Anticipazione - di Verdiana Siddi

Pubblicato il 27 luglio 2026 alle ore 11:48

Il termine prolessi deriva dal greco prolepsis, è composto da un prefisso traducibile con "prima", e dal verbo "prendere”, “ricevere”. Significa dunque "prendere/ricevere in anticipo". Nella dottrina epicurea la prolessi costituisce uno dei tre criteri della verità, insieme alle sensazioni e alle affezioni. Epicuro (341-270 a.C.) attribuisce al termine un significato radicalmente diverso da ciò che una lettura sbrigativa potrebbe suggerire superficialmente: la prolessi non è un'idea innata, bensì il risultato della reiterazione delle esperienze sensibili che nel loro stratificarsi realizzano strutture essenziali di ricognizione e riconoscimento. Essa rappresenta la capacità della mente di riconoscere un oggetto sensibile, una rappresentazione mentale, un significato, perché già istruita avendone ricevuto informazioni in precedenti esperienze. Ad esempio, osservando ripetutamente individui appartenenti alla stessa specie, la mente elabora una rappresentazione generale che permette di identificare nuovi casi. Al contempo svolge un ruolo preminente nel linguaggio, la stessa possibilità di comunicare dipende dal fatto che possiamo attribuire significati universali alle parole, anche laddove queste si riferiscano ad oggetti specifici ed individuali. La prolessi è quindi una forma di concettualizzazione empirica grazie alla quale il linguaggio e il pensiero possono riferirsi alla realtà. Tradurre con anticipazione, come indica l'etimologia, non deve indurre a pensare che ciò riguardi il possesso di un sapere precedente a qualsiasi esperienza, come era nella visione platonica, ma il senso di questo anticipo si esplica in un riconoscimento di ciò che le esperienza hanno già insegnato, e la prolessi funge da catalizzatore dell’esperienza in atto.

Curioso è il rapporto tra la teoria epicurea ed il pensiero di David Hume, il quale nel XVIII sviluppa una delle forme più radicali di empirismo. Anche per lui nessuna idea può esistere senza un'esperienza originaria. Hume introduce un elemento di scetticismo che Epicuro non avrebbe condiviso. Secondo il filosofo scozzese, perfino il principio di causalità non è una verità necessaria, ma il risultato dell'abitudine: ci aspettiamo che gli eventi del futuro assomiglino a quelli del passato semplicemente perché abbiamo osservato più volte la stessa successione di eventi, ma questo non fornisce alcuna garanzia epistemica. Per Hume tale constatazione non giunge a statuto normativo, Epicuro, invece, attribuisce alla prolessi un autentico valore epistemologico, uno dei criteri attraverso i quali il vero può rivelarsi e il falso smascherarsi. 

Nel Novecento, Edmund Husserl affronta il problema della conoscenza da una prospettiva ancora diversa. La fenomenologia non si concentra tanto sull'origine empirica dei concetti quanto sulle strutture della coscienza che rendono possibile ogni esperienza. La coscienza è sempre intenzionale, cioè orientata verso qualcosa, e ogni percezione è accompagnata da un orizzonte di attese. In questo contesto Husserl introduce il concetto di protensione: nella sua teoria il tempo presente è posto come un momento temporale più complesso del singolo istante atomico che, sebbene si realizzi nell’adesso, è costituito dalla tensione di ritenzione del passato e protensione dell’aspettazione. Sebbene non coincida con la prolessi epicurea, la protensione mostra come il divenire del conoscere implichi una forma di anticipazione intenzionale anche nell’impianto fenomenologico husserliano. Mentre Epicuro interpreta questa anticipazione come il risultato della memoria delle percezioni, Husserl la considera una struttura costitutiva della coscienza stessa che è, in prima ed ultima istanza, temporale.

Le riflessioni del filosofo contemporaneo Byung-Chul Han consentono infine di interrogarsi sull'attualità della prolessi. Han riconosce che la società digitale produce un eccesso di informazioni che problematizza la formazione di un'esperienza autentica. L'informazione è istantanea, frammentaria e rapidamente sostituita da altra informazione; la conoscenza, invece, richiede tempo, memoria e sedimentazione. Da questo punto di vista la prolessi epicurea ritorna sorprendentemente attuale ed utile. Se essa nasce dall'accumulo di esperienze, allora una cultura dominata dalla velocità, dall'iperconnessione e da una forma di distrazione cronica, rischia di compromettere il processo attraverso cui si formano i concetti. La crisi dell'attenzione descritta da Han è d’ostacolo a quella lenta costruzione del sapere che Epicuro poneva a fondamento del Criterio. Di questi tempi, il consumo spasmodico di informazioni, spesso veicolate con disinteresse, con altrettanto disinteresse vengono ricevute, non per mancanza assoluta di interesse, inteso come propensione all’ascolto, ma come vitalità stressata da quello che viene definito sommariamente “bombardamento mediatico”. 

La categoria in oggetto, ovvero la sedimentazione delle esperienze e quindi l’implicito peso specifico di ciascuna di esse, nell’epoca della smaterializzazione, quanto lascia ancora di fecondo della riflessione antica? E anche io, adesso, quanto torno utile a questa società, che mi legge - se va bene - in cinque minuti e poi supera ed attende passivamente un altro stralcio di qualche altro impegnativo lavoro di studio, per sollazzo o per curiosità indecente? Cosa se ne fa la società delle mie parole, delle mie ricerche? Cosa me ne faccio io di questi pixel che si accendono e proiettano in pupille aliene i segni da leggere e dimenticare un attimo dopo? Cosa se ne fa la società di questa società? Lungi dal voler sfociare nel nichilismo scettico e patetico, specie dopo questa retorica serie di domande incompiute, così come alcuni tra i colleghi più inariditi. 

Sottrarsi alle dinamiche infocratiche significa anche rinunciare ad essere nel mondo, dall’altro lato la totale immersione richiede una costante allerta, affinché il consumo di informazione non si tramuti in consumo del consumatore. Oggi al posto della prolessi abbiamo più di frequente a disposizione efficientissime operazioni informate, prive di qualsiasi senso teleologico ed etico-morale. Ripongo però la mia fiducia nel lettore, l’unico in potere di trasformare questo nulla in Lettera, anticipazione di ogni Politica possibile. 

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