Intervista a Shorsh Surme
Nonostante il blackout di internet imposto dalle autorità di Teheran, le immagini che filtrano dall’Iran raccontano un Paese in fiamme. Quella che inizialmente appariva come una sequenza di scioperi e proteste localizzate si è rapidamente trasformata in una protesta totale, capace di unire diverse generazioni e classi sociali.
I media e la stampa di tutto il mondo hanno raccontato in queste settimane il coraggio e la determinazione del popolo iraniano che ha continuato a manifestare malgrado la repressione violenta attuata dal regime.
Siamo davvero di fronte al possibile collasso del sistema teocratico iraniano? Quali dinamiche interne e quali attori stanno alimentando questa nuova rivolta?
Mentre il regime schiera i Pasdaran nelle strade e le città strategiche per l’economia e l’industria petrolifera vengono messe sotto assedio, la stabilità del potere degli Ayatollah sembra più fragile che mai. Trump minaccia interventi con le forze armate americane, l’UE parla di sanzioni. L’Iran è davvero difronte ad un cambiamento epocale?
Ne parliamo con Shorsh Surme, giornalista e direttore di Panoramacurdo.it.
A.L.M.: La protesta del popolo iraniano, in atto dal 28 dicembre 2025, ha unito diverse anime, generazioni e classi sociali, portando in piazza anche i conservatori. Quali sono le motivazioni che hanno spinto la popolazione ad aderire in massa alle proteste?
SHORSH SURME: Il fattore scatenante è anzitutto la situazione economica del Paese. La valuta iraniana, il Toman, è stata deprezzata diventando carta straccia. Di conseguenza il costo della vita è aumentato e gli stipendi non erano così alti da poter affrontare questa situazione. La protesta è iniziata dagli stessi commercianti che hanno chiuso i propri negozi perché non riuscivano più a vendere. Il prezzo dei beni di prima necessità erano praticamente raddoppiati. La popolazione in Iran vive veramente una situazione molto difficile dal punto di vista economico. Bisogna dire anche che in Iran i giovani vedono attraverso i social network come vivono i propri coetanei all’estero e sono stanchi di queste enormi differenze. Loro vivono in un Paese che è il terzo al mondo per la produzione di petrolio, eppure la popolazione vive una durissima crisi economica. Questo ha scatenato la rabbia e tutto il resto.
A.L.M.: Cosa rende questa protesta diversa dalle precedenti?
SHORSH SURME: Ci sono state altre manifestazioni, hai perfettamente ragione. Nel 2009 quelle del famoso Movimento Verde, ce ne sono state quasi otto di manifestazioni in Iran e l'ultima è stata quella in seguito all’uccisione di Masha Amini nel 2022.
Allora era in nome delle donne e della libertà, una protesta che non è stata portata avanti solo dalle associazioni delle donne in Occidente, anche le donne curde in Occidente hanno dato voce alle donne iraniane, così come le donne persiane, ma la cosa è poi finita lì. Questa volta la gente è davvero esausta.
A.L.M.: La repressione da parte del governo Iraniano è stata violenta ed è arrivata la condanna da tutto il mondo, oltre alle minacce di Trump di ricorrere alle forze armate americane in difesa dei manifestanti. Cosa è accaduto nelle piazze iraniane?
SHORSH SURME: Quando sono iniziate le manifestazioni di protesta, il Presidente della Repubblica, Masoud Pezeshkian , che è un curdo, ha dato ordine al Ministero degli Interni e al Ministero della Difesa di non sparare sui manifestanti, e infatti i militari non sono scesi in piazza. Gli unici che sono scesi in piazza sono Pasdaran, i Basij e Polizia Morale. I Pasdaran, ovvero il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, si sono comportati da assassini veri e propri nei confronti della popolazione. Loro hanno cominciato a sparare sui manifestanti, e non con lacrimogeni.
Tant'è vero che pochi giorni fa è stata uccisa da loro una ragazza curda di soli 23 anni, si chiamava Rubina Aminiam. Aveva deciso di uscire dal college e di unirsi ai suoi amici e ai suoi conoscenti, e i Pasdaran le hanno sparato alle spalle, l’hanno colpita alla testa, un'esecuzione vera e propria. Lei era di Marivan, che è una città curda del Kurdistan iraniano, studiava a Teheran con il sogno di diventare una stilista e cercare di trovare il lavoro. Vedere il sorriso di questa ragazza spento per sempre è allucinante, ricorda la sorte di Masha Amini che nel 2022, che è stata uccisa solo perché non portava correttamente il velo in testa, anche a lei hanno sparato alle spalle.
A.L.M.: Cosa ne pensi delle reazioni di Trump e dell’UE davanti a quanto sta accadendo?
SHORSH SURME: Quello che dice Trump sono solo parole e basta. Anche la guerra dei dodici giorni con Israele è stata una sceneggiata. Trump ha minacciato di intervenire militarmente ma non ha detto al regime “dovete lasciare il potere”, ma che sarebbero intervenuti se si fossero dimostrati ancora più violenti nei confronti dei manifestanti, che non vuol dire assolutamente niente e anzi è come dire “voi state al vostro posto, ma non sparate più sui manifestanti”. Sono andati a prendere Maduro in Venezuela con i carri armati, con i droni, con mezzi pesanti militari, violando la sovranità di un paese, violando il diritto internazionale e poi vedi che sono così teneri nei confronti di un regime che non ha fatto assolutamente nulla per placcare questa manifestazione ancora in corso in Iran. Perciò io credo che l'unica cosa è che l'Europa si muova e tutta insieme. Anche se non sono nato in Europa, io sono un europeista convinto e a me fa male quando vedo questa divisione. I padri fondatori dell'Unione Europea avevano in mente di creare gli Stati Uniti d’Europa e che l'Europa diventasse veramente un modello per gli altri paesi, non come hanno fatto gli americani, esportando le democrazie. Invece, vediamo che ognuno agisce per conto suo, questo fa male veramente. Per quanto riguarda la minaccia di sanzioni, le sanzioni colpiscono solamente e sempre la popolazione. Il fatto è che adesso la Francia, la Gran Bretagna, la Germania hanno deciso di dialogare... dialogare con chi? Dialogare con gli ayatollah che stanno continuando ad uccidere? I morti sono arrivati a quasi 900 persone, gli arrestati sono più di 8 mila. Sono stati uccisi molti giovani, i cui cadaveri sono negli ospedali e che i familiari non riescono a riconoscere perché la maggior parte sono di giovani studenti provenienti da altre città. Se aspettiamo che gli Ayatollah cadano, questo per me purtroppo non è possibile, anche perché sono 47 anni che sono al potere. E tu pensa, chi è nato dal 79 in poi, cioè dal ritorno di Khomeini, ha avuto una specie di lavaggio di cervello, è stato educato così e la molti sono diventati Pasdaran, sono diventati la Polizia Morale, sono diventati i Basij, ed è questa gente che sta combattendo oggi i manifestanti.
A.L.M.: Quali sono le reali richieste del popolo iraniano?
SHORH SURME: Al popolo interessano la riforme. Innanzitutto chiedono la libertà individuale, cioè lasciare che le persone siano libere. Non dico “democrazia” perché è una parola del tutto sconosciuta a questa gente, ma dare la libertà alle persone. Seconda questione: l'economia. L’Iran è un paese che appunto galleggia sul petrolio, ma gli introiti di questo petrolio dove va? Il popolo lo vuole sapere. Se non c'è la corruzione, dove vanno questi soldi? L'Iran vende migliaia di migliaia di barili al giorno, ma in Iran, come in Iraq, i dipendenti pubblici non ricevono lo stipendio ormai da tre mesi. Si vendono 90 milioni di barili di petrolio che ogni barile costa 36 dollari e fai conto quanti soldi sono. Questo è il segno di una corruzione pazzesca. Inoltre, Ayatollah significa letteralmente “la parola di Dio”. Uno dei dieci comandamenti è “non rubare”, lo è per tutte le tre religioni monoteiste, così come il comandamento “non uccidere”. Questi qua invece uccidono e rubano.
A.L.M.: Abbiamo visto attraverso i nostri media nazionali le immagini di manifestanti che hanno inneggiato al principe Pahlavi. C'è davvero questo desiderio di ritorno alla monarchia in Iran?
SHORSH SURME: No, assolutamente no. É il principe che vorrebbe tornare. Gli iraniani non vorrebbero assolutamente il ritorno del figlio dello Scià che sta vivendo all'estero un esilio d'oro. Chi era già nato prima di Khomeini sa perfettamente cosa faceva lo Scià. Io ero piccolo nel 74, con la mia famiglia eravamo profughi in Iran perché eravamo scappati dai bombardamenti di Saddam. Allora l'Occidente e anche l'America chiese allo Scià di Persia di lasciare entrare questi profughi curdi in Iran, perché altrimenti sarebbero stati eliminati per mano di Saddam. Mi ricordo che per masi abbiamo trovato rifugio dentro delle caverne. Per fortuna c'erano delle caverne, Dio probabilmente aveva già previsto che noi dovevamo soffrire così. Ai tempi dello Scià c'era una politica molto strana: bastava che tu non facessi la politica, per il resto potevi fare di tutto, spacciare droga, prostituzione, potevi farlo. Non gli fregava assolutamente niente, l’importante era che nessuno facesse politica. E la gente intanto moriva di fame, ma non gli interessava. Questo la gente se lo ricorda bene.
A.L.M.: Pensi sia davvero possibile oggi la caduta del regime? E se sì, esiste un'alternativa politica pronta a guidare il Paese?
SHORSH SURME: Io non mi aspetto la caduta dal regime, perché purtroppo non c'è un'opposizione unita, non c'è una leadership che possa portare avanti questa protesta e far cadere il regime. Gli unici partiti di opposizione organizzati sono il Partito Democratico del Kurdistan e il Partito della Rinascita e della Libertà, PASAK, che hanno combattuto il regime sin dal 79 in poi. Ultimamente, purtroppo, siccome erano sotto tiro giorno e notte, sono passati nel Kurdistan dell'Iraq dove gli hanno dato spazio per avere i loro uffici e la logistica. Perciò, e lo dico con molta amarezza, credo che il regime non cadrà.
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Commenti
A prescindere dalle "notizie", delle quali mi pare ci siano versioni molto diverse in giro... questo signore sta dicendo che Trump deve invadere anche l'Iran?
No. Il giornalista Surme sta evidenziando le ipocrisie dell’Occidente, con gli USA che agiscono solo per i propri interessi e non in difesa dei diritti umani e dei popoli oppressi, contemporaneamente si manifesta sempre più la debolezza dell’UE nelle questioni internazionali
Intervista molto interessante. Complimenti.