La Russia lancia il suo secondo Oreshnik - di Francesco Cappello

Pubblicato il 10 gennaio 2026 alle ore 09:28

Testo e foto originali da "Seminare Domande www.pangeanotizie.it!

Un assaggio delle nuove terrificanti armi russe.

Ancora tu? La Russia lancia il suo secondo Oreshnik nella regione di Leopoli.

La reazione occidentale sarà ancora affetta da Sindrome di Hybris o Delirio Megalomanico?

 

Il Ministero della Difesa russo ha ufficializzato che l’attacco della scorsa notte con il secondo missile Oreshnik è la risposta diretta al raid ucraino/Nato/USA con 91 droni avvenuto tra il 28 e il 29 dicembre 2025 contro la residenza presidenziale russa a Valdai (regione di Novgorod). Il missile balistico ipersonico Oreshnik (che in russo significa “nocciolo” e poiché a testata multipla si potrebbe ironicamente dire che equivale al lancio contemporaneo di molte, incontrollabili, noccioline) è stato schierato operativamente in Bielorussia solo poche settimane fa, alla fine di dicembre 2025. L’istallazione non è fissa in un solo posto ma è un complesso mobile. Le autorità ucraine hanno confermato che il missile, proveniente da Astrakhan che si trova a circa 100 km a nord del mar Caspio, ha raggiunto una velocità di circa Mach 10-11 (corrispondente 13.000 km/h), rendendolo praticamente impossibile da intercettare per gli attuali sistemi di difesa aerea (Patriot inclusi).
Nell’Oblast di Lviv si trova un impianto di stoccaggio sotterraneo del gas, il sito di Stryi, di importanza vitale che ospita una parte enorme delle riserve strategiche dell’Ucraina. Il lancio, senza testate esplosive, la cui forza di impatto ha è dovuta solamente all’enorme energia cinetica dei noccioli, è stato un avvertimento. Nel caso in cui i russi dovessero mettere nel mirino l’impianto di stoccaggio, il danno a questa infrastruttura metterebbe seriamente a rischio non solo l’energia per l’industria militare, ma anche la stabilità del riscaldamento civile per il resto dell’inverno.
Tutto questo avviene mentre tre petroliere russe sono state sequestrate manu militari dagli Stati Uniti [1].

Le terrificanti – mai viste prima – armi russe: Burevestnik, Poseidon, Oreshnik e altro

In termini di deterrenza, il Burevestnik è un’arma capace di penetrare qualsiasi difesa esistente. Gli Stati Uniti sono per ora del tutto scoperti rispetto a quest’arma basata sull’imprevedibilità assoluta.

9M730 Burevestnik

Il 9M730 Burevestnik, designato dalla NATO come SSC-X-9 Skyfall, rappresenta, infatti , una rottura tecnologica fondamentale grazie all’integrazione di un propulsore a energia nucleare miniaturizzato. Questa innovazione conferisce al missile una gittata virtualmente infinita, permettendogli di rimanere in volo per tempi lunghissimi e di percorrere rotte d’attacco non convenzionali, come l’aggiramento dei continenti o il passaggio attraverso zone geografiche non presidiate. La sua capacità di volare a quote estremamente basse, unita alla possibilità di manovrare lungo traiettorie imprevedibili, lo rende quasi invisibile ai sistemi radar e ai moderni scudi antimissile, che sono invece ottimizzati per intercettare vettori balistici che seguono traiettorie paraboliche ben definite. Si tratta, infatti, di un missile da crociera relativamente compatto. Le stime più accreditate indicano che la sua testata nucleare abbia una potenza compresa tra 0,5 e 2 Megaton. Sebbene sembri “poco” rispetto ai 50 megaton della storica Bomba Tsar, è una potenza devastante: un solo megaton è circa 65 volte superiore alla bomba di Hiroshima. La sua pericolosità non deriva tanto dalla forza bruta dell’esplosione, quanto dalla sua capacità di colpire con precisione chirurgica obiettivi strategici (come centri di comando o basi sotterranee) dopo aver volato per giorni lungo rotte imprevedibili. Il suo ruolo non è quello di saturare un’area con molteplici esplosioni, ma di agire come un predatore silenzioso che elude i radar volando a bassissima quota (tra i 50 e i 100 metri) per colpire un singolo obiettivo di alto valore dopo aver aggirato tutte le difese nemiche. 

Sotto il profilo della stabilità internazionale, l’arma introduce criticità strategiche legate alla riduzione dei tempi di allerta precoce. L’estrema difficoltà nel rilevare il missile prima che si avvicini all’obiettivo priva, infatti, l’avversario di una finestra temporale adeguata per la verifica e la risposta, aumentando la pressione sui processi decisionali militari e il rischio di un’escalation rapida in caso di tensione. 

Il Poseidon è un gigantesco drone marino a testata nucleare

Il 2M39 Poseidon russo, conosciuto in Occidente con il nome in codice Kanyon, rappresenta una delle evoluzioni più radicali e temibili della strategia navale moderna, configurandosi come un gigantesco drone sottomarino autonomo alimentato da un cuore nucleare. A differenza dei siluri convenzionali, il Poseidon è un veicolo di dimensioni colossali che sfrutta un reattore a metallo liquido miniaturizzato per ottenere una gittata virtualmente illimitata e una velocità di crociera che gli consente di attraversare interi oceani in totale autonomia. La sua capacità di operare a profondità superiori ai 1.000 metri lo colloca in una zona d’ombra tecnologica, rendendolo di fatto invisibile e inattaccabile per la quasi totalità dei sistemi di difesa antisommergibile attualmente in dotazione alle marine mondiali. Questa combinazione di profondità estrema e velocità elevata crea un vettore che può restare in agguato per settimane in modalità silenziosa, per poi scattare verso l’obiettivo in una fase finale impossibile da intercettare.

2M39 Poseidon

Ciò che rende il Poseidon una presenza profondamente inquietante nel panorama geopolitico non è solo la sua tecnologia di propulsione, ma il suo potenziale distruttivo concepito per scenari apocalittici. L’arma è progettata per innescare una testata nucleare di potenza devastante in prossimità delle coste nemiche, un’azione che genererebbe uno tsunami artificiale di proporzioni catastrofiche capace di spazzare via intere metropoli costiere e infrastrutture portuali. A rendere ancora più cupo questo scenario è l’ipotesi che la testata possa essere arricchita con materiali come il Cobalto-60, con il preciso scopo di massimizzare la contaminazione radioattiva a lungo termine. In questo modo, l’acqua sollevata dall’esplosione non si limiterebbe a distruggere fisicamente gli obiettivi, ma renderebbe vaste aree di territorio inabitabili per intere generazioni, trasformando il mare stesso in un veicolo di veleno persistente. 

Dal punto di vista della dottrina militare, il Poseidon si configura come l’arma definitiva di rappresaglia, o “second strike”. Essendo molto più lento di un missile balistico intercontinentale, non è destinato all’attacco iniziale (first strike), ma a garantire che, anche nel caso in cui il territorio russo venisse devastato, il nemico subisca una punizione totale e irreversibile. È una “polizza assicurativa” sottomarina che punta a rendere vana qualsiasi speranza di vittoria o sopravvivenza dell’avversario, agendo come un deterrente psicologico brutale che sposta l’equilibrio della forza nelle profondità abissali, dove le difese tradizionali della NATO non hanno attualmente alcuna giurisdizione efficace.

L’evoluzione dell’arsenale nucleare russo degli ultimi anni non si limita ai progetti più esotici e mediatici, ma si muove su un binario parallelo che unisce la potenza bruta dei grandi vettori balistici alla velocità estrema della tecnologia ipersonica. Al centro di questa trasformazione si staglia il colosso RS-28 Sarmat, un missile intercontinentale di proporzioni massicce concepito per sostituire i vecchi sistemi di epoca sovietica. La sua particolarità non risiede solo nella gittata o nel numero di testate che può trasportare, ma nella capacità di volare attraverso traiettorie orbitali non convenzionali, passando ad esempio sopra il Polo Sud per colpire obiettivi dall’emisfero opposto a quello solitamente monitorato dai radar di sorveglianza.

Mentre il Sarmat garantisce il volume di fuoco, il concetto di imprevedibilità è affidato all’Avangard. Non si tratta di un missile nel senso tradizionale del termine, ma di un veicolo di rientro ipersonico che viene trasportato nello spazio e poi rilasciato. Una volta rientrato nell’atmosfera, l’Avangard non cade seguendo una parabola prevedibile, ma scivola sugli strati d’aria a velocità superiori a Mach 20, effettuando manovre brusche che rendono i moderni sistemi di difesa antimissile simili a osservatori impotenti di fronte a un bersaglio che cambia direzione continuamente.

Spostando lo sguardo verso il mare, la flotta russa ha integrato il missile 3M22 Zircon, una tecnologia che ha accorciato drasticamente i tempi di reazione dei gruppi navali avversari.

3M22 Zircon

Lo Zircon è un missile da crociera che viaggia a nove volte la velocità del suono e può essere equipaggiato con testate nucleari, trasformando fregate e sottomarini in piattaforme di attacco strategico fulmineo. Parallelamente, la componente subacquea si è consolidata con l’entrata in servizio dei nuovi sottomarini della classe Borei-A.

RS-28 Sarmat

Queste unità, estremamente silenziose e difficili da tracciare, fungono da piattaforme di lancio per i missili Bulava, che rappresentano oggi la spina dorsale della deterrenza russa dal fondo degli oceani.

In questo quadro si inserisce l’Oreshnik di cui abbiamo già parlato. Esso funge da ponte tra le armi convenzionali e quelle nucleari. La sua recente comparsa sulla scena operativa ha dimostrato come la Russia stia puntando su missili balistici a medio raggio, emersi dalla fine del Trattato INF, capaci di colpire obiettivi a migliaia di chilometri in pochi minuti, utilizzando testate multiple che piovono sul bersaglio a velocità ipersonica. Nel complesso, questo mosaico di armamenti delinea una strategia precisa: superare le difese nemiche non più solo con la quantità di testate, ma attraverso una combinazione di velocità estrema, manovrabilità atmosferica e traiettorie di attacco del tutto inaspettate.

L’Oreshnik rappresenta l’ultima e più enigmatica aggiunta all’arsenale strategico russo, balzata agli onori delle cronache per il suo impiego sperimentale sul campo alla fine del 2024 e all’inizio del 2026. A differenza del Burevestnik o del Poseidon, non si basa sulla propulsione nucleare, ma spinge all’estremo la tecnologia dei missili balistici a raggio intermedio, introducendo una capacità di attacco ipersonico che mette in crisi le attuali architetture di difesa aerea. La sua caratteristica più innovativa risiede nella fase terminale del volo: il missile è equipaggiato con testate multiple a rientro indipendente che colpiscono gli obiettivi a velocità comprese tra Mach 10 e Mach 11. Questa velocità cinetica è talmente elevata che le testate, anche se prive di carica esplosiva nucleare, possiedono un’energia d’urto devastante, capace di penetrare strutture sotterranee profondamente corazzate semplicemente attraverso la forza cinetica dell’impatto.

Ciò che rende l’Oreshnik particolarmente preoccupante per gli equilibri globali è la sua totale non intercettabilità.

Al momento, non esistono sistemi antimissile al mondo, inclusi i più avanzati Patriot o i sistemi Aegis, in grado di tracciare e abbattere un corpo che si muove a oltre dieci volte la velocità del suono durante la sua discesa finale. Il tempo che intercorre tra il lancio e l’impatto è così ridotto che le procedure di allerta diventano quasi inutili, privando il bersaglio di qualsiasi possibilità di difesa o evacuazione. Questa rapidità d’esecuzione trasforma l’arma in uno strumento perfetto per attacchi di decapitazione o per la distruzione di centri di comando critici, rendendo la sua minaccia non solo distruttiva, ma psicologicamente paralizzante per i vertici militari avversari.

Sotto il profilo strategico, l’Oreshnik occupa una “zona grigia” estremamente pericolosa tra le armi convenzionali e quelle nucleari. Essendo un vettore in grado di trasportare entrambi i tipi di testata, il suo lancio genera un’incertezza fatale: un avversario che ne rilevi la partenza non potrebbe sapere, fino al momento dell’impatto, se sta per subire un attacco convenzionale o un bombardamento atomico. Questa ambiguità aumenta esponenzialmente il rischio di una risposta nucleare preventiva per errore di calcolo. In definitiva, l’Oreshnik non è solo un prodigio di ingegneria balistica, ma un messaggio politico tangibile che punta a dimostrare come le difese occidentali possano essere superate in pochi minuti, riportando la velocità pura al centro della dottrina della supremazia bellica.

Il primo lancio in assoluto è avvenuto il 21 novembre 2024. Anche in quell’occasione, il missile fu lanciato dalla base di Kapustin Yar, nella regione russa di Astrakhan, e ha colpito lo stabilimento industriale Pivdenmash (Yuzhmash) a Dnipro, in Ucraina.

L’attacco è stato altamente simbolico e visivamente impressionante: i video diffusi hanno mostrato sei testate multiple (MIRV) che piovevano dal cielo come scie luminose verticali a una velocità ipersonica, colpendo l’obiettivo in rapida successione. Nonostante le testate non fossero armate con testate nucleari, l’energia cinetica sprigionata dall’impatto a circa Mach 11 ha causato danni significativi. Quell’evento è servito a Mosca per inviare un messaggio diretto alla NATO, a seguito dell’autorizzazione data a Kiev per l’uso di missili a lungo raggio (ATACMS e Storm Shadow) contro il territorio russo.
Mentre il primo lancio era stato una “prima” assoluta e sperimentale, questo secondo evento, avvenuto in un clima di estrema tensione, segna il passaggio del sistema a una fase di impiego operativo sistematico.

L’elemento di novità di questo secondo lancio reale non è solo l’impatto al suolo, ma la dimostrazione che la Russia è ora in grado di produrre e lanciare questi vettori in serie. Non si tratta più di un prototipo unico, ma di un’arma che viene integrata nelle ondate di attacco regolari, rendendo la difesa aerea un compito quasi impossibile per chiunque si trovi sulla sua rotta.

Il pericolo per lo spazio europeo

L’impiego reale di un secondo Oreshnik ha cambiato drasticamente la percezione del rischio in Europa. Con il lancio appena avvenuto e il contemporaneo schieramento di divisioni Oreshnik in territorio bielorusso le capitali europee come Varsavia, Berlino e Vilnius sono entrate in quello che i militari definiscono “arco di tempo zero”. Un missile lanciato da quelle posizioni colpirebbe la Polonia in circa 11 minuti e la Germania in meno di 15.

Inutilità degli scudi attuali: Il fatto che sia avvenuto un secondo lancio reale conferma che Mosca non teme le attuali difese antimissile europee (come i Patriot o i sistemi SAMP/T), che sono fisicamente incapaci di intercettare un oggetto che rientra dall’atmosfera a quella velocità cinetica. Questo dovrebbe creare un senso di vulnerabilità totale nei governi europei.

Con questo secondo lancio, l’Oreshnik ha smesso di essere una curiosità tecnologica diventando una minaccia tattica permanente che ridefinisce i confini della sicurezza europea, rendendo il tempo di reazione un lusso che il continente non sembra più potersi permettere.

Come anticipato, a cavallo tra la fine del 2025 e il 1° gennaio 2026, il Cremlino e il ministero della Difesa di Minsk hanno confermato che una divisione missilistica equipaggiata con il sistema Oreshnik è entrata ufficialmente in servizio di combattimento in territorio bielorusso. Questo spostamento posiziona l’arma molto più vicino ai confini della Polonia e dei Paesi Baltici. La portata del pericolo attuale risiede nel fatto che, da queste nuove posizioni, il tempo di volo per colpire una capitale europea è sceso a una manciata di minuti (circa 11-12 minuti per Varsavia o Berlino), rendendo la minaccia non più teorica ma una realtà tattica quotidiana per lo spazio aereo europeo.

Sindrome di Hybris oppure Delirio Megalomanico?

Quel che non si capisce è come mai l’armata Brancaleone europea insieme all’aspirante premio Nobel per la pace Trump continuino a provocare la superpotenza nucleare russa mentre hanno lasciato scadere o hanno violato tutti i trattati sulla limitazione degli armamenti nucleari.

Ecco le possibili diagnosi:

Sindrome di Hybris altrimenti detta Malattia del Potere

Essa è tipica di persone che detengono il potere per lungo tempo. I sintomi includono la fiducia eccessiva nel proprio giudizio e il disprezzo per i consigli o le critiche altrui.

La perdita di contatto con la realtà e l’isolamento in una “bolla” dove solo le informazioni che confermano la propria grandezza sono ammesse.

La convinzione di dover rispondere solo a “Dio” o alla “Storia”, ignorando le leggi o le opinioni dei contemporanei.

Delirio Megalomanico 

Ossia una grave forma di psicosi nella quale la “convinzione di superiorità” non è solo un tratto del carattere, ma un vero e proprio delirio paranoide o di grandezza. Il soggetto è assolutamente impermeabile alla logica: se il mondo gli dimostra che non è imbattibile, egli non mette in discussione se stesso, ma interpreta l’evidenza come un complotto, un tradimento o un errore di percezione degli altri. In questo stadio, la frattura con la realtà è totale.

Trump, nel suo ormai acclamato delirio megalomanico, sta mettendo il mondo intero davanti al suo mostruoso out out: o cedere al dominio degli Stati Uniti oppure affrontarli militarmente entrando in guerra con loro.
L’8 gennaio 2026, durante un’intervista esclusiva al New York Times ha affermato:

“Sì, c’è una sola cosa [che può fermarmi]. La mia morale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale. Non sto cercando di fare del male alle persone. […] Rispetto la legge, ma dipende da quale sia la vostra definizione di diritto internazionale.”


[1] Ecco alcune dichiarazioni ufficiali in risposta al sequestro delle petroliere russe effettuato dagli Stati Uniti nell’Atlantico del Nord.
Alexey Zhuravlev (Vicepresidente Commissione Difesa della Duma): In una dichiarazione durissima rilasciata su Telegram l’8 gennaio, ha definito il sequestro americano “pirateria del XXI secolo” e ha equiparato l’abbordaggio di una nave battente bandiera russa a un attacco diretto al territorio nazionale. Zhuravlev ha esplicitamente suggerito una risposta militare, dichiarando che la Russia dovrebbe “attaccare con siluri e affondare un paio di navi della Guardia Costiera americana” per fermare quella che definisce l’impunità degli Stati Uniti. Ha inoltre richiamato la dottrina nucleare russa, affermando che essa permette l’uso di testate atomiche in risposta a minacce vitali agli interessi nazionali come questa.
Leonid Slutsky (Presidente Commissione Affari Internazionali della Duma): Ha dichiarato che l’azione degli “anglo-sassoni” (riferendosi alla cooperazione USA-Regno Unito nel sequestro) viola ogni norma del diritto marittimo e che la Russia “non lascerà impunito questo atto”, preannunciando contromisure proporzionate per proteggere la libertà di navigazione delle proprie navi.
Ministero dei Trasporti Russo In una nota ufficiale, ha sottolineato che la Marinera operava legalmente sotto bandiera russa dal 24 dicembre 2025 e che il suo sequestro in acque internazionali giustifica “qualsiasi misura necessaria” per ripristinare la legalità e proteggere gli equipaggi russi.Il portavoce del Cremlino ha avvertito che gli Stati Uniti stanno “giocando con il fuoco” in zone altamente sensibili come il Mar Baltico e l’Artico, territori dove la Russia ha i mezzi per rispondere in modo asimmetrico.
Le autorità russe non stanno parlando solo di sanzioni economiche, ma stanno evocando apertamente lo scenario di scontri navali diretti e sequestri speculari. Il riferimento costante al coinvolgimento del Regno Unito nel supporto logistico al sequestro rende le petroliere britanniche nel Mare del Nord e nel Baltico i bersagli più probabili per un’imminente azione di rappresaglia russa.

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