L'incanto racchiuso in un tocco artistico - di Gaia Lamanna

Pubblicato il 4 settembre 2026 alle ore 07:54

Coinvolgente ed evocativa la mostra pittorica dedicata alle opere di Meri Murgia e di Antonella Tommasi, che si è tenuta dal 24 al 31 agosto 2026 nella splendida cornice di Pienza, un grazioso borgo rinascimentale incastonato nel cuore della Val d'Orcia, in provincia di Siena.

L’esposizione, dal titolo “I Paesaggi dell’Anima”, era allestita all’interno del raffinato Palazzo Piccolomini.

Varcando la soglia della galleria d’arte le due pittrici accoglievano i visitatori, prossimi a intraprendere un appagante viaggio mentale ed emotivo. Osservando i quadri sistemati in bella vista, disposti sia sulle pareti che sui supporti mobili, risultava subito evidente come i paesaggi ameni della campagna Toscana fossero i protagonisti indiscussi scelti dalle autrici per dare libero sfogo alla creatività.

Ma la loro arte racconta molto di più, perché riesce a cristallizzare delle scene tanto semplici quanto straordinarie, scorci suggestivi di vita quotidiana capaci di far emergere la bellezza che va oltre la superficie: il volo di un gabbiano, un libro aperto, dei panni stesi a un balcone; anche un dettaglio che certe volte rischia di passare inosservato, come un primo piano sui cavalli fermi al canape, in trepidante attesa, durante il Palio di Siena. Persino un piccione intento a dissetarsi ad una fontana può catturare lo sguardo di un curioso osservatore.

Malgrado abbiano avuto esperienze di vita diverse, le pittrici sono accomunate da alcuni aspetti, quali ad esempio il fatto che entrambe provengano da quella regione d’Italia che amano omaggiare, la Toscana. Inoltre, sia l’una che l’altra hanno iniziato a coltivare questo piacevole interesse solo dopo aver raggiunto il pensionamento, traguardo che purtroppo non tutte le persone accolgono con la stessa positività, nonostante possa riservare grandi soddisfazioni, come testimoniano Meri e Antonella.

La luce nel loro sguardo tradisce una certa emozione legata all’evento atteso. Eppure, per nessuna delle due si è trattato di un debutto artistico.

Meri Murgia ha partecipato a mostre collettive in vari borghi toscani e collezioni private, prima di avere, nel 2023, una personale a Siena e l’anno successivo a Pienza. Durante l’anno corrente ha già presentato diverse opere a Monteriggioni, insieme alla collega di esposizione Tommasi, e successivamente a Castellina in Chianti.

Ciononostante, prima di diventare un’artista a tempo pieno, ha dedicato una parte importante della propria esistenza alla ricerca scientifica e alla didattica, guadagnandosi un’ottima reputazione come professoressa di scienze naturali. D’altronde, i temi naturalistici e l’arte erano scritti nel suo destino fin dalla più tenera età, mentre cresceva nutrita dagli stimoli di un ambiente sia marino che campagnolo. Ma solo con il termine dell’attività lavorativa è finalmente riuscita a coronare il sogno di mettere in pratica tutto il rigore scientifico appreso negli anni e trasmesso con dedizione agli studenti, durante la sua lunga carriera. Un rigore che, unito ad una spiccata sensibilità, le permette ogni volta di accostarsi con competenza ai soggetti raffigurati senza dover rinunciare a meravigliarsi davanti alla bellezza del Creato, e di preservare una sana dose di emozione. Insomma, il pericolo di annoiarsi non è affatto dietro l’angolo per l’ex prof, che continua a studiare e ad approfondire varie discipline, tra le quali la storia dell’arte e la fisica quantistica. Oltre alla pittura, adora dedicare uno spicchio delle sue intense giornate alla ceramica e ha persino insegnato in un corso di cucito. “Pensavo che avrei avuto molto più tempo a disposizione, dopo la pensione…” ha confidato in un momento di riflessione, aggiungendo con un eloquente sorriso sulle labbra “tuttavia, mi sono resa conto che il tempo per realizzare quello che ho in mente non basta mai”.

Forte di una maggiore confidenza con il pennello, Meri Murgia ha affinato il proprio stile scoprendo la gioia della sperimentazione. Servendosi di colori ad olio, racconta di aver imparato ad apprezzare l’uso della spatola, strumento che oggi predilige rispetto al tradizionale pennello.

La differenza esistente tra le due tecniche riguarda sostanzialmente il modo in cui il colore viene applicato sulla tela e il risultato visivo finale. I vantaggi offerti dalla spatola possono essere riassunti nell’effetto tridimensionale che si ottiene applicando spessi strati di colore, il quale appare più pulito, e la velocità di esecuzione che garantisce. D’altra parte, solo mediante il pennello si può aspirare alla massima precisione nel tracciare dettagli minuscoli e linee sottili; un autocontrollo che la pittrice ha conosciuto fin troppo bene quando ha imparato a decorare la porcellana. Eppure, per certi versi, il dominio della misura può risultare un po’ limitante per chi avverte la necessità di esprimere l’estro che ha dentro senza che qualche vincolo possa intralciare la sua vena creativa. Il maestro d’arte cui si è affidata, Renzo Regoli, dice di lei: “Meri trasferisce nella pittura tutta la sua non comune capacità decorativa nella ricerca di un linguaggio vivo e personale, ideale per materializzare passione e osservazione del mondo che la circonda”.

Effettivamente, non è indispensabile un occhio esperto per cogliere la capacità che l’autrice ha di creare, attraverso il semplice colore, un’atmosfera poetica e quasi mistica, valorizzando gli scenari che la colpiscono. Questo accade in uno dei suoi migliori dipinti, a cui la stessa Murgia si dice affezionata, mentre ne offre una lettura personale. Il capolavoro in questione celebra la maestosa sacralità della Basilica di Sant’Antimo riproducendone gli interni, accarezzati da un fascio di luce calda che penetra le vetrate absidali fino all’altare; quei raggi luminosi creano l’illusione di voler oltrepassare la tela. Lo stesso clima magico pervade le opere, di dimensioni più ridotte, in cui prendono forma i boschi del Monte Amiata, da cui risulta impossibile non rimanere ammaliati, grazie a un raffinato gioco di sfumature. Tra gli scenari rurali esposti al pubblico l’attenzione viene rapita da un tramonto scolpito nel colore e catturato in attimi diversi, resi ormai eterni dal pennello. Particolare attenzione viene posta su due dipinti quadrati dalle tonalità ocra e calde, per i quali l’autrice spiega di aver scelto una luminosa base dorata che genera un effetto visivo molto accogliente.

Antonella Tommasi, a differenza della compagna d’arte, ha deciso di sperimentare sia la tecnica dell’acquerello che dell’acrilico, con cui ha realizzato numerosi quadri che hanno dato lustro all’ ultima esposizione.

Tra i soggetti naturalistici si fanno strada campi fioriti e un faro tra le onde; altrove spicca un simpatico gruppo di oche in un paesaggio bucolico e una cavalcata in riva al mare della Maremma. Peculiare il dipinto che ritrae due fagiani, su pannelli OSB (Oriented Strand Board, che significa “pannello a scaglie orientate”), costituiti da scaglie di legno pressate e incollate con resine sintetiche ad alte temperature. Pur essendo nati come materiale strutturale da cantiere, oggi sono sempre più diffusi anche tra gli artisti per la loro sostenibilità e l’attitudine a conferire una maggiore tridimensionalità, trasformando il momento raffigurato in una sorta di mosaico vibrante. Come detto in precedenza, oltre alla natura, vengono catturati attimi di vita ordinaria. A tal proposito, proprio sotto la raffigurazione dei fagiani, troviamo un quadro di Antonella che immortala cinque uomini seduti all’aperto, tra i quali sembra regnare una certa intimità, come fossero amici di vecchia data non più giovanissimi, intenti a chiacchierare tra loro. Le posture dei presenti, così naturali, evocano una situazione molto realistica di socialità paesana, semplice quanto familiare agli occhi di chi ogni tanto si è ritrovato a passeggiare per le strade di qualche borgo, dove la vita scorre con ritmi decisamente più dilatati.

Anche le sue opere sono state presentate al pubblico in numerosi appuntamenti espositivi, ma la sua prima occasione in campo artistico è arrivata con una estemporanea virtuale, grazie alla quale ha ottenuto un premio per un dipinto ad acquerello, a tema “L’inverno”. D’altronde, questo linguaggio pittorico, che dona estrema delicatezza e trasparenza alla pittura,  è diventato il suo preferito, sebbene da piccola amasse particolarmente il disegno a matita. C’è da aggiungere che l’esperienza acquisita con gli anni non l’ha fatta cadere nella tentazione di “appiattirsi” sul conosciuto, perdendo così l’entusiasmo iniziale. Ne è la prova il suo desiderio ostinato di arricchire il proprio bagaglio interiore di competenze attraverso corsi di perfezionamento tenuti da insegnanti di spicco, da cui continua a prendere ispirazione.

Al termine del viaggio sensoriale, qualsiasi visitatore, senza dubbio, è tornato alla propria routine rigenerato e consapevole di aver speso bene il suo tempo a disposizione, avendo regalato alla propria anima, appesantita dalla frenesia quotidiana, un po’ di armonia e di leggerezza, mediante la visione poetica di scene che definiremmo paradisiache. Tale cosa è stata possibile perché un’intensa passione, insieme alla palese predisposizione individuale, hanno rappresentato l’unico motore determinante nel percorso artistico dei due talenti femminili. La montagna da scalare ovviamente rimane ripida, ma questo è un ottimo punto da cui partire, per aspirare a dei grandi risultati in campo artistico.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.