Solo Sì è Sì - di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 23 novembre 2025 alle ore 07:22

La Camera approva all’unanimità la riforma sul consenso. Ora il testimone passa al Senato

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La Camera, con voto unanime, ha approvato la proposta di legge C.1693-A, che modifica l’articolo 609-bis del codice penale e mette finalmente al centro il concetto di consenso libero e attuale nel reato di violenza sessuale. Una riforma che il mondo della giustizia, le associazioni e molte donne aspettavano da anni, e che potrebbe segnare un cambio di passo decisivo nella cultura giuridica italiana. Adesso la palla passa al Senato, dove si giocherà l’ultima e delicata parte dell’iter.

Quello di oggi è un importante passo in avanti: dopo anni di resistenze, questo voto rappresenta un momento storico per il paese, che da tempo attende un cambiamento normativo e culturale”, ha dichiarato Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia. “Finalmente ci sarà il cambio di prospettiva che auspicavamo da tempo: il principio ‘solo sì è sì’ sarà pienamente riconosciuto e non saranno più tollerate giustificazioni basate sull’abbigliamento o sul comportamento della vittima al momento della violenza. Ci teniamo, in particolare, a ringraziare le parlamentari che in questi anni hanno appoggiato la nostra campagna IO LO CHIEDO

Bonetti non nasconde la soddisfazione, ma richiama alla cautela: “Non possiamo, però, abbassare l’attenzione in quanto si attende il voto del Senato affinché questa riforma diventi realmente legge. Mai fino ad oggi eravamo arrivati a questo punto e non possiamo permettere che il processo si arresti proprio ora”. 

La riforma porterebbe non solo ad un cambiamento all’interno delle aule giudiziarie e nei processi, ma si spera abbia anche un impatto educativo profondo, contribuendo a diffondere quella “cultura del consenso” che in molti Paesi è già un pilastro nelle scuole, nella formazione di magistrati e forze dell’ordine e, soprattutto, nella coscienza collettiva.

Le modifiche all’articolo 609-bis
La riscrittura del 609-bis allinea l’Italia ai principi della Convenzione di Istanbul, centrata sull’idea che la libertà e l’attualità del consenso siano elementi indispensabili per qualificare un atto sessuale come lecito. 

Il testo chiarisce che: “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi”. 

Una formulazione semplice solo in apparenza, che arriva dopo anni di interpretazioni complesse, dibattiti e casi emblematici che hanno mostrato quanto fosse urgente un intervento legislativo.

La riforma, in attesa del voto al Senato, non è ancora legge, ma porta con sé un cambio di prospettiva che va oltre il codice penale: un messaggio chiaro su cosa significhi agire nel rispetto dell’altra persona. Intanto, chi da anni lavora su questo tema parla già di una conquista storica.

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