La Pace e la fazione - di Francesco Caracciolo Torchiarolo

Pubblicato il 13 novembre 2025 alle ore 16:23

Su tutto il nostro pianeta ci sono oltre 50 luoghi in cui è attualmente in corso una guerra (fonte: https://ucdp.uu.se/year/2024).

Al di là di ogni altra interpretazione questo fatto indica chiaramente che la nostra capacità di coltivare e custodire la Pace tra noi è decisamente scarsa. E questo probabilmente è dovuto al fatto che non abbiamo neanche un'idea sufficientemente precisa di cosa sia la Pace e di cosa voglia dire  essere in Pace.

Questa grave carenza risulta spesso evidente proprio quando ci si propone di mettere in campo delle iniziative che possano avviare o almeno favorire un processo di Pace.    Spesso accade infatti che una iniziativa risulti divisiva, anziché raccogliere consenso unanime: e questa è la prova del nove che l’obiettivo primario dell’iniziativa, o i principi a cui essa si ispira, non riguardano la Pace.

Fare confusione, scambiare per “pace” ciò che Pace non è, risulta essere una delle principali cause di conflitto nel mondo. E quindi forse è il caso di recuperare un attimo la comprensione di che cos'è veramente la Pace e di qual è esattamente il concetto di Pace.

La prima cosa da mettere in chiaro, dove spesso invece si fa confusione, è che la Pace è una cosa completamente diversa dalla Giustizia.

Si pensa spesso che Pace e Giustizia siano compagne di viaggio, che dall'una si generi l'altra, e sicuramente entrambe sono desiderate da tutti e auspicabili per tutti, ma non sono la stessa cosa! La Giustizia è sanzionatoria, la Pace è perdono. La Giustizia è divisiva, esattamente come l’ingiustizia: separa i giusti dagli ingiusti, separa i buoni dai cattivi; e li mette in contrapposizione. La Pace è inclusiva e favorisce la cooperazione.

Si tratta, in definitiva di due cose entrambe sacrosante, ma che operano in ambiti diversi, ambiti non sovrapponibili e che non devono essere confusi. Pena l’inefficacia di ogni azione.

 

La Pace è assenza di conflitto, di ogni conflitto. E ogni sorta di conflitto, a qualsiasi livello, nasce da una qualche contrapposizione. Dunque la Pace si può ottenere solo in assenza di qualsiasi contrapposizione. Ne consegue che

La Pace non può né mai potrà essere “contro” qualcosa o qualcuno!

La Pace non può mai essere una categoria della Dialettica. Per sua stessa natura non può avere un contraltare, una controparte, con cui fronteggiarsi. Chi dice o pensa il contrario sta affermando un’antinomia, una contraddizione intrinseca.

Utilizzare la Pace come argomento per lo scontro politico significa perciò fare violenza al concetto stesso di Pace, ed è un'azione credibile quanto brandire delle torce e dichiarare che le si vuole usare per andare a spegnere un incendio.

 

Non si vuole qui sminuire l’importanza del prendere posizione, dell’impegno nel contrastare le ingiustizie, nel difendere gli inermi e, in generale, dell’affermare la Giustizia. Si vuole solo ricordare che lottare per la Giustizia significa schierarsi, scegliere da che parte stare e combattere contro la parte opposta. E che questa attività è nobile, è giusta ed è, ovviamente, non pacifica.

La Giustizia può trionfare solo quando l’ingiustizia sarà sconfitta. Ci saranno allora sconfitti e vincitori.

Chi lotta per la Giustizia è naturalmente fazioso. E chi è fazioso lo è sempre per una giusta causa. La causa della Giustizia e del trionfo del bene sul male.

Ciò accade da ambo le parti.

In una guerra, infatti, entrambe le parti lottano per far trionfare la Giustizia.

La propria giustizia.

Essere dalla parte della Giustizia dunque vuol dire essere faziosi, e ciò implica automaticamente non essere per la Pace.

La Pace non è una fazione, non cerca la vittoria, né la sconfitta di qualcuno. Un sedicente partito della pace è perciò una contraddizione in termini, un ossimoro.

Una parte politica che si arroga il diritto di essere "per la pace" e accusa un'altra parte di essere "contro la pace" compie quindi una mistificazione. Perché la Pace è non avere nemici! La Pace non può mai essere usata come strumento per qualificare e identificare un nemico. Ogni comportamento fazioso è di, fatto, un ostacolo alla vera Pace.

Tutto questo è sempre stato ben chiaro per i veri e autentici costruttori di Pace che hanno dedicato la loro vita al bene dell’Umanità. Costoro infatti, a cominciare da Gesù, che diceva “ama il tuo nemico”, passando per Rumi, il quale raccontava che “Pregando per la Pace ho imparato ad accettare gli altri incondizionatamente", fino all’esortazione di Tolstoj ("Perdoniamoci a vicenda, solo allora vivremo in Pace") e a quella di Madre Teresa di Calcutta, la quale ci raccomandava che "se vogliamo la Pace, non è parlando con i nostri amici, ma parlando con i nostri nemici che la otterremo", ci ricordano tutti, ognuno a suo modo, che

la Pace si costruisce smettendo di considerare l’altro un nemico e iniziando a collaborare con lui.

SIAMO TUTTI FRATELLI, QUINDI NON POSSONO ESISTERE NEMICI

È così semplice da capire!

Ma come possiamo metterlo in pratica?

Per raggiungere la Pace è necessario non considerare le ragioni dei contendenti. Ci si deve dimenticare di concetti come ragione o torto, aggressore o vittima. Il primo obiettivo del pacificatore è la negoziazione. Poi, in sede di negoziazione, si parlerà delle condizioni.

Se invece si parla delle condizioni di pace prima che vi sia Pace, allora non si sta trattando per la Pace, ma per la resa.

La Pace invece non chiede nessuna resa. L'obiettivo della negoziazione è di superare le cause del conflitto e soddisfare le necessità dei contendenti, rispettando i diritti di ognuno ed eliminando tutte le prevaricazioni.

I prerequisiti indispensabili per avviare un processo di Pace serio, credibile e quindi percorribile consistono dunque nell’abbandonare qualsiasi visione manichea della situazione e nel sostituire la logica della contrapposizione degli interessi delle parti con una logica di composizione sinergica degli stessi, costruendo una prospettiva di salda cooperazione e collaborazione tra gli ex contendenti.

Il Segreto per riuscire in questa impresa è… NON DISCRIMINARE!

Al negoziato si deve pervenire senza alcun preconcetto. E ci si deve astenere, nel modo più assoluto, dal giudicare!

La vera Pace è un progetto per il futuro, non una valutazione morale del passato.

L’assenza di giudizio è particolarmente importante: ogni giudizio crea etichette e graduatorie, cioè il fondamento basilare della discriminazione, che a sua volta è la premessa della conflittualità.

In sintesi, ogni forma di giudizio è pericolosa per la tenuta della Pace, di qualunque tipo di Pace, sia quella tra i Popoli, sia quella sociale o quella familiare.

Più si giudica e più si litiga, si confligge, ci si predispone alla guerra.

Ora lo sapete. Non avete più scuse.

Ora sapete quanto e in che modo la Pace dipende anche da Noi.

Da tutti NOI.

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