Ci avete seppelliti ma non vi siete accorti che eravamo semi Ovvero “… poiché semineranno vento raccoglieranno tempesta” - di Alida Parisi

Pubblicato il 24 dicembre 2025 alle ore 09:38

 

 

 

 

 

 

cosa sta succedendo intorno allo sterminio ancora in atto a Gaza, nonostante il Trattato di Pace
sottoscritto il 23 ottobre ?

Parafrasare lo slogan “Li avete uccisi ma non vi siete accorti che erano semi”, preso da WikiMafia, che ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie, è sembrato perfettamente calzante con quanto sta succedendo intorno allo sterminio ancora in atto a Gaza, nonostante il Trattato di Pace sottoscritto il 23 ottobre, non perché delle risposte aggressive ad uno status di aggressione bellica, continua e costante, siano dovute ma sicuramente possono essere conseguenziali.

D’altra parte, la storia insegna, ma non la si legge più, che il braccio armato e ambizioso della guerra non ha mai portato a nessuna pace giusta e duratura e i trattati, stipulati tra vincitori e vinti – ad eccezione dell’ultimo trattato di Pace a Sharm el Sheik dove la parte palestinese non era presente né rappresentata – a volte hanno avuto il significato dell’attesa della rivincita o il rilancio della vendetta, come ad esempio la spettacolare performance della Germania nel corso della seconda guerra mondiale, (reduce dalla sconfitta della prima guerra mondiale), con, a suo carico, milioni di morti, interi Paesi distrutti e, non da ultimo, la costruzione di una idea sulla ‘razza’ che era servita come motivazione per manipolare l’opinione pubblica e legittimare le persecuzioni contro ebrei, omosessuali, disabili e Rom. Per fare la guerra bisogna odiare il nemico e Hitler, per riuscire ad irregimentare un Paese intero, aveva sviluppato un idea vincente, un razzismo sistemico antisemita, incorporato nelle leggi, nelle credenze, nelle norme e nelle pratiche dell’intera società tedesca, sostenuto da pregiudizi costruiti allo scopo, basato sull’ignoranza del popolo e diventato, nel tempo, una certezza perché intrecciata sia con il potere politico che con le fragilità sociali, abbagliate dalla fiducia in uno Stato forte. E, a considerare le grandi parate militari e il consenso pubblico dell’epoca, quell’antisemitismo progettato ad hoc aveva davvero funzionato fino a lasciare in eredità ai posteri, anche dopo la sconfitta e decenni di lavoro sul riscatto della mea culpa, il fantasma di un antisemitismo sotterrato nei meandri di qualche pensiero distorto, ma pronto a riemergere o a essere riutilizzato da vittime o carnefici, alla prima occasione e al bisogno. 

Di fatto l’antisemitismo sistemico o strutturale è tornato in auge nella forma che secondo Rosita Di Pieri, esperta di Medio Oriente all’Università di Torino e Roma, non è solo odio individuale, ma un fenomeno radicalizzato nel sistema e nelle masse. Il termine, infatti, si riferisce a una forma di pregiudizio che non colpisce i singoli individui, ma è radicato in narrazioni sistemiche, architettate per uno scopo, in strutture di pensiero collettivo. L’antisemitismo strutturale interrompe la produzione del sapere critico, di quello stesso che banalmente ha avuto un impatto fondamentale proprio nella lotta contro tutte le forme di razzismo e contro lo stesso antisemitismo, per diventare altro. Dopo il 7 ottobre in particolare si è assistito, in maniera massiccia, allo sviluppo di una nuova forma di antisemitismo strutturale, che ha strumentalizzato l’antisemitismo ereditato dall’Olocausto per manipolare il pensiero comune e ribaltare i ruoli dei persecutori e perseguitati, procedendo con una revisione di quella che è la conoscenza critica della storia e in qualche modo riscrivendola. 

Accanto all’antisemitismo strutturale, manifestatosi su largo raggio dal 7 ottobre in poi soprattutto in ambienti sionisti, una forma parallela, volta a sostenerlo , si è profilata a livello politico. Trattasi di razzismo strutturale o sistemico, nel senso che non è solo individuale ma, attraverso un progetto politico, istituzionale, si radica nei sistemi sociali, diventando difficile da riconoscere e contrastare, ma con impatti più ampi e dannosi. Nel caso particolare di Gaza il razzismo strutturale, in ambiente politico, espresso attraverso la tacita connivenza dei maggiori capi di governo - il cui silenzio o indugio ad intervenire di fronte a situazioni palesi e documentate di oltraggio e violazione dei diritti civili, di genocidio, impoverimento di un popolo, sancite peraltro dal Tribunale Internazionale con sanzioni e mandati di cattura per reati attinenti a ‘crimini di guerra’ mai rispettati - sta a dimostrare che questi stessi capi di governi democratici sono in attesa che il ‘lavoro’ si compia, non osando esporsi, se non marginalmente, e demandando la gestione dell’operazione - sterramento del territorio di Gaza, seminato di materiali residuali di bombe e missili pari a 100.000 tonnellate di esplosivo, abbondantemente più della seconda guerra mondiale e delle 2 bombe atomiche, (ecocidio) - ad un altro uomo politico, Netanyahu, prescelto perché spregiudicato nel perseguire da anni una politica persecutoria e senza remore nei confronti dei palestinesi e che, a sua volta, al termine dell’operazione, sarà garantito da un salvacondotto che gli assicurerà l’incolumità, lo salverà da tribunali vari e carcere e, passato qualche anno, gli fornirà anche la riabilitazio con l’acquisizione di una nuova dignità pubblica. 

Nel programma del razzismo strutturale rientrano le forze dell’ordine ma anche il sistema educativo e i media. Le forze dell’ordine, visti i recenti eventi, pare abbiano disposizioni di intervenire nelle manifestazioni ai minimi tafferugli; per le scuole, impedire dibattiti sulla Palestina, proibendo bandiere, kefiah e altri simboli; per i Media, pare che le disposizioni siano rafforzare gli stereotipi (islamofobia, antisemitismo); ingigantire le notizie sui minimi tafferugli, minimizzare il numero dei partecipanti alle manifestazioni e quindi il consenso ma, soprattutto, silenziare eventi particolari in modo da distogliere l’attenzione su di essi. La questione palestinese e in particolare Gaza oramai già da un po’ non compare più sulle prime pagine dei maggiori quotidiani, a parte un paio, seppure continuino ad esserci rappresaglie e uccisioni. 

Un’altra operazione che rientra nel programma di razzismo strutturale è la deumanizzazione di gruppi minoritari. In effetti basti pensare a quel che resta del popolo di Gaza e in quali condizioni disumane il mondo politico, istituzionale, del mondo intero, permette che continui a sopravvivere senza mai intervenire in modo incisivo. E in questa categoria rientrano tutti gli altri Paesi attualmente in guerra, (56 ad oggi), con colpi di Stato in atto e gravi crisi umanitarie, dimenticati, ignorati, invisibili. 

Se non se ne parla vuol dire che il problema non esiste o che è stato risolto. D’altra parte, se Gaza non compare più sulle prime pagine il mainstream può immaginare che il Trattato di pace sia in atto, se non fosse che il rimando quotidiano dei social, testimonia di rappresaglie ancora in corso e sempre di più contro un nemico inesistente. Ogni giorno, infatti, un esercito ancora presente a Gaza attenta alla vita di civili gazawi, ridotti a condizioni di vita estreme, in tende di fortuna in mezzo a fango e acqua, con scarsità di cibo e di tutto quanto necessario alla sopravvivenza. Idem in Cisgiordania dove i Coloni sempre più spregiudicati e feroci, espropriano e occupano in piena libertà. 

Dopo quanto prospettato non sorprende che una tale situazione di ingiustizia sociale, prolungata, prorompente e provocatoria alimenti un rancore sociale diffuso, una bomba sociale pronta ad esplodere ovunque, con attentati e morti. Il deputato del M5S, Riccardo Ricciardi, in un suo intervento in Parlamento ha parlato di “suicidio politico dell'Europa, un soggetto morto clinicamente dal punto di vista politico e moralmente vigliacco..”. L’autrice ebrea Anna Foa, ha pubblicato il libro “Il suicidio di Israele”. 

Se la speranza in un mondo nuovo di Pace e rispetto dei Diritti civili, comincia a vacillare, dobbiamo forse temere le profezie della Bibbia?

"Poiché semineranno vento raccoglieranno tempesta” (Libro di Osea, 8,7, Antico Testamento)

“(…) perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano”, (all’Esodo 20, 5; 34, 7).

 

 

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