Relazioni conflittuali tra donne nella letteratura (Parte 1) - di Gaia Lamanna

Pubblicato il 1 agosto 2026 alle ore 09:25

Irène Némirovsky racconta con elegante sarcasmo le dinamiche psicologiche nei rapporti familiari, mettendo al centro della sua opera la logorante competizione domestica che investe una madre e sua figlia.



L'invidia e la rivalità che culminano in vendetta sono tematiche non di rado affrontate nella letteratura, molte opere più o meno recenti hanno al centro della narrazione proprio rapporti tumultuosi tra i personaggi. Non c'è da meravigliarsi, in fondo sentimenti ed emozioni possiedono il carattere dell'universalità e appartengono ad ogni epoca storica.

"Il ballo" della scrittrice Irène Némirovsky, un gioiello della Piccola Biblioteca Adelphi, è un racconto efficace e pungente, da consigliare come lettura estiva a chiunque desideri affrontare una storia semplice e breve ma anche intensa, niente affatto banale. Anzi, pur essendo stato scritto nel lontano 1930 e conservando il fascino intramontabile delle atmosfere passate, esso continua a parlare con raffinata ironia al pubblico odierno.

Il fulcro della narrazione è il complicato, o meglio, il pessimo rapporto tra una madre, la signora Kampf (nome parlante, in tedesco vuol dire "lotta", "battaglia") , e sua figlia Antoinette, nella Parigi del 1928. L'autrice ha preso spunto dal freddo rapporto che intercorreva tra lei e la sua stessa madre, ma il testo non descrive solo uno scontro generazionale, esso è un condensato di molte altre tematiche. Per esempio abbiamo l'ipocrisia dell'alta società la quale privilegia la forma alla sostanza; c'è poi la scalata sociale a cui ambisce la perfida donna che, pur essendo di umili origini, insieme al marito ha accumulato notevoli ricchezze, grazie a grandi speculazioni finanziarie e affari spregiudicati. I due sembrano davvero pronti a tutto pur di entrare a far parte della cerchia aristocratica. La scrittrice enfatizza, mediante un tagliente sarcasmo, la recitazione e la doppiezza di chi prova a inseguire ad ogni costo le convenzioni sociali, lo sforzo della coppia di coniugi per entrare nelle grazie degli invitati, non importa se dal passato oscuro, e la ricerca disperata di accettazione. Con uno stile pulito mette in risalto gli atteggiamenti goffi, improvvisati, che appaiono perfino ridicoli, di chi pur essendosi arricchito rapidamente rimane decisamente rozzo nello stile, con un modo di fare altezzoso, attratto dalla nobiltà, senza aspirare a quella dell'animo, ben più rilevante.

Antoinette è un'adolescente come tante altre, desiderosa di crescere e di mangiarsi a morsi la vita, vittima di una madre che la fa sentire in prigione e non perde occasione per manifestarle continuamente il proprio disprezzo. Impossibile non parteggiare per la ragazza che mal sopporta l'egoismo dei suoi familiari, trattata come un fantasma, considerata indegna di ascolto e di considerazione. Chiunque finirebbe per comprendere il profondo rancore, frutto delle sopraffazioni quotidiane. La ragazza tuttavia riesce a dare una lezione a sua madre, mettendo in piedi una vendetta crudele ma giusta, quando le viene impedito di partecipare al ballo organizzato a casa dai genitori. A un certo punto della narrazione leggiamo una riflessione della signora Kampf, attraverso cui vengono chiarite le ragioni principali dell'astio materno: il timore di venire offuscata dalla figlia, in particolare l'amarezza provocata da un benessere economico arrivato troppo tardi, l'invidia per una giovinezza che nemmeno il più ingente patrimonio potrà mai comprare o sostituire; da ciò deriva anche l'ansia causata dal tempo che passa. Se non ora quando?

Sta scritto: "Ah, la vita era proprio fatta male!... Il suo viso dei vent'anni... le guance in fiore... E le calze rattoppate, la biancheria coi rammendi... Adesso i gioielli, gli abiti, e le prime rughe... E queste andavano insieme a quelli... Bisognava affrettarsi a vivere".

Irène Némirovsky ci conduce all'interno dei preparativi descrivendo lo sfarzo, il lusso, l'impegno affinché tutto sia assolutamente impeccabile per fare colpo sugli ospiti. E comunque è tangibile la sensazione che qualcosa di inatteso stia per accadere e questo rende la situazione quasi esilarante. Come esilarante, sul finire, può apparire a un comune lettore d'oggi la reazione teatrale ed esagerata della nostra matrona. La giovane osserva: " Come si può piangere così, per un motivo del genere... E l'amore? E la morte? Un giorno morirà... L'ha dimenticato?".

La storia si sviluppa in poche pagine ma, con la potenza e la disinvoltura tipica di un grande classico, conduce verso un finale soddisfacente, non premeditato e, proprio per tale ragione, ancora più efficace, che ogni lettore ha certamente agognato fin dalle prime righe del racconto.

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