Il valore del libero arbitrio e del tempo che abbiamo a disposizione, quando il peso della consapevolezza sconvolge gli assetti sociali e la verità diventa impossibile da ignorare
"Il filo della tua storia" è il primo romanzo della scrittrice Nikki Erlick, appartenente al genere distopico. Come ci comporteremmo se avessimo la possibilità di conoscere la lunghezza della nostra vita? È un po' quello che accade all'inizio della storia narrata, quando in tutto il mondo, inaspettatamente, compare una scatola in legno, misteriosa, davanti all’abitazione di chiunque abbia compiuto almeno ventidue anni di età.
All'interno vi è un filo di cui nessuno conosce la reale provenienza, la cui lunghezza dipende dal tempo che rimane da vivere a chi lo possiede. In un attimo la società viene così divisa in due categorie contrapposte: coloro che hanno ricevuto in sorte un filo lungo e quelli che invece, purtroppo, devono affrontare un'aspettativa di vita breve.
A questi si aggiunge chi sceglie di vivere nell'assenza di una consapevolezza, non sentendosi capace di sostenere il peso che ha una notizia in grado di cambiare per sempre la percezione della propria vita. Perché è proprio questo il fulcro della narrazione, la riflessione che ci permette di formulare questo testo. L'arrivo delle scatole non modifica il destino della gente ma lo rende visibile, obbliga per la prima volta tutta l'umanità a fare i conti con la propria mortalità, con la finitezza della condizione umana e l'importanza del tempo che abbiamo a disposizione. Attenzione però, il vero antagonista della narrazione non è la morte, come erroneamente qualcuno potrebbe credere, ma la Paura che divide, allontana e diffonde il sospetto tra le persone. Mediante il progetto STAR (Sicurezza e Trasparenza nell'Arruolamento) chi appartiene a determinate professioni viene costretto a guardare il proprio filo e a dichiararne la lunghezza. I filocorti iniziano ad essere etichettati, considerati non idonei a servire il proprio Paese, poco affidabili, perfino pericolosi.
Per un osservatore esterno l'aspetto più inquietante, ma non così sorprendente, è la mancanza di indignazione da parte di numerosi cittadini, vittime inconsapevoli dei pregiudizi e del timore, al punto da non vedere la violazione di ogni diritto che viene perpetrata specialmente nei confronti di chi ha ricevuto in sorte un filo corto. A tal proposito, molto interessante e attuale il tema delle discriminazioni, che di solito non nascono dall'odio ma dal panico, dall'ignoranza, e non di rado vengono giustificate sulla base di calamità naturali o di situazioni emergenziali, quando risulta rassicurante individuare un capro espiatorio. Come non trovare delle analogie tra la situazione descritta e, per esempio, il periodo buio vissuto durante pandemia di Covid-19?
Tornando alla storia, le reazioni di chi ha aperto la scatola sono le più varie. La maggioranza dei filolunghi prova un senso di invincibilità, come se la qualità dell'esistenza dipendesse dalla longevità. Tra i filocorti c'è invece chi si ribella al proprio destino infausto, mosso da rabbia, incredulità e senso di impotenza, mentre altri pensano a lasciare il proprio lavoro per godere del poco tempo rimasto. Ma se una fine imminente può essere motivo di angoscia, ai familiari dei filocorti dona la possibilità di prepararsi all'addio senza rimpianti, rassegnati all'idea che in nessun modo poteva evitarsi il trapasso. In un certo senso, i fili danno anche il permesso di scaricare la responsabilità altrove, in quanto gli eventi non dipendono più da comportamenti sbagliati, ma da qualcosa che è fuori dal controllo.
La mente di tutti è inevitabilmente permeata da un sentimento nostalgico, generato dal desiderio di una realtà normale, spensierata, che non tornerà più. Di un mondo in cui la speranza conserva ancora un suo posto speciale perché le vicende umane non appaiono completamente predeterminate dall'esterno, ma sono almeno in parte frutto del libero arbitrio.
Questa situazione surreale prende una piega inaspettata ma assolutamente verosimile perché il clima quasi apocalittico, destabilizzante, di incertezza, ansia e paura legato a una quotidianità del tutto nuova, mai gestita in precedenza, come farebbe una potente lente di ingrandimento, mette in risalto tutto il peggio e il meglio di ogni individuo. Ci sono relazioni che si dissolvono come neve al sole, non tutti riescono a stare accanto a un filocorto; chi si lascia influenzare della campagna d'odio alimentata contro gli sventurati da qualche politico arrivista e senza scrupoli, che prova a strumentalizzare la situazione a suo vantaggio... Ma emergono anche azioni di solidarietà, rapporti che, messi alla prova, si consolidano ancor di più. Assistiamo al paradosso di chi ha ricevuto in dono una lunga vita ma non sa come spenderla, al cospetto di chi invece non avrà tempo di realizzare i suoi nobili obiettivi. La sorte appare davvero bendata.
Il romanzo, scritto in uno stile scorrevole e diretto, con un linguaggio semplice, ha una struttura corale, infatti si dipana tra le vite di otto protagonisti attraverso tanti brevi capitoli che hanno come titolo il nome di ogni personaggio. Il limite, se dovessimo individuarne uno, è che l'autrice non si sofferma approfonditamente sul singolo individuo, ma compie una sorta di analisi sociologica provando ad immaginare il comportamento collettivo. Il risultato sorprendente è che ogni istituzione viene subito stravolta da una semplice informazione.
In questa storia non è l'azione ad occupare la scena, ogni vicenda narrata offre uno spunto per elaborare una riflessione sul valore che ha l'esistenza umana, a prescindere dalla sua lunghezza. Vuole essere un romanzo in cui, alla fine, i sentimenti autentici più puri la fanno da padrone, e i piccoli gesti eroici sono capaci di illuminare anche la notte più buia. Perché, come viene sottolineato più volte nel corso del libro, forse non è possibile cambiare la lunghezza del proprio filo, ma ad ogni persona sulla Terra rimane la sacrosanta libertà di decidere come utilizzarlo, quale direzione intraprendere, quale senso dargli. La libertà di vivere una vita piena di significato, nonostante la brevità, capace di lasciare, lungo il cammino, un segno tangibile anche in quella degli altri.
Leggiamo: "Forse ci sono altri mille modi con cui misurare la nostra esistenza - la sua qualità - che si trovano dentro di noi, non in una scatola."
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