( Qui la Parte I )
Riflessioni sull’evoluzione culturale attraverso la lettura de “La specie nuova” di Igor Sibaldi
Considerando la premessa esaminata nella Parte I, è doveroso aprire uno spazio di riflessione e domandarsi cosa potrebbe significare per noi oggi speciazione, e come e dove sia possibile riconoscerne i segnali.
Che tipo di separazione ci si può aspettare ad oggi?
Quale grande divisione potrebbe manifestarsi entro breve tempo nella nostra civiltà?
Anche se - dopo avere vissuto ed elaborato l’esperienza del Covid-19 - si è tornati ad una apparente normalità, è evidente la tendenza dei governi a dirigere e inasprire le scelte verso un progressivo impoverimento dei popoli, la netta volontà ad alimentare conflitti, mantenere e arricchire il potere costituito. Tutto ciò fa pensare alla possibile prossima comparsa di un nuovo ordine.
Si parla sempre più assiduamente di un cambio di paradigma, favorito dalla visione data dalla fisica quantistica e di nuovi modelli di conoscenza e cooperazione sociale. Emergeranno applicazioni in medicina, con metodi personalizzati integrati a nuove tecnologie, in psicologia e nelle neuroscienze con lo studio della Coscienza, per coinvolgere molti ambiti intrecciati tra loro: si passerà dalla separazione all’interconnessione. A livello istituzionale, sociale e culturale verranno rivoluzionati sanità, lavoro, economia e finanza, politica, cultura e comunicazione, relazioni sociali ecc. Nel quotidiano avremo un nuovo rapporto tra individuo, comunità e realtà, e un modo diverso di prendere decisioni per il futuro.
Non possiamo sapere con esattezza quando esordirà tale trasformazione, se si sta già sviluppando in modo graduale, oppure irromperà in occasione di una nuova emergenza mondiale. E non ci è nemmeno dato capire in quale misura queste innovazioni andranno verso il nostro reale benessere e quali invece sarebbero penalizzanti o discriminatorie. Possiamo però affermare che tale ingresso non è lontano.
Considerando l’ipotesi di una nuova emergenza o di una guerra, verrebbero ancora accettate dalla maggioranza della gente le condizioni imposte dalle autorità, nonostante le eventuali criticità?
Si riconoscerebbero le anomalie nel modo di comunicare dei media ufficiali?
Come verrebbe vissuta la soppressione del diritto di libera scelta o altri abusi, in nome di qualche valore fittizio, che inneggia all’obbedienza indiscriminata?
Quanti potrebbero essere stavolta i disobbedienti, rispetto ai conformi?
La società ci ha voluto convincere che avere coraggio significa dimostrare potere sull’altro, creando un modello insidioso che facciamo fatica a modificare. A me piace pensare che la collettività abbia colto l’occasione per attribuire al coraggio un senso più profondo, integrato al concetto di Coscienza, piuttosto che allineato al valore della forza, e che questo possa servire a non accettare più l’inaccettabile.
Perché per fare una scelta scomoda, ci vuole molto coraggio.
Da questo viaggio esplorativo che ho voluto proporre, sono tante le riflessioni, i dubbi e le domande che possono emergere, come tante sono le ipotesi formulabili rispetto alla forma concreta che potrà assumere il futuro dell’umanità. Se ci troviamo all’anticamera di una reale speciazione, lo potremo verificare solo più avanti nel tempo. Intanto però, prendiamo atto con piacere che, scuole parentali, comunità di ricerca indipendente, reti di lavoro decentralizzate, progetti di economia collaborativa, piccole comunità e movimenti culturali non istituzionalizzati stanno nascendo e crescendo rapidamente sotto i nostri occhi. Nuovi modelli di cura e di produzione artistica, svincolata dai circuiti tradizionali, si sviluppano già naturalmente.
Tutte queste iniziative popolari spontanee sembrano rappresentare la crescita di un seme già piantato e pronto alla fioritura propria di quello spirito di intraprendenza tipico dello speciante di cui parla Sibaldi. In questa avventura l’individuo, consapevole di essere scontento di come va il mondo, sente di dover sperimentare qualcosa di diverso e crea nuove forme di autonomia, responsabilità e Coscienza non delegata, per realizzarsi. Anche in questi contesti ci si muove per costruire soluzioni migliorative che la specie madre impedisce o scoraggia, che poggiano le basi su valori inestinguibili di condivisione di intenti, armonia di relazione e rispetto per la natura, ma anche per dare un senso significativo alla propria esistenza, partecipando alla creazione di una specie figlia.
Guardandoci intorno, possiamo già osservare, quanto l’umanità sembri dividersi naturalmente in due gruppi distinti: coloro che sentono il bisogno di costruire il futuro e coloro che preferiscono restare fermi, all’interno dei modelli consolidati, spesso evitando la paura del non-conosciuto o il rischio che comporta la rinuncia agli attaccamenti.
Naturalmente, questo argomento può toccare confini sensibili e invita il lettore a fare molta attenzione e riconoscere una delle trappole più insidiose di quest’epoca e quindi raggirarla con intelligenza, cioè quella che induce ad entrare ancora una volta nella divisione tra migliori e peggiori, tendenza umana che il potere tiene molto ad alimentare o mantenere.
Sarebbe più opportuno quindi domandarsi “E io, quanto sono pronta a rinunciare alle mie certezze?”
Fotografia di Aloisa Clerici
Immagine elaborata Pexels
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