La nostra relazione col denaro - Parte II - di Aloisa Clerici

Pubblicato il 28 ottobre 2026 alle ore 10:28

Dalla patologia, verso la guarigione

Nella prima parte di questa indagine, abbiamo visto come il denaro possa essere simbolicamente considerato una forma di energia condensata in materia e quanto il termine liquidità, suggerisca l’idea di un flusso disponibile e mobile, capace di adattarsi alla forma che lo contiene. Proviamo a pensare ora ai soldi - non più come un bene statico - ma un veicolo che trasposta in sé un’intenzione aperta e dinamica. Concepiamolo come strumento di connessione, che quando circola con criterio e consapevolezza, nutre la comunità, permette lo scambio e rende concrete idee virtuose.

La relazione col denaro e la gestione che comporta, soffrono oggi di un’afflizione sistemica e di una deformazione concettuale del suo principio originario, che ha radici lontane. La combinazione di azioni sinergiche, precise e programmate dal potere costituito, ha prodotto gradualmente l’anomalia generalizzata di cui i popoli sono servitori; una condizione patologica di squilibrio nella distribuzione delle risorse mondiali disponibili.

Abbiamo perso - senza accorgercene - la nostra capacità decisionale nell’amministrazione dei nostri talenti e dei nostri patrimoni, affidandone direzione e organizzazione ad enti esterni, che utilizzano questa subordinazione, per alimentare la speculazione. Approfittando della perdita inconsapevole della nostra responsabilità personale, politica e finanza hanno prodotto nella comunità una profonda frattura identitaria, che si esprime ora in un’inerzia tossica, nella soddisfazione di bisogni indotti e nell’allontanamento dei cittadini da una vita sociale sana. La distribuzione della ricchezza è profondamente asimmetrica: crescente accumulo e congestione in centri di potere e grandi gruppi finanziari da una parte e impoverimento e debolezza, alla polarità opposta delle periferie del tessuto sociale.

Per recuperare la sovranità economica, ci viene in aiuto il pensiero analogico della Medicina Tradizionale Cinese. Attraverso il suo potere associativo, ogni elemento del microcosmo umano può corrispondere al macrocosmo sociale e a qualsiasi altro aspetto della realtà: tutto è simbolo, tutto è interconnesso. Per il pensiero medico cinese, il corpo umano è concepito come un regno.

Gli elementi geografici e le infrastrutture dello Stato trovano una perfetta corrispondenza nell'anatomia: le montagne, i fiumi e i palazzi compongono la struttura del corpo, i vasi sanguigni fungono da strade e vie di comunicazione — proprio come i corsi d'acqua che collegavano i territori — mentre gli organi svolgono precise funzioni sinergiche.

Come uno Stato è amministrato da sovrani, funzionari e ministri, così la salute del corpo umano dipende interamente dall'efficienza e dalla vigilanza costante di queste componenti, per mantenere la pace e la prosperità dell’impero.

Il Cuore è l'imperatore e la sede dello spirito che governa il regno senza agire direttamente, mentre il Polmone funge da primo ministro gestendo i confini e trasmettendo gli ordini sovrani verso l'esterno, il Fegato opera come generale militare pianificando le strategie e garantendo il flusso energetico, la Milza e lo Stomaco rappresentano i granai e i magazzini centrali che assimilano e distribuiscono le risorse per il nutrimento, e infine i Reni con la Vescica agiscono da ministri degli interni, custodendo l'essenza ancestrale e la forza vitale per affrontare le transizioni.

In questa perfetta architettura statale, un ruolo fondamentale è affidato al sangue e ai liquidi corporei. Il sangue, considerata una sostanza preziosa, non trasporta soltanto nutrimento fisico e sostanze vitali, perché è anche la sede delle emozioni umane e delle intenzioni, che raggiungono ogni periferia dell'essere. I liquidi, rappresentano l'energia che scorre armoniosamente e tiene in equilibrio tutto il sistema, idratando ogni singola cellula e mantenendo i vari comparti collegati tra loro.

Sangue e liquidi corrispondono al denaro, nel corpo sociale. Sono l’energia che deve fluire e connettere le persone e il loro lavoro, elementi che circolano nella comunità. E come accade nel corpo umano, dove ristagni di sangue o liquidi creano masse, blocchi tossici, infiammazioni e degenerazione dell'organismo, così nell'economia mondiale l’assenza di una circolazione capillare, la concentrazione di energia in esclusivi punti isolati, non può che creare la condizione patologica in cui ci troviamo.

La Medicina Tradizionale Cinese non è solo “medicina”, ma una chiave di lettura simbolica del mondo. Considerare l’organismo umano come uno Stato rende l'immagine immediata e pertinente e questo principio di corrispondenza aiuta a cambiare prospettiva per vivere il concetto di denaro, non solo come una banale cifra numerica, ma un vettore di carica etica.

Educati da generazioni alla cultura della scarsità e della paura, siamo stati addestrati ad accumulare beni materiali - non per creare valore sociale - ma per difenderci, trasformando la linfa in una palude melmosa. La ricchezza raccolta e bloccata, genera metastasi sociale: enormi masse di liquidità rimangono ferme in centri di potere, impoverendo i margini del mondo, come i piccoli artigiani, la media impresa, le comunità locali, i progetti etici e le famiglie.

Perché continuare a nutrire questo meccanismo, che sta evidenziando tutta la sua perversione? 

Il materialismo ha abituato le nostre menti a scambiare il nostro denaro per bisogni fittizi. Acquistiamo oggetti, status ed esperienze vuote che servono solo a colmare un senso di solitudine e di perdita della nostra connessione spirituale. Siamo ridotti a schiavi di cose che non servono, prosciugando la nostra energia vitale, per potenziare un mercato che ci vuole dipendenti, addormentati e privi di reale centro direzionale interiore.

Una guarigione è ad ogni modo auspicabile e soprattutto possibile. La visione orientale vede la soluzione nel ripristino dell’equilibrio perduto, intervenendo secondo principi semplici: tonificazione e nutrimento laddove l’energia circolante è deficitaria, e dispersione e alleggerimento nei comparti in eccesso. 

Come realizzare un progetto così ambizioso, concretamente?

Per spezzare la catena della dipendenza, occorre cambiare mentalità, visto che la precedente non ha funzionato. Primariamente dobbiamo riappropriarci di noi stessi e del nostro potere, trasformando il modo in cui percepiamo e usiamo il denaro. Poi partecipiamo ai tanti progetti etici che si stanno costruendo in questi anni, nello sviluppo di idee condivise che possano rigenerare la vita anziché deteriorarne i valori. Facciamo circolare denaro ed energia dove serve davvero: nell'economia reale che sostenga produttori locali, il contatto con la natura, l’informazione senza padroni e la cooperazione sociale. Riprendiamo il controllo delle nostre scelte: contattiamo forme alternative e consapevoli di gestione del risparmio e interrompiamo il circuito del consumo indotto. Il denaro è uno strumento neutro, e ogni volta che spendiamo o investiamo un euro, ricordiamoci che stiamo esprimendo un voto, canalizzando la nostra energia in una direzione precisa. 

Un medico orientale non si limita a curare il sintomo, ma interviene sulle cause scatenanti la patologia, ripristinando la libera circolazione di energia e sangue. Allo stesso modo, noi possiamo cominciare ad informarci, aderire e collaborare con gruppi indipendenti che lavorano con un intento moralmente integro. Ripristinando l’equilibrio perduto, potremo recuperare la connessione con il nostro spirito, la salute del corpo sociale e la dignità di esseri umani.

 

Fonti: https://www.medicina-cinese.it/index.php/articoli-1/il-nostro-corpo-e-un-impero

Immagini create con Gemini AI

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