Trump, presidente degli USA che di dollaro vivono, dice : evviva, l’Opec è finita.
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UAE, notizia shock: gli Emirati Arabi Uniti, uno dei membri più importanti del famoso cartello petrolifero, escono dall'OPEC.
OPEC: cartello dei paesi produttori di petrolio che da mezzo secolo controlla il prezzo del greggio.
Great! Evviva. Così commenta Trump. E questa è la notizia.
Attraverso il prezzo del greggio, l’Opec controlla indirettamente anche il valore del dollaro o, meglio detto, del petrodollaro che poi diventa eurodollaro quando prende la strada della City di Londra. Difficile capire chi controlla chi ma se leggi i retroscena che legano Foreign Affairs americana alla Chatham House britannica immagini siano tutti d’accordo. Di sicuro, parlano la stessa lingua.
Di sicuro, attraverso l’influenza sull’eurodollaro il sistema sostiene anche la bolla speculativa finanziaria mondiale. La più grande e folle della storia umana.
Attraverso la finanza, un ristretto numero di miliardari controlla un ecosistema che sinteticamente chiamiamo Deep State.
Nell’immaginario collettivo il Deep State (Stato Profondo) è fatto di apparati dell’amministrazione americana. Ma pochi hanno cominciato a capire e vedere le prove schiaccianti dei legami strettissimi e poco trasparenti fra membri importanti dell’amministrazione e il mondo della finanza globale, fatto di banche d’affari, banche centrali e grandi fondi di investimento, che controlla le multinazionali, i grandi media mondiali e gli apparati più o meno segreti di infiniti organismi sopra ed extra nazionali. I soggetti che ricoprono ruoli significativi negli apparati amministrativi e negli organismi sopranazionali sono solo pedine, sebbene strategiche.
In due parole: il Deep State è l'essenza della globalizzazione. La casa delle porte girevoli.
Ora, attenzione :
Trump commenta sul suo Truth social la notizia dell’uscita degli Emirati dall’Opec in questa maniera: Great! (Evviva!), l’OPEC è finita.
Trump, presidente degli USA che di dollaro vivono dice : evviva, l’Opec è finita.
Dal 1971 gli USA esportano dollari creati dal nulla e con quelli comprano merci da mezzo mondo per sostenere i consumi in un paese che non è più capace di produrre al suo interno le cose che la popolazione consuma a ritmi mostruosi.
Il principale consigliere economico di Trump lo ha detto chiaramente sin dall'inizio: vuole una grande svalutazione del dollaro. Non una svalutazione. Una grande svalutazione che, inevitabilmente, si porta dietro il valore dei titoli finanziari gonfiati dal denaro creato dal nulla che non possono produrre vera ricchezza, ma producono miliardari, quelli sì.
Allora, tutte le mosse folli di Trump in questo suo secondo mandato possono essere ricondotte a questa strategia: attacco su molti fronti contemporanei per "distruggere creativamente" il sistema di potere incentrato sulla finanza anglosassone globalista.
La globalizzazione è finita, da tempo. È un morto che cammina perché prima le sanzioni, poi i BRICS, poi i dazi ne hanno minato le colonne portanti: libertà assoluta di movimento di capitali e merci. Oggi, quella libertà è definitivamente spazzata via dai venti di guerra.
In quest’ottica di distruzione creativa del potere della finanza globalista sostenuta dalla City di Londra possiamo leggere l'alleanza di Trump con la Russia di Putin e la Cina di Xi.
Ma
c'è un grosso ma.
Dove va a parare questa distruzione creativa? Chi e come governa i processi e cosa sta preparando. Cosa verrà dopo il dollaro creato dal nulla?
Il nostro immaginario collettivo tende a fare questo semplice pensiero, ingenuo: chi combatte i cattivi deve essere buono. Il nemico del mio nemico è mio amico.
Viviamo in un mondo in cui dovremmo averlo capito che nulla è semplice e nulla è come sembra, con un livello di manipolazione mediatica che raggiunge livelli artistici e in cui i concetti di Buono e Cattivo diventano categorie scivolose.
Dietro l’illusione, un ipotesi prende corpo: sono sostanzialmente tutti d'accordo:
Trump, Putin, Xi, certo, lo abbiamo capito: fra una bomba e l’altra si scambiano messaggi, organizzano incontri. Condividono interessi e vedono un nemico comune: la finanza globalista che ha provato a inglobare e corrompere la Russia, la Cina, l’Iran, ma non ci riesce, e allora vorrebbe distruggerle.
Quello che è meno chiaro, è se anche la City e il deep state facciano o meno parte di un grande teatro, in cui fra lo scambio di bombe e invettive e accuse reciproche e mosse di una partita di scacchi che si sposta dai tribunali ai fronti di guerra alle compagnie d’assicurazione alla costruzione a tavolino di emergenze su emergenze... in fondo condividono tutti un grandissimo interesse:
il mantenimento della ricchezza e del potere.
La guerra è rappresentazione. Sceneggiata. Distruzione creativa. Se leggiamo i retroscena delle guerre mondiali, con le banche sioniste che hanno da sempre finanziato entrambe i fronti, capiamo che la guerra è sempre stata teatrino, indipendentemente dai morti e dalla passione e dalla convinzione degli attori, inconsapevoli di essere usati.
In questo caos, ogni forma di “emergenza” converge a un unico fine: il Grande Reset finanziario.
Virus, debito, crisi climatica, guerra di tutti contro tutti. Tutto fa gioco.
Emergenze artefatte che sdoganano leggi speciali. Nulla di nuovo. Ma la mente umana cancella le notizie sgradevoli.
La bolla finanziaria è fatta di cifre la cui dimensione non è comprensibile dalla mente umana. Alimenta il sistema di potere dei miliardari di tutto il mondo.
Trump è miliardario. La sua squadra è imbottita di miliardari. Molti capi di stato sono o vogliono essere miliardari.
Come si diventa miliardari al mondo d’oggi? Non con le imprese, la produzione e il lavoro, ma con la finanza. Soldi creati dal nulla e distribuiti agli amici degli amici.
La bolla non è sostenibile, oggettivamente. Tutte le bolle, prima o poi, devono scoppiare.
La bolla alimentata da dollari creati dal nulla che fanno il giro del mondo e attraverso i paradisi fiscali tornano sui mercati finanziari globali è aria fritta, creata dal nulla.
Però, siccome noi tutti, ingenui, continuiamo a credere che non possiamo vivere senza quei soldi creati dal nulla dai furbi del mondo, quella bolla diventa, per i furbi miliardari di tutto il mondo, potere di acquisto e potere dominio.
Potere, interessato naturalmente a mantenere sé stesso. Costi quel che costi.
Potere fatto di corruzione. Così profonda che si esprime a livelli di genocidi, pedofilia e satanismo, la cui evidenza oramai sfugge solo a chi preferisce non vedere.
Le oligarchie miliardarie di tutto il mondo litigano o fanno finta di litigare. Non cambia.
Magari si immedesimano così profondamente nella parte che la Storia assegna ad ognuno di loro, che finiscono per odiarsi reciprocamente sul serio.
Non c’è bisogno che siano formalmente d’accordo. Condividono un interesse così grande, e così tremendo, che su un punto convergono istintivamente: mantenere il Potere.
La bolla è fatta di debiti e crediti.
Ci sono i crediti del sistema finanziario che crea soldi dal nulla e li presta agli Stati. Quelli diventano debiti dei cittadini.
Ma ci sono anche i crediti dei cittadini nei confronti del sistema finanziario. Il nostro risparmio, che non è creato dal nulla: è guadagnato attraverso il lavoro. Più o meno pulito, ma sempre un lavoro.
Tutti i miliardari, indistintamente, hanno interesse ad alimentare lo scenario caotico in cui la bolla finanziaria globale viene riassorbita facendo sparire il risparmio delle famiglie nel mondo, per salvare i crediti nati dal denaro creato dal nulla che li ha resi miliardari.
Nel Grande Reset spariscono le banche.
Tutte, tranne le banche centrali. Con le banche, spariscono i nostri crediti, i nostri depositi, i nostri titoli, le nostre polizze: il nostro risparmio.
Restano i nostri mutui, i prestiti personali, i debiti in ogni forma, e siccome non possiamo pagarli in tempo di crisi e di caos, e siccome non siamo noi a gestire la storia, e siccome il diritto è morto e sepolto da quel dì, allora si prendono le nostre proprietà. Lo hanno scritto e dichiarato.
Terre, case, oro. Tutto ciò che ha valore concreto rispetto a soldi creati dal nulla.
E poi?
E poi, nella mente perversa di chi vede le cose dall’alto e pretende di governare la Terra, arriva la moneta digitale delle banche centrali che potremo usare solo se faremo i buoni (leggi: se obbediamo a leggi illegittime e contrarie al Diritto e all’innato senso di Giustizia e Libertà). Perché dovremmo obbedire? Perché altrimenti non potremo comprare più nulla. E se ci ribellassimo? Palantir sa come colpire con precisione millimetrica, ed Elon Musk ha già annunciato la produzione di venti miliardi (sì hai letto bene: miliardi) di robot anempatici.
Per stare tranquilli, possiamo continuare a sperare che i buoni ci salvino, e schierarci ideologicamente a favore del buono di turno, chiunque esso sia nel nostro personale modo di vedere le cose. Schierarsi è termine bellico. Gli eserciti si schierano. Chi si schiera alimenta la guerra.
Ma io che posso fare, allora?
Posso smettere di sperare di essere salvato, e cominciare a costruire il mondo che volevo fosse costruito dai governi. Posso smettere di desiderare di accumulare soldi e potere. Smettere di attribuire valore ai soldi e vedere che nei soldi creati dal nulla di valore non ce ne può essere. Posso smettere di schierarmi. Posso sforzarmi di costruire rapporti non conflittuali. Posso domandarmi quali sono i miei reali bisogni e concentrarmi su quelli. Posso domandarmi chi sono, cosa è la vita e cosa è la morte, cosa dà senso alla mia esistenza terrena. E agire di conseguenza.
Posso cominciare a sperimentare una cosa che ho sentito dire, ma non gli ho mai creduto veramente: cambio me stesso, vivendo intensamente e coerentemente attimo dopo attimo in un eterno presente, e in ogni attimo in cui ci riesco, l’intero mondo l’ho già cambiato.
Non ci devo “credere”. Posso solo sperimentarlo.
Provarci seriamente insieme ad altri disposti a mettersi in gioco, è il meglio che possiamo fare
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Commenti
All'attenzione del dott. Guido Grossi.
Buongiorno Grossi, sono "quel" Mossa che l'ha incontrata, da ultimo, da Hora Felix alla presentazione del libro di De Ninno.
È quindi anche l'occasione per farle avere il mio recapito.
Ciò premesso, nel merito:
- condivido l'analisi e la gravità del livello di 'male' ormai diffuso;
- condivido la via di ripartire dalla coscienza e dalle priorità individuali.
- non ancora riesco ad abbandonare l'idea che occorra anche un impegno, dapprima pre-politico, come quello che anche lei e voi state profondendo, ma infine anche "politico", pur sapendo che la radice di questa parola è la stessa della parola guerra.
Mi farà piacere sapere cosa ne pensa e spero di avere occasione di incontrarla ancora.
Pier Luigi Mossa