Raccontare storie tra finzione e realtà
Se comunicare è una necessità dell’uomo, raccontare è la manifestazione della sua creatività.
Se raccontare storie è un talento, saperle raccontare è un’arte.
L’uomo ha imparato a comunicare attraverso la trasmissione orale migliaia di anni prima di imparare a leggere, scrivere, dipingere e conservare testi. Il racconto orale nasce con l’evoluzione del linguaggio: attorno al fuoco, il cantastorie custodiva miti e memoria del gruppo. Nei secoli diventa aedo e giullare di corte. Anche leggende, miti e favole, persino i racconti della nonna trasmettono identità, valori e legami tra generazioni. L’arte del racconto ha trovato sviluppo in assortite attività narrative: pitture rupestri, geroglifici e forme di comunicazione visiva. Lo studio e l’organizzazione di segni e simboli ha dato poi origine alla scrittura. L’espressività del corpo e del gesto invece, ha indagato il concetto di rappresentazione col teatro e la danza e dal secolo scorso; l’apporto della tecnologia ha trasformato l’immagine in fotografia e poi l’animazione in cinema. Anche la musica e il canto hanno attraversato una trasformazione che parte da lontano: dai ritmi tribali abbiamo conosciuto la polifonia, l’opera lirica e la musica strumentale fino ad arrivare al Novecento e ai tanti generi che il panorama musicale offre oggi: jazz, blues, classica, rap, rock e musica d’autore: anche una canzone è un racconto che contiene precise caratteristiche narrative. Dunque, sono stati sperimentati e perfezionati tanti linguaggi per onorare la capacità umana di raccontare qualcosa al mondo.
L'arte è lo specchio di un'epoca: ogni opera nasce dai valori e dalle tensioni corrispondenti al proprio tempo. Non è solo estetica, ma il prodotto culturale di un contesto storico che ne plasma forma e significato. Attualmente, l’atto di costruire storie - che siano inventate o ispirate alla realtà - in modo appassionante e convincente attraverso qualsiasi linguaggio, è chiamato Storytelling.
Un monologo, una favola, un podcast, uno spettacolo teatrale, un film, un’opera letteraria o un prodotto multimediale sono considerate operazioni che appartengono a quest’arte. Con lo sviluppo tecnologico le strumentazioni digitali si sono moltiplicate e raffinate, offrendo forme di comunicazione audiovisive avanzate come il Digital Storytelling e il Podcast Storytelling, che integrano animazioni, audio, testi e grafiche interattive, trasformando la narrazione tradizionale in un'esperienza emotivamente coinvolgente e suggestiva, ideale per contesti educativi, didattici e di marketing, potenziando la forza comunicativa con la creatività.
Gli elementi essenziali che costituiscono l’attività narrativa classica sono:
- un protagonista
- un antagonista da combattere, un problema da risolvere
- una soluzione da raggiungere
Gli elementi di supporto sono incentrati su:
- L’emozione di risposta del ricevente, che crea empatia rinforzando la relazione di fiducia
- Una struttura portante chiara e coerente che collega gli elementi
- L’autenticità del messaggio trasmesso
Antropologi, specialisti di semiotica e in seguito sociologi, maestri di cinema, marketing e comunicazione politica, hanno recentemente orientato l’attenzione verso questo strumento della comunicazione sociale, data la sua eccezionale e crescente potenza.
Nell’ultimo decennio, l’abbondante offerta delle produzioni di Serie TV e l’incalzante diffusione delle piattaforme streaming come Netflix e Prime, hanno dato un forte impulso innovativo al modo di raccontare, indebolendo la letteratura e le altre arti, premiando la visione come formula più facilmente fruibile. Con questo graduale processo, si è modificata la struttura narrativa e la cultura di massa. In questa sede, si intende indagare lo Storytelling nella cinematografia seriale.
Vedere un film al cinema in una sala, non è più l’unico modo di farsi affascinare da un racconto. Oggi l’alternativa è la comodità domestica, la possibilità di accedere alle piattaforme da qualsiasi dispositivo mobile digitale, senza spostarsi. La storia di una Serie TV può essere seguita in modalità diverse: il broadcast indica la trasmissione lineare tradizionale: i contenuti vengono diffusi secondo un palinsesto stabilito da un’emittente e lo spettatore si adegua all’orario di trasmissione. Lo streaming consente invece la visione tramite internet, senza download permanente, riproducendo i contenuti in tempo reale. La modalità on demand permette di scegliere cosa vedere e quando, svincolandosi dalla programmazione. A queste si affiancano la visione consecutiva di più episodi (binge watching), e il download temporaneo per la fruizione offline su dispositivi personali.
Nell’analisi dell’evoluzione del racconto nella società – qui divisa in Parte I e Parte II - verranno esaminati alcuni elementi di forte attualità e di sicuro interesse comune, data la vocazione umana di entrare in relazione con universi narrativi e l’alto grado di penetrazione che tale arte ha avuto, nella nostra quotidianità. Perché per fortuna o per destino, non possiamo vivere senza storie.
Un primo fattore di osservazione del modo di raccontare storie della contemporaneità, sta nell’incremento dell’offerta cinematografica della formula seriale, cioè la disposizione di un contenuto narrativo basato sulla suddivisione sequenziale di singoli episodi. La serialità in realtà non è una novità, ma risale all’Ottocento, col romanzo d’appendice (feuilleton) ed è lì che è nato l’incontro tra industria culturale e narrativa. Tale modalità si poi è evoluta, passando attraverso l’editoria, la radio, la televisione e il cinema. Le Serie TV oggi, come lo erano i fotoromanzi, i fumetti, i radiodrammi, le soap e le fiction ieri, si avvalgono di una macro-storia fatta di personaggi e contesti fissi, divisa in tanti micro-racconti di fruizione progressiva.
La formula frammentata del racconto, mantiene comunque il suo obiettivo primario: creare una relazione di aggancio emotivo sull’utente, proprio come fa la pubblicità nella fidelizzazione di un prodotto. Le Serie TV creano suspense e attesa attraverso interruzioni strategiche (cliffhanger) che lasciano lo spettatore in uno stato di sospensione emotiva. Questa tensione irrisolta crea un bisogno di completamento, rafforzando il legame con l’episodio successivo e favorendo il binge watching, l’immersione totale nella storia con effetto maratona.
L’aspetto meno evidente, è che se reiterata, la serialità può incidere su abitudini e tempi di vita, alimentando dipendenze leggere ma pervasive nella cultura di massa, dove l’attesa programmata può orientare e influenzare inconsciamente consumi, conversazioni e rituali quotidiani.
(segue nella Parte II)
Fonti:
Tesi di Laurea in Comunicazione “Il formato seriale e la società di massa” di Jessica Evelyn Rodrigues de Lima – anno accademico 2018-2019 - Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata Università di Padova
Wikipedia
Immagini create con ChatGPT
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