’alto numero di laureate tra loro, oltre il 60%. Perché nessun o parla di questo? Perché la macchina del fango deve mobilitare l’occidente collettivo per isolare e denigrare un fiero avversario dell’imperialismo. Se consideriamo che l’Iran è alleato di Cina e Russia e aspira a far parte dei Brics, allora il cerchio si chiude ed è imperativo arguire che la campagna diffamatoria è funzionale a un cambio di regime, a una rivoluzione colorata uguale a tutte le altre che conosciamo.

Nel 2018 partecipai, su invito dell'università di Teheran, a una manifestazione che si svolge il 5 novembre di ogni anno davanti alla ex ambasciata americana. Un edificio immenso che denota il potere totale degli Stati Uniti su tutti gli affari dell'Iran sotto il regno dello scià. Fui invitato da alcuni studiosi dell’Università a tenere una conferenza su questo tema: La crisi dell'egemonia americana e le voci di resistenza. Toccai con mano quanto forte fosse l'avversione agli Stati Uniti e quanto sincera e autentica fosse la simpatia per il popolo palestinese di cui l'Iran è un fervente e appassionato sostenitore. Visitai la casa di Komeini e la povertà di quelle pochissime stanze mi convinse che la vita ascetica di quell'uomo faceva parte del suo carisma e del consenso che il popolo gli riconosceva. Fu con il presidente della Repubblica islamica, Mahmud Ahmadinejad, che si strinsero rapporti più stretti con la comunità ebraica di Teheran. Il presidente, uomo molto religioso, elargiva finanziamenti a questa comunità per il mantenimento di un ospedale da loro gestito. Infatti, la comunità ebraica iraniana è quasi interamente antisionista. Ovviamente il progresso scientifico e la presenza di tecnici ad alto livello avevano preoccupato i dirigenti israeliani i quali, tramite il Mossad, hanno provveduto ad assassinare alcuni di loro per impedire che l'Iran fosse dotato di armi capaci di contrastare le avventure criminali e terroristiche dello Stato ebraico.

Le manifestazioni di cui stiamo parlando non sono state un movimento spontaneo egemonizzato da quello che gli occidentali chiamano “il movimento dei giovani”. Si tratta della solita cortigianeria, la tendenza a esaltare un settore della società per farlo diventare egemone, costruire un mito e demonizzare chi avversa quel mito. Si è trattata di una manifestazione pacifica per motivi economici dopo una impennata dell’inflazione, probabilmente provocata ad arte, che ha fatto salire i prezzi. Dal 1979 l’Iran vive sotto il tallone di sanzioni uniche nella storia. Gli infiltrati della CIA e del Mossad, compresi gruppi di curdi che aspirano alla indipendenza dall'Iran, hanno fatto degenerare consapevolmente le manifestazioni usando armi che solo dall'estero potevano arrivare. I dirigenti iraniani hanno prove schiaccianti che di questo si tratta. Quindi abbiamo assistito al tentativo, finora fallito, della ennesima rivoluzione colorata.

A.L.M.: Il Presidente Trump ha dichiarato di avere una 'grande armata' pronta vicino all'Iran, pur lasciando aperta la porta diplomatica. In passato lei ha analizzato a fondo le strategie di pressione americane. Ritiene che questa volta l'escalation militare sia un'opzione reale o siamo di fronte a una guerra psicologica volta a favorire il collasso interno del sistema iraniano?

DIEGO SIRAGUSA: La famosa guerra dei 12 giorni ovvero giugno del 2025 ha messo in evidenza la capacità scientifica e tecnologica dell'Iran, nonostante la sussistenza di un apparato sanzionatorio, che ha consentito all'Iran di costruire autonomamente missili di lungo e medio raggio capaci di colpire Israele, come infatti è avvenuto. Il presidente Trump ha solo cercato pretesti pur di colpire l'Iran per fare un piacere a Israele che rimane la piattaforma militare dell'occidente in Medio Oriente. Infatti, l'operazione militare del giugno 2025, ha decapitato, per certi aspetti, i vertici scientifici e militari colpendo ufficiali e scienziati dentro le loro case uccidendo anche i loro familiari pur di impedire il progetto di arricchimento dell'uranio che l'Iran da tempo ha avviato per raggiungere la propria autosufficienza energetica. Le accuse di voler costruire la bomba atomica finora non hanno trovato alcuna conferma poiché già l'imam Komeini aveva impartito una fatwa la quale dice che i musulmani giudicano immorale un'arma che distrugge il genere umano. Qui apro una parentesi non marginale: dove è scritto che Israele, gli Stati Uniti, la Francia e l’Inghilterra possono dotarsi di bombe atomiche? Se lei vuol sapere la mia opinione, gliela dico subito: sono favorevole alla bomba atomica iraniana. Il progetto di Trump e degli israeliani è fallito. Nonostante i danni causati dalle super bombe contro i laboratori e i siti di arricchimento dell'uranio, il governo iraniano e riuscito a riassumere la sua efficienza, la sua capacità di dotarsi di armi micidiali e di sfidare la potenza economica il militare degli Stati Uniti e della loro creatura, lo stato ebraico, pur di difendere la propria indipendenza e il proprio ruolo di equilibrio all'interno del Medio Oriente

A.L.M.; Con Hezbollah fortemente ridimensionato e la Siria in una crisi perenne, l'Iran sembra maggiormente indebolito. Alcuni analisti suggeriscono che Israele veda in questo momento una 'finestra tattica' irripetibile. Qual è la sua lettura in merito a tutto ciò?

DIEGO SIRAGUSA: È vero che il movimento sciita libanese Hezbolla esce indebolito dallo scontro con la potenza dello stato sionista e quindi anche l'Iran esce indebolito. Lo stesso si può dire di una forza non determinante come i militanti Houty dello Yemen. Questo potrebbe indurre Israele e gli Stati Uniti a illudersi di poter sferrare il colpo mortale per un cambio di regime all'interno dell'Iran. Quello che è successo nel mese di gennaio 2026 e stata la prova generale che da tempo i servizi segreti americani e il Mossad israeliano aspettavano. Hanno addestrato, armato e finanziato i loro agenti dentro l'Iran per rovesciare il governo e mettere al suo posto o l'erede dello scià deposto nel 79 ovvero il figlio Ciro Reza Pahlavi o un governo laico di orientamento occidentalista. I fatti hanno dimostrato che le manifestazioni pacifiche degli iraniani per scuotere il governo al fine di prendere provvedimenti contro l'inflazione, sono state utilizzate dai servizi segreti, Cia e Mossad, per ripetere la classica sceneggiatura del cambio di regime, come avvenuto in Siria, In Libia e a Kiev in Ucraina. Tutto l'apparato della disinformazione occidentale è stato mobilitato per raccontare la solita narrazione che il governo iraniano ha massacrato il proprio stesso popolo uccidendo più di 30.000 persone. Una menzogna che grida vendetta! Le autorità hanno accertato 3117 morti e più di 300 sono poliziotti ci sono le prove provate che sono state distribuite armi a molti cecchini da parte di americani e agente del Mossad i quali hanno sparato sia sui poliziotti che sui cittadini; la stessa scena già vista a Kiev nel 2014. Si è notata anche la presenza di curdi anti iraniani armati di mitra AK 47. La stampa occidentale ha evitato in ogni modo di mostrare le immagini delle imponenti manifestazioni a favore del governo. Tuttora In Occidente si cerca di non far conoscere quell'augurio simile a uno sberleffo inviato dall'ex segretario di Stato, Mike Pompeo, il quale augurava buon anno agli iraniani e agli agenti del Mossad che stavano al loro fianco, parole testuali confermate dagli stessi agenti del Mossad; molti di questi sono stati arrestati, hanno già confessato e rischiano l'impiccagione. Questo è l'imperialismo americano, questo è il sionismo israeliano

A.L.M.: Stiamo assistendo a una discrepanza enorme tra i bilanci delle vittime forniti dalle autorità di Teheran, dai media ufficiali e quelli delle ONG o di testate come il Time. Lei si è spesso occupato di manipolazione dell'informazione nei conflitti. Come si distingue la cronaca dei fatti dalla propaganda in un momento in cui l'Iran è, di fatto, un buco nero informativo?

DIEGO SIRAGUSA: Come lei sa, ho legato il mio nome alla traduzione del libro di Udo Ulfkotte Giornalisti comprati, che nessuno in tutto il mondo ha voluto tradurre. Tra di noi studiosi “eretici” dell'occidente è ormai acquisito che il sistema della informazione è un apparato corrotto ed eterodiretto che serve a giustificare tutti i crimini possibili ad esclusivo vantaggio di poche élite che dominano la finanza, le grandi compagnie multinazionali e tutto il sistema militare industriale. Questa è la piovra che avvolge il mondo, ed è contro questo sistema che la Russia, la Cina e altri paesi che aderiscono ai Brics stanno tentando di mettere sotto controllo e distruggere.

A.L.M.: Molti osservatori ritengono che il punto di non ritorno sia stato superato. Se il regime dovesse effettivamente crollare o trasformarsi in una dittatura puramente militare per sopravvivere, quali sarebbero le conseguenze?

DIEGO SIRAGUSA: Non ritengo che il regime sia sul punto di crollare; c'è la memoria del passato che agisce come una deterrenza tra le masse iraniane. Certamente è diffuso il bisogno del rinnovamento e di una visione meno clericale della società e dei rapporti interpersonali. Su questo la dirigenza iraniana potrebbe mettere a repentaglio il proprio futuro. Questo, ovviamente, non significa scimmiottare gli aspetti più vieti e volgari dell'occidente. I precetti religiosi sono molto radicati tra le masse iraniane, ignorarli significa non capire nulla di una civiltà millenaria che ha segnato con la propria storia il Medio Oriente. Il cosiddetto crollismo è l'illusione ricorrente di un Occidente che rincorre un mondo omologato che ormai non esiste più. La violenza e la guerra sono diventate l'arma in mano ai falliti della borghesia occidentale. Trump è l'esempio numero 1 di un fallito che sa ricorrere solo alla forza bruta e al disconoscimento del diritto internazionale che egli stesso ha confessato di non voler riconoscere. La nuova organizzazione degli Stati nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, cioè l'Onu, ormai è depotenziata, inutile e sostituita dalla legge del più forte. Questo è lo scenario catastrofico che si svolge davanti a noi in questo quarto di secolo ventunesimo.

A.L.M.: L'Europa sembra stretta tra la solidarietà ai manifestanti e il timore di un'esplosione regionale totale. Esiste ancora uno spazio per una mediazione europea o il 'vecchio continente' è ormai un attore marginale in questa partita?

DIEGO SIRAGUSA: L'Europa non ha alcun potere di influenza su tutta la questione mediorientale in quanto è diretta a un ceto politico corrotto, privo di valori morali e totalmente asservito all'alta finanza, al sistema militare industriale e a settori apertamente revanscisti e nazionalisti che formano la base di movimenti nazisti e fascisti sempre più aggressivi e numerosi. Soltanto una sconfitta degli Stati Uniti e della sua creatura, Israele, potrà avere una qualche influenza nel cambiamento degli indirizzi di politica generale dell'Europa e dell'Unione Europea ormai paralizzata da un ceto politico privo di cultura, incompetente e irresponsabile.

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