Il lato oscuro del nostro tempo
Perché si parla tanto di narcisismo?
Nel linguaggio comune, questo termine – che deriva dal mito di Narciso - indica comportamenti caratterizzati da un grandioso senso di sé, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia verso gli altri.
Bisogna premettere che il giusto grado di amor proprio è necessario ad attraversare le prime fasi della crescita e una dose di narcisismo è normale, per formare l’identità. Ma per comprendere la complessità del fenomeno, occorre distinguere tra una sana autostima e un comportamento disfunzionale, che viene definito Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), una patologia controversa che sta ridefinendo i confini relazionali della nostra epoca. Oggi ampiamente abusata, questa definizione richiede discernimento. Il rischio è che diventi una trappola metaforica capace di inquinare il linguaggio quotidiano, creando fazioni e spingendoci a liquidare la complessità delle persone con facili etichette.
Tuttavia, non si può ignorare che - nella società digitale dell’immagine che premia la performance, sopprimendo l'autenticità - la qualità della relazione sia stata brutalizzata e che la diffusione di questo e molti altri disturbi della personalità, sia diventata una evidente realtà. Le richieste di supporto specifico sono esplose nell'ultimo decennio: gli psicologi italiani riportano che diversi pazienti con ansia, depressione o attacchi di panico, scoprono in terapia, di essere vittima di una manipolazione affettiva, perché è difficile riconoscere questo tipo di persone per tempo. Si stima che circa il 30-40% delle consultazioni per problemi matrimoniali, nasconda queste dinamiche, ma i numeri più impressionanti arrivano dalla rete, dai canali come quelli dello psicologo Luca Litarru o da gruppi di supporto su Facebook dedicati al narcisismo, che contano decine di migliaia di iscritti.
Il mito greco riportato da Ovidio nelle Metamorfosi, racconta che Narciso, un bel giovane dal cuore di pietra, rifiuta la ninfa Eco, che si consuma di dolore per lui. La sua superbia accende l’ira degli dei, che lo condannano a provare un amore impossibile per la propria immagine riflessa nell’acqua. Per la prima volta, prova il desiderio, ma l'oggetto d’amore si rivela solo una proiezione. Narciso comprende l'inganno, ma nel tentativo di raggiungere la propria immagine, muore e al suo posto nasce un fiore bianco dal cuore d’oro che prenderà il suo nome.
In chiave moderna, il mito non parla di vanità, ma di impossibilità di relazione. Narciso muore perché non riesce a stabilire una connessione tra sé e il mondo: rimane schiavo di un gioco di specchi, dove l'altro scompare, per lasciare spazio ad una proiezione senza vita.
Mentre la sociologia contemporanea considera il fenomeno, come l’espressione delle derive dell'era legata all’immagine, Freud vedeva il narcisismo come un processo di risparmio dell'energia psichica. A causa di un trauma infantile, si rimane bloccati o si ritorna alla fase di sviluppo psichico in cui l'Io - cioè l’Ego - è l'unico oggetto degno di amore, rendendo impossibili relazioni sane e paritarie. Questo disturbo si esprime in ogni ambito relazionale (coppia, famiglia, amici e colleghi) e si distribuisce lungo una gamma di intensità che va dalla normalità alla psicopatia. Per misurarne il livello di pericolosità - prima di rivolgersi ad un professionista e ottenere una diagnosi medica – sono state definire 4 aree: nell’area normale troviamo autostima, ambizione, ma con empatia e rispetto per gli altri. Nell’area grigia sono presenti tratti narcisistici, in persone ego-riferite, che però mantengono capacità di rimorso e legame affettivo reale. Nel narcisismo patologico siamo alla soglia: qui l'empatia è assente o puramente mentale (capiscono cosa prova l’altro, ma non lo sentono), manie di controllo, sfruttamento degli altri e vitale bisogno di ammirazione. L’estremità più grave tocca l’area maligna, dove il soggetto gode nel veder soffrire l'altro, con paranoia e sadismo. La letteratura scientifica pone come indicatore di pericolosità la reazione ad un rifiuto o ad una critica; se la risposta è una rabbia sproporzionata, si accende l’allarme.
Per mappare l'intensità dei sintomi in psicologia clinica si usano test standardizzati; il più noto è il NPI (Narcissistic Personality Inventory), ma i professionisti preferiscono osservare quanto i tratti impediscono al soggetto di avere relazioni sane e quanto lo spingono a calpestare l'altro. Secondo i dati più recenti, il narcisismo patologico colpisce circa l'1-2% della popolazione generale, ma le stime salgono significativamente nei campioni clinici. Fonte principale: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th Edition (DSM-5)
Il disturbo è più frequente negli uomini, specialmente in contesti di potere e autorità (circa il 7,7%) rispetto alle donne (4,8%), anche se la disparità si stia assottigliando, riflettendo cambiamenti nei ruoli sociali. Fonte principale: Lo studio di Stinson et al. (2008) Prevalence, Correlates, Disability, and Comorbidity of DSM-IV Narcissistic Personality Disorder, Results From the Wave 2 National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions (NESARC)
Nei giovani adulti (20-34 anni), si raggiunge l'8,9%, suggerendo un'influenza culturale rilevante. Fonte: analisi di Grijalva et al. (2015) pubblicata su Psychological Bulletin
Umberta Telfener, nota esperta sul tema, considera i dati ufficiali (DSM-5) deficitari, poiché analizzando solo i tratti narcisistici che intossicano una relazione, la percentuale di coppie che soffre di questa dinamica, sale significativamente.
Per la psicologia moderna il DNP non è monolitico e lo psicanalista Glen O. Gabbard, insieme ad altri autori, fa distinzione tra due tipologie che colpiscono trasversalmente uomini e donne: il tipo Overt è estroverso e privo di empatia, arrogante e convinto della propria superiorità; il Covert è più timido, ipersensibile alle critiche, si sente vittima delle circostanze e si ritiene speciale per la sua incompresa superiorità morale. Entrambe le forme hanno elementi comuni: fantasie di grandiosità, sensazione che tutto sia dovuto, desiderio di suscitare l’ammirazione altrui, tendenza alla manipolazione, eloquio polemico, trascuratezza delle esigenze altrui e difficoltà nel controllare gli impulsi.
Giorgia Sitta, psicologa e analista junghiana, offre una prospettiva affascinante che fonde la psicologia con l'analisi dei miti e l'alchimia interiore. Nella sua visione, il soggetto non ha un disturbo della personalità, ma è il disturbo stesso. Egli non è una persona che si ama troppo, ma qualcuno che è stato usato come funzione dei bisogni genitoriali e non è stato visto per ciò che era. Per sopravvivere al vuoto, ha costruito una maschera di perfezione che lo rende prigioniero di un'immagine idealizzata in cui deve essere migliore degli altri, per sentire di avere il diritto di esistere. Nella dinamica di coppia - che la Sitta definisce come un incastro fatale tra un Narciso e una Eco - l'altro non viene visto, se non in termini strumentali. Il DPN è da lei descritto come una crisi evolutiva dell'anima e una dinamica di potere, che coinvolge sia predatore, che preda.
Il suggerimento degli esperti per chi si trova in questi meccanismi, è osservare la complementarietà della dinamica e la propria ferita da dipendenza, poiché il narcisista patologico aggancia più facilmente soggetti empatici e ipersensibili, o chi cerca fuori di sé il proprio valore. La guarigione di quella che viene chiamata vittima, avviene quando si inizia ad indagare i propri irrisolti, smettendo di tentare di comprendere questo tipo di persone, ma recuperando il proprio potere personale e la capacità di mettere confini. Dato che si ha a che fare con un bambino interiore mai cresciuto, non è compito del partner nutrirlo, perché quella fame bulimica è un abisso che finisce per divorare la vita di chi gli sta accanto. Viceversa, la guarigione del narcisista patologico risulta teoricamente possibile, ma è statisticamente rara. Con percorsi terapeutici lunghi, impegnativi e scelti dal soggetto con un atto di volontà, si può ottenere un miglioramento dei sintomi, ma non una completa risoluzione, poiché parliamo di un modo di stare nel mondo e non di una malattia transitoria.
Il rischio collettivo è l’emulazione di un modello culturale basato sul potere e fortemente amplificato dai social media, dove il contatto reale è sostituito da uno schermo. Quando il narcisismo diventa la chiave per il successo, la competizione sostituisce la cooperazione, logorando i legami sociali e la solidarietà: proprio come Narciso, l’umanità rischia di distruggere se stessa specchiandosi nelle proprie proiezioni virtuali.
Numeri utili:
https://www.cmtf.it/il-team/umberta-telfener/
Immagini create con Chat GPT
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