Le stragi dimenticate – di Salvatore Azzuppardi

Pubblicato il 24 aprile 2026 alle ore 20:21

I rastrellamenti nazisti in Val Casotto e Valle Tanaro (marzo–aprile 1944)

In questi giorni in cui si celebra la Liberazione, vengono ricordate le stragi più famose operate dai nazifascisti nei tragici diciotto mesi che vanno dall’8 settembre 1943 al 25 aprile del ’45 (Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e altre). Furono centinaia e dunque è impossibile ricordarle tutte, ma ce ne sono alcune che sembrano essere state dimenticate anche nei territori in cui furono compiute, tanto che sono lasciate nell’incuria perfino le lapidi che ricordano le vittime della barbarie.

Le stragi a cui ci riferiamo sono quelle avvenute fra il 13 e il 27 marzo 1944 nel territorio circostante la Valle Tanaro, in particolare nelle valli Mongia, Casotto, Corsaglia e Maudagna, che si trovano nella parte meridionale della provincia di Cuneo, quasi al confine con la Liguria.

La posizione centrale in cui si trova la Val Casotto, ne fece un polo di aggregazione partigiana di importanza interregionale e nel piccolo centro di Valcasotto il 24 ottobre 1943 si tenne il primo incontro fra i capi guerriglia del Piemonte e della Liguria.

L’intensa attività che ne seguì spinse i tedeschi a concentrare forze nella zona per reprimere la resistenza, finché, a fine febbraio del 1944, come risposta alla cruenta repressione, i gruppi partigiani del territorio sferrarono un massiccio attacco, noto come Battaglia di Garessio, che è considerata una delle pagine più importanti della resistenza piemontese.

La reazione non si fece attendere e la mattina del 13 marzo le truppe naziste iniziarono un metodico rastrellamento, partito da Pamparato e man mano estesosi nelle valli vicine. Non fu un semplice rastrellamento ma una rappresaglia cruenta, borgata per borgata, casa per casa, con la fucilazione o la deportazione sia di partigiani che di civili considerati loro complici, oltre a incendi e devastazione di case e proprietà. Si stima che almeno cento siano stati i partigiani caduti in battaglia, fucilati o catturati, almeno venti le vittime civili e molte decine i deportati.

Dopo questa panoramica, testimonianza di quanto fu violenta e sproporzionata la repressione nazista, vogliamo riallacciarci a quanto detto all’inizio riguardo alla perdita di memoria che si riscontra oggi in alcune parti di quei territori.

Da oltre quarant’anni, chi scrive frequenta ed è molto legato a Viola e alla Valle Mongia, una valle situata fra quelle del Casotto e del Tanaro, caratterizzata principalmente da fitti boschi di castagni e, alle quote più alte, di faggi. In passato la sua posizione di cerniera tra le valli ne ha fatto un corridoio di transito obbligato per i commercianti in tempo di pace e di partigiani dopo l’8 settembre. Di conseguenza, un obiettivo primario per gli occupanti tedeschi, che anche in Val Mongia fecero strage di partigiani e di civili, anche qua ricordati, come altrove, con lapidi commemorative.

Siamo rimasti commossi quando, oltre quarant’anni fa, visitammo per la prima volta il sentiero che porta alla cappella di Santo Stefano, nel comune di Lisio. Un sentiero che per un lungo tratto è costellato dalle lapidi che ricordano le oltre venti persone, civili e partigiani, trucidate in quei giorni.

Duole sottolineare che negli anni seguenti, ogni volta che siamo andati, quasi in pellegrinaggio viene da dire, a visitare quel luogo, lo abbiamo visto sempre più trascurato.

Al contrario che in molti altri luoghi in cui furono perpetrate stragi, luoghi nei quali la memoria delle vittime è giustamente onorata, sul sentiero di Santo Stefano i nomi sono sbiaditi, le lapidi scolorite, i cippi si sgretolano. Come se a nessuno importasse più niente di tutte quelle persone.

Ma non bisogna dimenticare che «Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo», come si legge su un monumento nel campo di concentramento di Dachau

Per informazioni più complete sui singoli paesi e sulle vittime di ciascuno di essi i riferimenti più precisi sono l'Atlante delle Stragi Nazifasciste (https://www.straginazifasciste.it/) e l'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo (https://www.istitutoresistenzacuneo.it/4?testo=1).

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