La guerra ibrida finanziaria all’Iran condotta da Bessent su mandato di Trump -di Francesco Cappello

Pubblicato il 25 gennaio 2026 alle ore 21:48

Testi e foto originali su "Seminare domande" di Francesco Cappello

Questo è economic statecraft. Nessun colpo sparato. “Non sono in grado di ottenere importazioni, ed è per questo che la gente è scesa in strada”

 

La strategia di aggressione finanziaria degli Stati Uniti all’Iran è stata recentemente svelata sfacciatamente dal suo autore, il Segretario al Tesoro Scott Bessent. Egli l’ha esplicitamente descritta come un’operazione di “cambio di regime” (regime change). Alla domanda dell’intervistatrice di Fox Business Maria Bartiromo, avvenuta il 20 gennaio 2026, a margine del World economic forum di Davos:
“Molti critici dicono che la vostra politica di sanzioni stia colpendo solo la popolazione civile. Come risponde? L’obiettivo finale è un cambio di regime?

Scott Bessent risponde: “L’obiettivo è la sicurezza degli Stati Uniti e la stabilità del Medio Oriente. Finché questo regime rimarrà al potere, non ci sarà pace. Quello che sta accadendo non è un cambio di regime imposto militarmente dall’esterno, ma un’implosione naturale accelerata dalla nostra pressione economica. Il popolo iraniano è nelle strade perché ha fame e vuole libertà; noi stiamo solo togliendo l’ossigeno finanziario ai loro oppressori.”

Bessent ha spiegato che la strategia consiste nell’utilizzare il potere del Dipartimento del Tesoro e dell’OFAC (L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri) per esercitare la “massima pressione” sull’Iran. L’obiettivo dichiarato è quello di schiacciare l’economia iraniana attraverso sanzioni mirate. Bessent nel corso della stessa intervista dichiara infatti:

Il Presidente Trump ha ordinato al Tesoro e alla nostra divisione OFAC di esercitare la massima pressione sull’Iran, e ha funzionato. In dicembre la loro economia è crollata. Abbiamo visto una banca importante fallire. La banca centrale ha iniziato a stampare moneta. C’è carenza di dollari. Non sono in grado di ottenere importazioni, ed è per questo che la gente è scesa in strada.

A Davos, Bessent ha descritto l’azione del Tesoro non solo come una punizione, ma come uno strumento deliberato per ottenere risultati politici senza l’uso delle armi:

Questo è economic statecraft [arte di governo economica]. Nessun colpo sparato. Le cose si stanno muovendo in modo molto positivo qui. […] La nostra strategia è chiara: applicheremo la pressione economica nella misura massima possibile per interrompere l’accesso del regime iraniano alle risorse finanziarie che alimentano le sue attività destabilizzanti.”

In un discorso precedente, ha specificato l’ampiezza dell’intervento mirato: “Il Tesoro ha lanciato una campagna di sanzioni globalecolpendo ogni fase della catena di approvvigionamento petrolifero dell’Iran, dall’estrazione alla vendita fino al regolamento finanziario. L’obiettivo finale, come indicato dal Presidente nel memorandum di febbraio, è portare le esportazioni di petrolio dell’Iran a zero.”[1]

Bessent ha ammesso apertamente che il deterioramento economico è l’effetto desiderato per indebolire il potere centrale:
Il regime iraniano è impegnato in un rituale di auto-immolazione economica, un processo che è stato accelerato dalla campagna di massima pressione del Presidente Trump. […] Useremo ogni strumento a nostra disposizione per ritenere il regime responsabile.

In pratica le parole di Bessent confermano candidamente che il Tesoro americano considera l’OFAC come la “punta di lancia” di questa operazione, agendo con l’intento dichiarato di soffocare le linee di credito e le esportazioni energetiche fino a rendere il regime insostenibile dall’interno.

Riassumendo, Bessent ha rivendicato con orgoglio che questa “diplomazia economica” ha portato al crollo della valuta iraniana e al fallimento di una grande banca nel dicembre precedente. Secondo il Segretario al Tesoro, la carenza di dollari e l’impossibilità di ottenere importazioni hanno spinto la popolazione a scendere in strada, un risultato che egli definisce “molto positivo”.

La banca iraniana portata al fallimento dalla strategia di “massima pressione” è la Mellat Bank (o Bank Mellat). Bessent ha citato il collasso di questo primario istituto di credito come la “prova provata” che il sistema finanziario iraniano ha raggiunto il punto di rottura nel dicembre 2025. La Mellat Bank, storicamente legata al finanziamento dei settori energetici e delle attività dei Pasdaran, è stata impossibilitata a far fronte ai propri obblighi a causa della totale carenza di riserve in valuta estera (dollari). Il fallimento è stato accelerato dall’azione dell’OFAC, che ha chiuso i canali di regolamento finanziario per le esportazioni di petrolio della “flotta ombra” (shadow fleet).
Senza l’afflusso di petrodollari, la banca non ha potuto sostenere le lettere di credito per le importazioni, portando all’insolvenza.
Il crack di questa banca avrebbe innescato una reazione a catena: la Banca Centrale iraniana è stata costretta a stampare moneta in modo incontrollato per coprire i depositi, alimentando l’iperinflazione che ha poi spinto la popolazione a scendere in piazza per le proteste attualmente in corso.
Nelle sue interviste (in particolare con Maria Bartiromo), Bessent ha usato questo specifico fallimento bancario per sostenere che il regime è ormai in una fase di “auto-immolazione economica” e che i leader stanno trasferendo i propri capitali personali all’estero proprio perché consapevoli che il sistema bancario nazionale è distrutto.

Bessent è stato scelto per questo ruolo non per competenze di politica fiscale o economica generale, ma per la sua esperienza passata negli hedge fund, dove era noto per la capacità di far crollare le valute (come accaduto con la sterlina inglese e la lira italiana [2]).
Il suo “lavoro” in Iran è stato quello di distruggere la sua valuta nazionale.

Ovviamente si tratta di una guerra condotta con mezzi finanziari totalmente contraria al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite.

Nonostante la totale illegalità di questa politica che tenta deliberatamente di provocare un collasso economico totale per destabilizzare il governo iraniano dall’interno insieme ai precedenti bombardamenti subiti dall’Iran nel giugno scorso da parte di Stati Uniti e Israele, i leader europei continuano a rimanere in silenzio chiedendo, paradossalmente, moderazione solo all’Iran.
L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha dichiarato il 3 gennaio 2026:

L’Unione Europea segue con estrema preoccupazione le notizie di morti e violenze. Chiediamo alle autorità iraniane di esercitare la massima moderazione [maximum restraint] nei confronti dei manifestanti e di garantire il diritto alla libertà di espressione e di associazione".

Il nostro ineffabile ministro degli esteri Antonio Tajani pur convocando l’ambasciatore iraniano a Roma (13 gennaio 2026), ha mantenuto una linea che punta alla “de-escalation”, termine che spesso in diplomazia serve a evitare di avallare la linea dura americana del cambio di regime:
L’Italia chiede al governo di Teheran di fermare immediatamente le esecuzioni e la repressione violenta. Lavoriamo con i partner del G7 per una de-escalation che eviti un conflitto regionale dalle conseguenze incalcolabili.

La Segretaria di Stato britannica Yvette Cooper, nel suo aggiornamento al Parlamento del 13 gennaio 2026, ha usato i soliti toni duri contro “la violenza del regime” ribadendo che il futuro dell’Iran appartiene ai suoi cittadini ovviamente distanziandosi sottilmente dall’idea di un’operazione guidata dall’esterno:
Condanniamo nei termini più forti la violenza dello Stato iraniano. Esortiamo il regime a proteggere il diritto di protesta. Tuttavia, le decisioni sul futuro dell’Iran sono per il popolo iraniano.

Mentre l’Europa chiede “moderazione” all’Iran per evitare il sangue, Scott Bessent ha Incredibilmente definito le preoccupazioni europee come “incendiarie” o dettate dalla debolezza, dichiarando:
I leader europei proiettano debolezza, mentre gli Stati Uniti proiettano forza. Capiranno presto che devono restare sotto l’ombrello di sicurezza americano e che la nostra strategia di pressione è l’unica via d’uscita.”

L’Europa teme che se il regime crollasse improvvisamente sotto la pressione USA (senza un’alternativa pronta), l’Iran diventerebbe una “nuova Siria” o un “nuovo Afghanistan” ai confini del mondo occidentale. Se l’obiettivo di Bessent è il collasso finanziario totale; l’obiettivo europeo è la stabilizzazione dei diritti umani senza distruggere l’apparato statale iraniano, per timore di un vuoto di potere. Teheran ha definito “interferenze ipocrite” quelle della diplomazia europea, la cui preoccupazione principale, in realtà, non è solo di natura umanitaria o politica, ma è profondamente legata alla sicurezza energetica.
Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia più vitale al mondo: nel 2026, si stima che vi transiti circa il 20% del petrolio mondiale e il 25% del Gas Naturale Liquefatto (GNL). Per l’Europa, questo significa che una chiusura o un’instabilità dello Stretto porterebbe a un’impennata immediata dei costi energetici e dell’inflazione, vanificando i suoi sforzi di ripresa economica.
Kaja Kallas ha detto chiaramente che la libertà di navigazione è una “linea rossa” per l’Europa, legandola direttamente alla stabilità dei prezzi:

La sicurezza delle rotte marittime globali, in particolare nello Stretto di Hormuz, non è negoziabile. Qualsiasi interruzione dei flussi energetici avrebbe conseguenze dirette e gravi sull’economia europea e sulla stabilità dei prezzi per i nostri cittadini. Esortiamo tutte le parti a evitare azioni che possano mettere a rischio il commercio internazionale.”
— Kaja Kallas, dichiarazione al Consiglio Affari Esteri, gennaio 2026.

Emmanuel Macron è stato tra i più espliciti nel sottolineare che il collasso dell’Iran non deve avvenire a scapito della sicurezza globale:
Non possiamo permettere che una crisi politica interna si trasformi in una catastrofe energetica globale. L’Europa ha bisogno di stabilità nei suoi approvvigionamenti. Chiediamo moderazione a Teheran, ma ricordiamo anche ai nostri alleati che una regione in fiamme non giova a nessuno. La protezione dello Stretto di Hormuz è una priorità strategica per la sovranità europea.”
— Emmanuel Macron, conferenza stampa a Parigi, 15 gennaio 2026.

Annalena Baerbock pare si stia rinvenendo relativamente al fatto che dopo il sabotaggio del Nord stream la Germania risulta ancora sensibile ai prezzi del gas, ed ha così espresso il timore di una “nuova crisi sistemica”:
L’economia europea è ancora in una fase di vulnerabilità. Un’escalation militare o un blocco nello Stretto di Hormuz porterebbe a uno shock dei prezzi che le nostre industrie non possono permettersi. La nostra richiesta di moderazione all’Iran serve a proteggere non solo i diritti umani, ma anche l’integrità delle catene di approvvigionamento globali.

Dopo il distacco dal gas russo, l’Europa dipende fortemente dal GNL proveniente dal Qatar, che deve necessariamente passare per Hormuz. Un aumento del greggio sopra i 100 dollari (scenario previsto in caso di blocco) porterebbe l’inflazione nell’Eurozona sopra il 5-6% in poche settimane.
In sintesi, mentre Bessent vede nello “schiacciare l’economia iraniana” la soluzione finale, i leader europei temono che, nel processo, venga schiacciata anche la fragile stabilità energetica del Vecchio Continente.

Proprio a causa di queste preoccupazioni, Scott Bessent ha risposto piccatamente ai leader europei durante il World Economic Forum di Davos. Le sue parole testuali spiegano bene la divergenza:
Gli europei parlano di ‘stabilità energetica’ perché hanno paura. Ma la vera stabilità arriverà solo quando questo regime non sarà più in grado di ricattare il mondo chiudendo i rubinetti o minacciando lo Stretto. La loro moderazione è un finanziamento indiretto al caos. Gli Stati Uniti garantiranno la navigazione, ma l’Europa deve smettere di tremare per il prezzo del gas e sostenere la fine di questa minaccia.
In altre parole, Bessent sta dichiarando che quando gli Stati Uniti controlleranno anche le risorse energetiche dell’Iran dopo quelle venezuelane l’Europa potrà comprare il gas e il petrolio iraniano con la sicura mediazione degli Stati Uniti

Gioverà infine ricordare il pronunciamento sul suo ‘Truth’ di Trump a proposito delle manifestazioni in corso in Iran:

Se l’Iran ucciderà violentemente manifestanti pacifici, com’è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America andranno in loro soccorso. Siamo carichi, pronti e operativi.

Ebbene , leggiamo ora le parole di Mike Pompeo che spavaldamente ci dice che dietro le rivolte in Iran c’è il Mossad, in pratica una rivoluzione colorata:

Il regime iraniano è nei guai. Portare mercenari è la sua ultima speranza. Rivolte in dozzine di città e i Basij sotto assedio — Mashhad, Teheran, Zahedan. Prossima tappa: Baluchistan. 47 anni di questo regime; POTUS 47. Coincidenza? Buon anno a ogni iraniano nelle strade. E anche a ogni agente del Mossad che cammina accanto a loro.”

Per chi non lo ricordasse Mike Pompeo è stato segretario di Stato, congressista, direttore della CIA e molto altro. 


[1] La dichiarazione specifica proviene da un comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (U.S. Department of the Treasury), emesso a metà gennaio 2026, e ripreso poi da Scott Bessent durante i suoi interventi pubblici e nelle note tecniche dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control). Il testo compare in una nota ufficiale intitolata “Treasury Targets Iran’s Global Oil Supply Chain and Shadow Fleet”. In questo documento, il Tesoro descrive l’escalation delle sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra” (shadow fleet) che l’Iran usa per aggirare l’embargo.
Il passaggio che menziona l’obiettivo di portare le esportazioni a zero “come indicato dal Presidente nel memorandum di febbraio” è un riferimento cruciale. Si riferisce a un National Security Presidential Memorandum (NSPM) firmato da Donald Trump poco dopo il suo insediamento che stabilisce come priorità assoluta la neutralizzazione economica delle entrate energetiche iraniane. vedi sito ufficiale home.treasury.gov (nella sezione Press Releases).
[2] Per capire come Scott Bessent stia muovendo i fili contro il Rial iraniano oggi, bisogna guardare a quello che ha fatto negli anni ’90.
A quel tempo, Bessent era il braccio destro di George Soros (gestiva la sede di Londra del Quantum Fund). La sua specialità non era “investire” nel senso tradizionale (comprare qualcosa sperando che il suo valore salga), ma individuare governi che stavano cercando di sostenere il valore della propria moneta in modo artificiale, oltre le proprie possibilità.
vediamo come funzionava la sua strategia nel modo più semplice possibile:
Per capire la “Scommessa contro una moneta” (Short Selling) immaginiamo di sapere che un oggetto che oggi costa 10€, domani ne varrà solo 5€. Ecco allora cosa puoi fare:

  • Ti fai prestare quell’oggetto da un amico oggi.
  • Lo vendi subito a 10€.
  • Domani lo ricompri a 5€.
  • Lo restituisci al tuo amico.
  • Ti restano in tasca 5€ di guadagno.

Bessent ha fatto questo con la Sterlina e la Lira nel 1992, ma su una scala di miliardi. Il Mercoledì Nero del 1992 (L’attacco alla Lira e alla Sterlina). All’epoca esisteva il SME (Sistema Monetario Europeo), un accordo che obbligava le valute europee a restare entro certi limiti di valore l’una rispetto all’altra.
L’Italia e il Regno Unito avevano un’inflazione alta e un’economia debole, ma per restare nell’accordo dovevano mantenere il valore della Lira e della Sterlina obbligatoriamente “alto”.
La strategia di Bessent e Soros. Bessent capì che le banche centrali d’Inghilterra e d’Italia stavano finendo le riserve (i risparmi in dollari o marchi tedeschi) per “comprare” la propria moneta e tenerne su il prezzo.n Cominciarono così a vendere quantità industriali di Lire e Sterline sul mercato. Più loro vendevano, più il prezzo crollava. Le Banche Centrali cercarono di resistere comprando, ma Bessent e Soros avevano “più proiettili” ovvero più soldi da scommettere. Alla fine, l’Italia e l’Inghilterra dovettero arrendersi, uscire dallo SME e svalutare. In una notte, la Lira e la Sterlina persero gran parte del loro valore, e il fondo di Soros (grazie alle intuizioni di Bessent) guadagnò miliardi.
La strategia di Bessent oggi è identica, ma invece di usare “scommesse finanziarie” private, usa il potere dello Stato americano: La moneta iraniana (il Rial) è sostenuta solo dalle vendite di petrolio. Bloccando le navi di petrolio e i conti esteri, Bessent toglie all’Iran l’unica cosa che tiene in piedi la moneta: il dollaro. Quando la gente capisce che il governo non ha più dollari per difendere la moneta, corre a cambiare i propri risparmi. Il valore del Rial precipita a zero.
Bessent agisce come un ingegnere dei crolli. Cerca il pilastro che regge l’edificio economico di un Paese e, una volta individuato, usa tutta la forza che ha a disposizione per abbatterlo, nella speranza che il crollo della moneta porti inevitabilmente alla caduta di chi governa.

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