Da soldati digitali a comunicatori consapevoli
Per la creatività sono tempi duri.
Grafica, illustrazione, fotografia, musica, disegno, scrittura, pittura e tutte le professioni che ruotano intorno all’arte, sono considerate ‘attività creative’.
In realtà, la creatività è un’abilità umana essenziale che può far brillare molti altri settori; infatti è richiesta dal mercato, proprio per poter raggiungere l’eccellenza. Tuttavia, chi ha attitudini nello sviluppo delle idee, spesso si scontra con forze oppositive e ricatti di varia natura, per poter esercitare il proprio talento: obblighi di omologazione, accessi limitati da sistemi poco inclusivi, formazione economicamente dispendiosa, intelligenza artificiale, richiesta di conformità di massa, ecc. Queste condizioni rendono difficoltosa la libera circolazione di atti creativi di qualità.
Gli operatori del settore, spinti ad accettare compromessi avvilenti, trovano frequentemente rifugio in gruppi di cooperazione, piccole società o associazioni culturali, che accolgono volentieri l’espressione creativa meno allineata a modelli stereotipati. Tali ambienti sono più modesti e marginali, ma più accessibili e aperti all’autenticità, rispetto alle realtà apparentemente illustri, promosse dal sistema.
Le grandi università, le aziende e i nomi più ridondanti e autorevoli, si rivelano spesso impenetrabili o corrotti da competizione, parametri selettivi elitari, dove le condizioni di partecipazione sono alterate da anomalie e squilibri. Frequentare ambienti che tutti vorrebbero frequentare, è una tendenza usata per favorire lo sfruttamento dei talenti, diffondere la gratuità e sostenere poteri oligarchici.
Attualmente, il successo di una mente capace di esplorare l’originalità - dipende soprattutto dalla visibilità mediatica e da quanto riesce a trapassare la barriera dell’ingresso in ambienti ‘giusti’, spesso riservati ad una cerchia ristretta di privilegiati.
La grafica e l’insegnamento, sono le mie aree di maggior esperienza. Decenni di servizio nel mondo della comunicazione d’immagine, mi hanno reso testimone di una trasformazione profonda di tutto il tessuto socio-culturale. Stiamo attraversando un’era storica caratterizzata dal vuoto delle idee, che si riflette in tutte le espressioni umane. Lo vediamo guardandoci in giro: marchi, impaginazioni, pubblicità, e composizioni risultano spesso anonime, ordinarie o addirittura scorrette, dal punto di vista della comunicazione; in poche parole: scarse.
Pochi lavori spiccano per originalità, armonia e forza comunicativa. Si incontrano perlopiù opere copiate o malfatte, forse per incompetenza degli autori o per una mancata remunerazione. Questo accade perché i prodotti, non sono sempre frutto di un processo creativo. E poi perché la diffusione allargata di software di elaborazione digitale, ha reso facile accesso all’uso di strumenti sofisticati, anche a chi non possiede la preparazione per farlo.
Le conseguenze culturali di tale processo sono disastrose, perché l’occhio dell’utenza è stato gradualmente abituato alla mediocrità, piuttosto che alla maestria. Oggi chi ha installato Photoshop o analoghi applicativi sul proprio pc - chissà per quale motivo – si crede esperto di grafica. Ma l’aspetto più deteriore è che l’assenza di qualità non è riconoscibile da tutti - clienti compresi - proprio perché l’occhio capace di discernere l’eccellenza dalla banalità, rappresenta una minoranza.
È ormai frequente, che il cliente pagante faccia richieste dettate da preferenze personali, oppure imponga scelte lontane dell’obiettivo stabilito, scavalcando il ruolo di chi invece è stato chiamato proprio per assolvere quel compito. Tale esercizio di potere, è psicologicamente mortificante per docenti, studenti e professionisti del settore.
Per gli studenti l’offerta formativa si presenta diversificata, ma per orientarsi nella giunga dei tanti percorsi di studio e verificare le reali possibilità di impiego del mercato della creatività, occorre informarsi personalmente in modo approfondito e diversificato, prima di iscriversi.
A Milano primeggiano le accademie private Naba, Ied, Accademia del lusso, Istituto Marangoni, Domus Academy, Accademia di Comunicazione e altre. Le aree sono Comunicazione, Design, Moda e Arti Visive. Le tipologie dei corsi sono Laurea triennale, Post Laurea, Diploma Accademico, Master ecc. I percorsi sono Graphic Design e Art Direction, Interior Design, Sound Design, Motion Design, Web Design, Type Design, Fashion Design ecc. Le rette sono calcolate per fasce di reddito e si va da € 6.000 - 10.000 fino a € 20.000 per annualità.
La scuola civica Cfp Bauer chiede € 3.300 e Civica Scuola Arte e Messaggio € 550.
Scuola Internazionale di Comics tratta anche Game, Scrittura e Fumetto e la retta è di € 3.000 circa.
Infine, le Università pubbliche a numero chiuso, con test di ingresso: Politecnico di Milano Design e Accademia di Belle Arti, con rette da € 800 - 1.300 e € 1.500 - 3.000 circa.
Il panorama è dunque articolato per i giovani che devono scegliere il proprio futuro e impegnativo per chi paga l’incertezza di tale futuro. Esiste ampia offerta perché esistono tanti docenti, ed esistono tanti docenti perché il mercato è saturo. Ogni anno vengono sfornati in batteria migliaia di ragazzi, anche se l’offerta non coincide con la domanda.
Ad oggi le agenzie hanno contratti fragili e i liberi professionisti sono destinati a stare davanti ad un video 8-10 ore al giorno se hanno buoni clienti, esclusi i periodi di consegna, dove si dorme poche ore. In questi casi si può guadagnare anche bene, se si impara a farsi rispettare, ma per i tirocinanti l’avvio di carriera può essere duro e costellato da sacrifici e possibili delusioni.
Inoltre, va ricordato che essere un professionista della comunicazione visiva significa anzitutto essere un professionista della comunicazione non visiva. L’uso del sistema digitale, dovrà essere integrato sistematicamente ad attività di espressione non digitali; poiché i software - sebbene oggi irrinunciabili - servono solo ad eseguire qualcosa che è stato creato prima con l’immaginazione.
Come si può dare forma a ciò che non è stato prima progettato?
La professionalità di un creativo non si misura nella destrezza d’utilizzo di mille programmi dagli effetti strabilianti, ma dal modo con cui guarda il mondo.
Processo creativo per il logotipo dell'associazione Verdisegni dello studente Alessandro Contaldi (scuola Arte e Messaggio - 2009)
Il creativo del futuro sarà un audace osservatore, un artista evoluto che saprà cosa dire e come dirlo, rispettando il linguaggio usato e riconosciuto dal destinatario del messaggio. Saprà accedere all'immaginario collettivo, per captare un sentire comune e poter ideare con qualità, qualcosa che prima non c’era. Saprà mantenere la visione d’insieme, senza perdersi nella seduzione del dettaglio.
Saper comunicare è un’arte ed è la base di tutte le altre; che si parli con qualcuno, che si metta in scena un’opera teatrale, che si progetti un marchio, che si canti una canzone o che si scriva un articolo come questo.
Processo creativo per il progetto di City Identity della studentessa Sofia Zambon
(Accademia di Comunicazione dei Media Europea di Novara - 2010)
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