Slogan e bandiere ma poche parole vere - di Salvatore Salvai

Pubblicato il 9 giugno 2026 alle ore 23:24

Sconcerto, polemiche, e critiche anche feroci hanno accolto le dichiarazioni di Francesco De Gregori nella sua ultima intervista. Ecco riportate alcune delle frasi del cantautore romano: “…provo un certo imbarazzo quando un cantante, o un uomo di spettacolo si schiera in modo così netto …e dal palco proclama o scrive un appello…quando gli artisti vogliono sensibilizzare il pubblico mi lascia indifferente...io non lo faccio perché non mi sento in grado di dare lezioni a nessuno." L’ intervistatore: “Se c’è un cantautore, un poeta che sensibilizza da sempre le persone sei proprio tu." Francesco: “…mio malgrado. Se lo faccio è solo attraverso le canzoni che scrivo e non per cosa dico…ho le idee confuse anche io e mi sembra giusto essere confuso in questo mondo”.

Parole che ad un primo ascolto sembrano stridere e contraddire il suo messaggio inviato a diverse generazioni di ascoltatori. Qualcuno ha addirittura parlato di tradimento. Svolta qualunquista? Atteggiamento superficiale e distaccato? Per comprendere meglio a noi interessa allargare la visuale ripercorrendo contenuti ed opere di altri altrettanto famosi cantautori italiani. In modo da utilizzare questa polemica per cercare spunti più nascosti e profondi.

Iniziando dalla monumentale opera di Fabrizio De Andrè. Si potrebbe affermare che lui mandasse espliciti e diretti messaggi politici? Dalle sue parole: “Che non vengano a chiedere a me delle certezze. Io sono un raccontatore di storie, non sono né un filosofo, né un politico. Di solito le certezze si chiedono ai filosofi o ai politici ma non si chiedono ad un artista… se ti invitano a tenere mezze conferenze nelle università, sinceramente mi domando: ma che gli vado a dire?

Dopo tanti anni la vicinanza con le frasi De Gregori è evidente.

Un altro personaggio importante da risentire è Rino Gaetano. Il suo stile giullaresco, ironico e tagliente non porta l’ascoltatore a cogliere automaticamente un messaggio politico. Solo attraverso la sua opera sappiamo quanto fosse impietosa la sua denuncia del malaffare e delle malversazioni in opera negli anni 70’.

 

Ma anche Guccini, Gaber, Vecchioni, per quanto più attivi e politicamente militanti, hanno sovrapposto mediaticamente la propria opera artistica con l’impegno politico. Essa è sempre stata predominante e rispettosa di quell’equilibrio.

Il genovese Ivano Fossati chiude la celebre lista. Ne “La Musica che Gira Intorno” cantava il senso dell’artista disincantato e controcorrente: “…per niente facili, uomini poco allineati, li puoi chiamare ai numeri di ieri, se nella notte non li avranno cambiati”. L’autoritratto di chi non deve convincere, regalare ricette agli ascoltatori. Ci ricorda che il bisogno di aprire alla critica piuttosto alle indicazioni dall’alto.

Quanta assonanza di nuovo con i concetti del De Gregori di oggi e di ieri: “…ho le idee confuse anche io…contengo moltitudini, il mio pensiero non è totalitario”.

Ma allora perché tanta parte del Pubblico si sente oggi amareggiato se non tradito perché un personaggio famoso non dichiara la sua netta ed assoluta appartenenza politica?

Il dubbio che viene all’attento osservatore è che non sia solo un problema contingente ma che tali disagi arrivino da più lontano. Dagli elementi più profondi della sociologia umana. Il nostro sguardo va quindi al Pubblico che assiste e parteggia o critica. Possibile che gli anni del Covid abbiano accentuato una dinamica che da molto prima, se non da sempre, caratterizza il rapporto che le persone hanno con i Media? Osservando con scrupolo la questione non è più soltanto la polemica con un singolo cantautore, che come dimostrato è ben accompagnato, ma riguarda proprio il modo in cui vengono proposte le problematiche e le loro analisi mediatiche.  Facciamoci caso. I dibattiti sono sempre più polarizzati. Una tesi ed una contro tesi. I personaggi pubblici invitati nei dibattiti, spesso urlanti per accentuare il confronto, devono rappresentare il teatrino del pro e del contro. Scatenando il bisogno quasi ossessivo del pubblico di parteggiare per la parte o la tesi rappresentata con più forza. Con la presunta ma complice equidistanza del moderatore di turno. Il bisogno di sentirsi protetti e soddisfatti da una parte emergente contro quella perdente. Quella vincente spesso rappresentata da esperti, tecnici, medici, politici, sociologi, divulgatori bloggers, ed in maniera dai testimonials. Personaggi che risultano autorevoli non per la loro preparazione ma per il fatto esclusivo di essere famosi.

Tutti autorevoli, tutti rassicuranti. Vittoriosi contro l’unico sconfitto: l’Umano Senso Critico.

Se questa dinamica non è ancora superata, e ciò pare evidente, ecco che suona insolito ed insopportabile che un artista famoso rifiuti di prendere una netta posizione in pubblico. Come si permette costui di negarci la nostra dose quotidiana di sicurezze. Per molti paragonabile ad una buona dose di richiamo vaccinale.

Lo aveva espresso molto poeticamente e diversi anni fa il mistico Franco Battiato: “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente”.

Uscendo quindi dalla polemica del giorno ci rendiamo conto che tante poesie, canzoni, libri di innumerevoli artisti famosi e non ci regalano veri e propri messaggi messi in bottiglia e spinti in mare aperto. La mano da cui partono è certa ma non se ne conosce il quando, il come e chi saranno i destinatari. Forse coloro che sanno raccogliere il messaggio perché hanno la mente e lo spirito accesi. Presenti a se stessi. Non in cerca di sicurezze bensì di aperture critiche. Uomini e donne intellettualmente ed emotivamente sensibili ma non fragili e manipolabili.

Capaci ancora di far lavorare l’immaginazione, i pensieri nascosti e susurrati, senza paura della nascita inevitabile dei dubbi e delle domande. Una base personale solida che permetta di approfondire ed arricchirsi senza conclusioni stampate a priori.

Tanto più le epoche della Storia umana sono incerte ed altalenanti, e quanto più crollano riferimenti e certezze sociali tanto più la ricerca di ancore di riferimento diventa necessaria se non ossessiva. Ancor più, e per contrasto, aumenta in molti la capacità di non farsi schiacciare dal fenomeno massificante. L’apertura personale di strade di ricerca di cui non conosciamo gli esiti diventano fonti di crescita personali irrinunciabili.

Dal tutto o niente. Al nulla di esplicito ma tutto implicito.

Con alcune verità incrollabili:

La Storia siamo noi

Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo

  1. De Gregori

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