L’opera di Sasha Vinci, da Scicli alla Biennale di Venezia – di Verdiana Siddi

Pubblicato il 20 aprile 2026 alle ore 15:22

Abbattimento – Il peso delle ombre. Per tornare a vivere l'armonia e il Multinaturale

Piedigrotta, Scicli (RG). Foto di Erika Montagna ©

Sasha Vinci (1980), artista, inizia i suoi studi all’Istituto d’Arte di Comiso, in Sicilia, e prosegue la sua ricerca tra Firenze, Milano, Torino, Barcellona… l’artista viaggerà parecchio pensando di non far ritorno nella sua isola. “Non sei tu, è la terra che ti sceglie” dice, ricordando Fabrizio De Andrè e la Sardegna. Scicli lo sceglierà infatti per una seconda volta: “Verso i 35 anni la mia ricerca artistica mi restituiva rimandi a simbologie e archetipi strettamente connessi al mio territorio, il richiamo fortissimo mi suggeriva che dovevo tornare, anche contro i consigli dei miei colleghi che vedevano nel ritorno ad una realtà così piccola e isolata, una forma di rinuncia o abbandono della carriera artistica. Per me l’arte contemporanea deve aiutare l’essere umano a riconnettersi con il Multinaturale, non deve essere un orpello o ornamento artificiale di una società capitalista che fagocita in sé stessa”.

Le parole di Sasha risuonano.

Senza ulteriori preamboli vi invito a leggere l’intervista che mi ha gentilmente rilasciato, nella quale ci parla della sua recente opera “Il peso delle ombre”, che dal mese prossimo sarà presentata alla Biennale di Venezia.

- Ciao Sasha, grazie per aver accettato di parlarci del tuo nuovo progetto. Come stai?

Sto bene, anche se devo ammettere di non avere più tanta voce. Ieri si è conclusa la tre giorni di demolizioni; una fase molto delicata, l’abbattimento dell’abuso.

Negli anni ’60, la storica Chiesa di S. Maria di Piedigrotta a Scicli è stata adombrata da un volgare abuso edilizio, che ne ha occultato la vista; insieme ai miei collaboratori, Ezio Occhipinti (imprenditore) e Claudio Calabritto (architetto), abbiamo immaginato un futuro diverso per quel luogo meraviglioso, in quell’area si poteva ripensare davvero lo spazio in maniera innovativa. Abbiamo quindi deciso di restituire l’antica bellezza a questa deliziosa chiesa rupestre del XVI secolo scavata nella roccia. La prima azione che ho immaginato è stata quella di demolire l’abuso. È nato così Abbattimento – Il peso delle ombre, una performance che assume la forma di un gesto radicale e necessario. Il primo atto di riqualificazione dell’area, un’azione etica e politica, che sceglie di togliere per restituire.

Scicli è un piccolo paese che ha ricevuto negli anni molti riconoscimenti, ed io ho sempre cercato di fare la mia parte per offrire al territorio prospettive differenti e nuove possibilità. Questa performance rappresenta un regalo alla mia città, una presa di posizione politica e poetica, contro l’imbarbarimento e l’incuria. 

La cosa più bella dell’intera azione? Dopo il crollo dell’abuso, percepire il respiro della montagna.

Ingresso della chiesa di S.Maria di Piedigrotta. Foto di Erika Montagna ©

- Per adesso avete abbattuto l’abuso edilizio che ostruiva visivamente l’ingresso della chiesa, ma il tuo progetto è qualcosa di più. Vuoi spiegarci di che si tratta?

Il nome del progetto nella sua totalità è Teatro Vivo, ed è un omaggio alla città di Scicli, un nome che nasce dalla naturale conformazione di questo luogo che, per via della disposizione delle colline, sembra appunto un teatro naturale. Teatro Vivo, nel suo insieme, ha un taglio sicuramente politico e sociale e si rivolge in primis alla comunità del territorio, a tutte le persone che vivono nel quartiere di Piedigrotta. Oggi ho l’occasione di presentarlo su un palcoscenico internazionale, quale la Biennale di Venezia, infatti il video dell’abbattimento farà parte di una installazione più ampia, presentata nel Padiglione Nazionale della Tanzania, che ha scelto di ospitarmi come artista. Con Abbattimento – Il peso delle ombre, l’arte contemporanea si riprende un posto nell’agire sociale: immagina se mille o duemila persone decidessero di abbattere un abuso edilizio nel proprio territorio: sarebbe una potente rivoluzione culturale.

 

- A proposito di rivoluzione, mi viene in mente il testo di Byung-Chul Han “Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione”. Il filosofo parla di “speranza assoluta”, ovvero una forma di speranza opposta all’ottimismo, che non finisce dunque per essere il sedativo dell’accettazione passiva, ma funziona come tensione verso il non-ancora, verso l’orizzonte del possibile, oltre ciò che è. Una forma di fiducia nel futuro che attiva l’agire stesso e non ha aspettative definite o definitive, ma si perpetua nel moto intenzionale.

È bastato iniziare i lavori di demolizione per vedere le persone fermarsi, scendere dall’auto, scattare qualche fotografia, godersi la scena dell’abbattimento - in un posto che si trasformava davanti ai loro occhi.

Teatro Vivo è un progetto che comprenderà la riqualificazione dell’intero luogo, un parco d’autore con sculture sinestetiche ideate non solo per essere osservate, ma soprattutto vissute e attraversate. 

Tra giugno e luglio stiamo pianificando una grande inaugurazione, in cui presenteremo alla collettività gli altri spazi di Teatro Vivo: uno spazio espositivo e di ricerca per arte contemporanea, uno spazio dedicato al design, un art cafè e per finire la riqualificazione della chiesa di Piedigrotta, che desideriamo diventi uno luogo “sacro” per talk e dibattiti con esperti di simbologia, filosofia, numerologia, arte contemporanea: io la chiamo Caverna Cosmica [sorridiamo]. Teatro Vivo sarà un hub culturale unico nel  suo genere.

Altare della chiesa di S.Maria di Piedigrotta. Foto di Erika Montagna ©

Lo spazio dopo l'Abbattimento. Foto di Erika Montagna ©

Futuro art cafè. Foto di Erika Montagna ©

Futuro art cafè. Foto di Erika Montagna ©

- Dal tuo sito web www.sashavinci.com ho visto diversi alcuni dei tuoi lavori passati.

In effetti c’è un’altra opera che vorrei menzionare per rilevanza e attinenza, si tratta di “Piccola primavera dorata” del 2021, un’installazione site specific divisa in due atti, uno performativo e uno scultoreo. È una grande opera installata nel Parco Reale della Reggia di Caserta. Per realizzarla sono stati utilizzati i legni degli alberi del Parco che erano stati abbattuti o caduti per malattia.

La performance ha coinvolto centinaia di persone, tra studenti, insegnanti e cittadini casertani, in una lunga processione laica in cui ciascuno portava un parallelepipedo di legno, creato attraverso la misurazione dell’altezza, larghezza e profondità della testa di ogni singolo partecipante. La performance si concludeva all’interno del Bosco Vecchio, dove tutti i blocchi sarebbero stati da me assemblati a formare un’alta torre simbolica, un’Axis Mundi (Asse del Mondo), metaforicamente un albero sacro. 

Installata nel Parco, l’opera è diventata un micro-ecosistema verde, dalla natura e nella natura; destinato a scomparire in un processo di compenetrazione organica, che si può riassumere con il termine “Multinaturalismo”. Non ho voluto apporre alcuna firma, col tempo la scultura scomparirà, inglobata dalla natura stessa. Non è mia, è di tutti, è del Tutto.

 

- Parlando in termini di urgenza socio-politica, il tuo lavoro sembra rispondere ad una ben precisa necessità. Harry Frankfurt scrive che necessità e libera volontà sembrano contraddirsi, ma in una contrapposizione ingannevole, in quanto se alla radice della necessità vi sono ragioni d’amore, questo vincolo non può che essere liberatorio. Qual’è dunque l’oggetto del tuo amore?

La Natura.

Con il filosofo Giovanni Tidona nel 2023 abbiamo pubblicato un libro per Mimesis ed. dal titolo “Internatura”, l’oggetto del mio amore è ben spiegato in quel libro. Una natura plurale intrecciata alla vita culturale. L’uomo non è che un elemento dell’esistente, e noi esseri umani abbiamo bisogno di ritrovare una sintonia con l’elemento naturale di cui siamo parte, nello spazio naturale, nel tempo naturale. La società attuale è completamente sganciata da questo; nell’illusione di poter dominare qualcosa, abbiamo perso l’armonia col Tutto, chiudendoci in una prigione meccanica. Per questo prima ti parlavo del respiro della montagna, perché in fondo questa è l’immagine giusta che sappia catturare il pensiero alla base dell’operazione di abbattimento dell’abuso. Tempo fa durante una conferenza utilizzai un esempio molto provocatorio ma anche perfettamente calzante: per l’essere umano il David di Michelangelo, è un’opera che rappresenta il trionfo dell’arte e dell’umanesimo rinascimentale, simbolo del genio, celebrata in tutto il mondo. Agli occhi della Natura, quella stessa opera, non è altro che un pezzo di marmo di Carrara, strappato con violenza dal cuore della montagna, rappresentazione dell’atto di ingordigia umana che sventra un habitat e logora un territorio. 

Il punto che sollevo è: coltiviamo un rispetto che ci permetta di costruire un mondo possibile, in un ritrovato equilibrio con l’elemento naturale. L’abuso è la costruzione architettonica davanti alla chiesa cinquecentesca di Piedigrotta, ma è anche Gaza, il Libano, quasi tutto il continente africano… insomma, sappiamo che gli esempi si sprecano. L’abuso da abbattere è l’arroganza del dominio. Torniamo allora a vivere l’armonia.


Guarda il video della performance

Abbattimento - Il peso delle ombre

Performance:
Sasha Vinci

In collaborazione con Ezio Occhipinti e Claudio Calabritto.

Video:
Andrea Errera
Stefano Sgarlata

Musiche:
Sasha Vinci
Vincent Migliorisi

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