Volto e funzione dei buddisti al tempo della pandemia da sars e della creazione di nuove emergenze - di Maurizio Xing Wu

Pubblicato il 10 giugno 2026 alle ore 08:46

Sono un ex monaco buddhista ordinato in Taiwan nel 1999 nella tradizione del CHAN (lo zen cinese) e della TERRA PURA. Ho condotto vita monastica per sei anni in un piccolo tempio della Liguria studiando gli insegnamenti del Buddha, praticando la meditazione e officiando la liturgia tradizionale. Nel 2005 sono tornato a vita laicale continuando sempre a praticare gli insegnamenti e la pratica adattandoli alla mia realtà quotidiana. L'infausta realtà della diffusione e della gestione del virus Sars, è stata per me l'occasione più evidente per rendermi conto di cosa sia diventato il "mondo "dei buddisti, clero e  suoi praticanti laici.

Svolgo questa riflessione alieno da qualsiasi intento denigratorio fine a sè stesso, semmai con una punta di amarezza.

Più di tre anni fa avevo inviato il mio scritto all'Unione Buddista Italiana, ad alcuni monaci di mia conoscenza e all'abate del tempio dove avevo vissuto per sei anni non ricevendo alcuna considerazione. Perciò, ora, è in questa sede che mi è stata data l'occasione di riproporre quelle mie riflessioni, il cui contenuto risulta ancor più attuale e significativo nel momento in cui le udienze della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione "covid" fanno emergere molte delle verità che a suo tempo, personalmente avevo intuito assieme a diverse figure professionali non appartenenti al sistema delle istituzioni governative.

Questi tre anni e più, di quella che è stata artatamente definita pandemia e che tutt'ora "cova" come tale, in attesa di essere riesumata, sono stati - lo sono ancora adesso- rivelatori del "comportamento" dell'intero mondo buddista con a capo i suoi rappresentanti del clero. Pur sapendo che questo personaggio non ne rappresenta la sua realtà assoluta ma solo quella di una specifica tradizione, lo prendo ad esempio paradigmatico per l'enorme potere di influenzare e "guidare" grandi masse del clero e laici, indicando il da farsi. Si tratta del sig. Tenzin Ghiatzo detto Dalai Lama (oceano di saggezza?) che si è reso sponsor del siero genico spacciato come tradizionale vaccino trasformando quanti lo hanno imitato - quegli esseri da liberare-risvegliare - in cavie umane sottoposte a sperimentazione. Così nei paesi asiatici, buddisti per tradizione, si è assistito a monaci che affollavano i centri vaccinali e statue del Buddha con la bocca coperta dalle mascherine. In Italia, analogo comportamento: centri chiusi; modalità di pratica on line o riservata solo a quei pochi eletti che si erano inoculati il siero salvifico. A Firenze , nel mese di aprile 2021, il centro zen locale, assieme ad altre confessioni religiose, ha sostenuto la campagna del farmaco presentandolo come "luce della speranza; lo stesso centro, in immagini, presentava la meditazione seduta con la bocca chiusa dalla mascherina come la meditazione del Buddha. Da altri luoghi di pratica, presieduti dalle loro guide, non sono state attuate iniziative rapportate alla gravità della situazione se non stereotipate prediche inneggianti la presunta virtù di starsene a casa propria riscoprendo una fantomatica dimensione famigliare e soprattutto perorare uno dei "miti" tanto in voga di questi tempi propagandato dai governanti, la Resilienza.

Come si spiega questo allineamento? Questa accettazione incondizionata, acritica, alla narrazione prima e alla conseguente gestione dell'epidemia? Quanti decenni sono che, in occidente, i monaci, i laici, sparsi nei templi, nei centri, svolgono la loro azione? Che tipo di "energia" hanno immesso nel corpo vivo della società? Non sarebbe logico riscontrare che, con tutti questi anni di pratica monaci, maestri di Dharma, praticanti laici, avessero acquisito Chiara Visione, retta consapevolezza della situazione che si stava delineando intorno a loro e dispiegare la loro azione, utilizzando gli insegnamenti come mezzi abili per sottrarre più gente possibile al dominio di Ignoranza, paura, avversione, illusione; sentimenti che venivano diffusi con tutti i mezzi a disposizione, questi si, dai "detentori del discorso"? Come si concilia tutto ciò con il praticare il Buddha Dharma? Che ne è dell'insegnamento dato dal Buddha al popolo dei Kalama (Kalama Sutta) sintetizzato come il non credere ciecamente ad alcuna presunta autorità ma piuttosto informarsi completamente e riconoscere ciò che risulta essere salutare e benefico per sé stessi e gli altri e quello adottare. Ci si sarebbe potuti rendere conto che quello che astutamente l'OMS aveva denominato vaccino, non era quel preparato nel quale la maggioranza delle persone ha sempre creduto ma un siero genico che veniva sperimentato sulla loro pelle. E in questa circostanza i religiosi buddisti avrebbero dovuto predicare ai praticanti che nessun fenomeno-dharma ha una sua realtà, in questo caso: valore assoluto.

Di fatto la denominazione di vaccino data ad un siero genico spacciato come unica cura esistente, sicura ed efficace era il risultato di una "programmazione neuro-linguistica" tesa a ingannare la popolazione e occultare i reali "elementi "in gioco tra i quali: negazione e censura di cure alternative efficaci; brama di profitto delle multinazionali del farmaco; connivenza e corruzione tra i rappresentanti produttori e responsabili dei vari governi per l'acquisto e la imposizione alle persone su larga scala e a tutte le fasce di età senza alcun interesse per la salute della gente. Non sarebbe stato il caso, avendo introiettato questi insegnamenti, esercitare retta conoscenza per acquisire retta coscienza e produrre retta consapevolezza investigando così se quello che veniva proposto come salvifico in senso assoluto fosse realmente tale e non fosse al contrario una operazione di manipolazione di massa che faceva leva su ignoranza e paura per ottenere ben altro? Alla luce di questo comportamento, appare tremendamente ipocrita professare distacco dalle cose del mondo e non occuparsi di politica. Quando si obbedisce a diktat governativi che reprimono i più elementari diritti umani, usando a pretesto una epidemia che non si è voluta gestire con mezzi adeguati rispettando la dignità delle persone - primo tra tutti in questo caso: a) il diritto alla libertà di cura sancito dalla Costituzione; b) quello di non essere sottoposti a trattamenti sanitari obbligatori; c) quello di non essere sottoposti a sperimentazione di farmaci genici fungendo da cavia - è evidente che si sta effettuando una azione politica. perché politica significa interessarsi della cosa pubblica e delle persone, influenzandole e indirizzandole verso una scelta piuttosto che un'altra.

Esprimo sconcerto e sdegno per il fatto che il mondo buddista non abbia  utilizzato gli insegnamenti del Buddha come il  GRANDE FARMACO da utilizzare come antidoto per guarire le persone soprattutto dalla paura di morire. 

Accanto al covid 19, veniva infatti alimentato ad arte un altro virus, quello appunto della paura che ha creato diverse nefaste realtà. Una tra queste quella prodotta dal Ministro della salute con il “consiglio” dato ai medici di famiglia di non andare a visitare i malati in casa lasciandoli a “tachipirina e vigile attesa”; negare e misconoscere l’esistenza di cure efficaci che gli venivano segnalate da medici che comunque stavano curando i malati nei loro domicili con successo e sempre per la paura indotta la realtà di anziani contagiati isolati disumanamente dai propri cari e deceduti a seguito di inappropriata assistenza e di cure, messi in sacchi e “bruciati” senza ricevere alcun conforto, benedizione.

Affermo che una buona percentuale di sofferenze di lutti, di discriminazioni tra individui, di ingiustificate misure di restrizioni delle libertà si sarebbero potute evitare se si fossero applicati in quella situazione in maniera convincente e incisiva gli insegnamenti del Buddha che avrebbero creato una massa critica di consapevolezza.

Non si sarebbe trattato di essere pro o contro qualcosa, bensì di produrre una autonoma analisi di tutta la situazione individuandone tutti gli elementi, gli attori coinvolti, i reali interessi in gioco (non certo quelli prevalentemente della salute pubblica) invece di allinearsi supinamente alla narrazione governativa propagandata dalla stampa ufficiale. A quel proposito rammentavo l’insegnamento del Buddha dato al popolo dei Kalama: quello di non credere ciecamente ad alcuna autorità…ma verificare, realizzare da sé stessi ciò che è vero e salutare per sè e per i molti e quello accettare e seguire.

I buddisti in questione hanno, invece, non solo appoggiato ma anche incoraggiato le persone ad accettare le disposizioni adottate dal governo predicando resilienza e promuovendo la campagna di una sostanza di cui non si conosceva la sua efficacia, i rischi per la salute, il fatto che era stata prodotta per esigenza di profitto in tutta fretta e soprattutto, essendo denominata vaccino, di assoluta fideistica accettazione come salvifica. Ignoranza questa, o opportunistico allineamento con il governo? Alla luce oramai dei morti provocati da questo ”vaccino” e dei gravissimi danni alla salute a persone di tutte le fasce di età, l’aver promosso questo siero come “bene comune” ha creato una massa enorme di sofferenza. È con questa scellerata scelta che hanno messo in pratica l’insegnamento del Buddha! 

Lo scopo di questa mia riflessione è quello, perciò, di tentare di fare luce su cosa sia oggi quello che si chiama Buddismo, nella sua forma, natura e declinazione, divenuto non solo, nell’età contemporanea, fenomeno di massa ma percepito addirittura quasi come la religione di questi tempi.

Per questo proposito mi è utile rammentare come, quando e quali siano stati gli esponenti che hanno introdotto il Buddha Dharma in occidente.

In sintesi, furono verso la fine dell ‘800 una élite di studiosi aristocratici britannici esponenti della teosofia e massoni affascinati dall’aderire e diffondere un insegnamento originario della loro colonia, l’India, che si contrapponeva al dogmatismo del cattolicesimo e offriva alla loro mentalità da positivisti una liberalità ed una forma di spiritualità basata sull’esperienza personale in linea con lo spirito scientista dell’epoca.

Siddharta Gautama il Buddha-Risvegliato, NON E’ MAI STATO UN BUDDISTA né HA MAI VOLUTO FONDARE IL BUDDISMO! Il buddismo come ISMO è un "costrutto” (secondo il Dharma); lo definirei una ”invenzione” che, nel tentativo di essere diffuso da questi rappresentanti e nel loro volerlo adattare alla mentalità occidentale, si è contaminato con quelli che all’epoca erano i valori dominanti derivati dall’illuminismo; la mitizzazione della ragione e della scienza delle “magnifiche sorti e progressive", secondo una concezione distorta prometeica.

Non mi scandalizza certo questa “contaminazione”. Nei paesi dove il Buddha Dharma si è diffuso, si è” rivestito” degli elementi culturali e spirituali del luogo. In Cina l’incontro-fusione con il Taoismo è divenuto Chan. Piuttosto, riscontro come quei valori che all’epoca avevano un proprio valore in quanto in parte anche istanze di rinnovamento assurti a “miti” e “verbo” da predicare, oggigiorno rappresentino una specie di PARASSITA che ha colonizzato il corpo di quello che è l’attuale buddismo rendendolo funzionale alla narrazione dei cosiddetti “padroni del discorso”. Ma su questo punto tornerò avanti. 

Nei paesi asiatici, soprattutto quelli a tradizione buddista, e dove il buddismo è religione di stato, i membri del Sangha con qualche esponente di spicco hanno avuto sempre un rapporto molto “dialettico” con le istituzioni del potere. In passato e tutt’ora ai nostri giorni non è inusuale vedere monaci che scendono in piazza a manifestare rivendicando di volta in volta diritti lesi non solo a loro stessi ma anche alla popolazione. 

E in Europa? E in Italia? In Italia quando tre anni fa il monaco theravada Bhante Dhamma Sila nell’ambito di una sua cerimonia ha rivolto un appello a tutti i religiosi delle differenti fedi a far sentire la loro voce per evitare che anche da noi in Italia venisse instaurata analoga realtà di discriminazione che era presente in quel periodo in Israele in termine di restrizione delle libertà con l’imposizione di un siero sperimentale. Questo religioso è stato misconosciuto addirittura come monaco, l’unione buddista italiana per bocca del suo rappresentante ha dichiarato di prenderne le distanze e per di più è stato ostracizzato e stigmatizzato perché in quanto monaco non si sarebbe dovuto esprimere in merito,  Perché invece non si è voluto raccogliere  quell’invito? L’Italia per tradizione e per la presenza del Vaticano è di religione cattolica con la sua strutturata gerarchia ecclesiastica. I religiosi buddisti sono stati riconosciuti come membri di culto. Anni fa fu firmata l’intesa con lo Stato e il buddismo venne ufficialmente riconosciuto come realtà avente diritto di ricevere il finanziamento dell’ 8×1000. Al buddismo quindi in Italia e ai suoi rappresentanti religiosi è stato riconosciuto un ruolo significativo nella società. E cosa avrà comportato questo riconoscimento? Di certo l'assunzione di un ruolo in accordo con le istituzioni dello Stato.

L’intero insegnamento, il Buddha lo ha paragonato ad una zattera da usare per raggiungere l’altra sponda della terra; la terra della Saggezza Andata Oltre la visione dualistica conflittuale. Una volta giuntici, non si dovrebbe continuare a portarsi in spalla la zattera, la si dovrebbe lasciare. Se invece si continua a starci sopra allora si scambia il veicolo per l’insegnamento. I buddisti essendosi costituiti come una istituzione religiosa, con l’Unione buddista come organizzazione che ne rappresenta le diverse realtà, sono così inseriti in un sistema in cui devono necessariamente relazionarsi con i governi che di volta in volta si succedono evitando di “mettersi in urto” con quel/quei poteri che gli garantiscono la sopravvivenza. 

Qual è questo ruolo sociale che viene riconosciuto all’attuale buddismo e ai buddisti? 

Tralascio quello delle statuette del Buddha che fungono da oggetti di arredamento, da giardino o che sono presenti in altri luoghi. Ci sono due lavori che ne illustrano secondo me alcuni degli aspetti più significativi; il primo è quello di William Davies intitolato “L’industria della felicità”. L’altro un articolo comparso sulla rivista INTERNAZIONALE di Ronald Purser con il titolo “La meditazione che fa bene al capitale”. Malgrado i due autori analizzino il fenomeno della Mindfulness, a mio avviso l’esito a cui si giunge con quella tecnica non differisce di molto dal risultato che si ottiene nel praticare il buddismo odierno. In sintesi viene fatto percepire il buddismo come una nuova forma di eudemonismo, spirituale per giunta. L’ icona che rappresenta questo stereotipo è il sig. Matthieu Ricard monaco tibetano traduttore del Dalai lama considerato l’uomo più felice del mondo. L’autore del libro citato pone una domanda: che ci fà un monaco buddista in un consesso come il forum di Davos noto per essere il luogo dove i potentati delineano l’agire e la programmazione del sistema di vita di interi popoli del pianeta? Insegna forse loro come sottomettere felicemente le moltitudini e veicolarne alle masse la necessaria accettazione? A questo proposito anche l’altra icona mondiale il sig. Tenzin Ghiatzo dalai lama (oceano di saggezza?) nei decenni ha svolto il suo ruolo di” diffusore di saggezza e compassione” raggiungendo il suo apice ai nostri giorni sponsorizzando come  "molto molto utile il vaccino che i suoi medici gli hanno consigliato di fare”. 

Nei paesi asiatici si è assistito così come ho già detto a monaci in fila nei centri di vaccinazione e statue del Buddha nei monasteri con la bocca coperta da grandi maschere chirurgiche.

Questa non è che una delle funzioni sociali del buddismo attuale. Ma, del resto, è pensabile che il buddismo occidentale possa realmente svolgere il ruolo di risveglio delle coscienze per far acquisire ad un maggior numero possibile di persone la consapevolezza di essere costrette a sopravvivere in un contesto dominato dalla violenza strutturale di governi, strutture sovranazionali, multinazionali con gli apparati militari a loro difesa? In Italia poi, colonia anglo-americana dal trattato di Parigi del 1947 fino ad oggi, la realtà è ancora più degenere. Altri attori, infatti, sono inseriti nel sistema (mafiosi, massoni, faccendieri, entità transnazionali ecc.) Il carattere, la natura del buddismo nostrano e dei suoi attori appare farisaico nel suo coniugarsi con il potere. Predica come virtù da osservare quella di non occuparsi di politica ma di fatto agisce in accordo con tutti quei temi che la politica impone. In ossequio ad un’altra fideistica convinzione, ritiene che la pratica debba concentrarsi unicamente sul singolo individuo. E qui, analogamente alla già citata Mindfulness e al suo oramai business mondiale, sostiene che tutta la gamma di problemi del vivere abbiano esclusivamente una causa interna; il sistema di potere che produce continue ingiustizie, crimini, violenze e sofferenze, non viene ritenuto responsabile perché considerato immutabile e quindi da accettare. Ci si illude di poterlo riformare apportando “compassione”!

Questa mia riflessione non è certo nuova, semplicemente è rimasta spesso inespressa o occultata nei decenni.

Gary Snaider nell’anno della mia nascita il 1961 nel suo saggio “Anarchismo buddista” argomentava come l’insegnamento del Buddha non potesse esimersi dal concepire la liberazione del singolo separata da quella da un sistema repressivo. Pacificare l’individuo non significa anestetizzarlo in modo da fargli accettare supinamente ogni sopruso perpetrato dal sistema di potere in cui vive assieme ai suoi simili ma dovrebbe consentirgli di acquisire maggior consapevolezza e sensibilità nell’agire con determinazione per scardinare gradualmente quel sistema stesso fonte di dukka-sofferenza con l’intenzione di crearne uno dove l’individuo con i suoi simili possa sviluppare tutte le sue potenzialità materiali e spirituali in piena libertà e consapevolezza. 

Il situazionista Ken Knabb praticante la meditazione zen nel 1999 pubblicava due saggi critici sul buddismo impegnato ai quali rimando. Questi contributi meritano di essere letti e fatti oggetto di riflessione e  di consapevolezza perché le loro argomentazioni rivestono oggi più che mai valore. Riprendendo quindi anche le loro analisi e riconducendole ai nostri tempi si potrà riconoscere allora il vero VOLTO del BUDDISMO dei buddisti odierni dietro la LORO MASCHERA di presunta innocente neutralità. L’odierno buddismo essendo inserito nel sistema di potere dato, per l’esigenza di “stare al passo con i tempi”, di fatto declina la sua azione quasi in simbiosi con il sistema stesso condividendo quindi con quest’ultimo la medesima analisi delle presunte emergenze del pianeta e dell’umanità, la medesima narrazione e l‘impegno per il raggiungimento di eguali obiettivi.

Vi è anche un bizzarro paradosso che riguarda i monaci nostrani; si interessano e agiscono per quei temi che prevedono una trasformazione proprio di quel mondo che dichiarano  illusorio in netta contraddizione  con l’enunciazione fideistica che ci si debba occupare solo di una trasformazione dell’individuo.

Si sceglie allora, gesuiticamente direi, di “stare” e operare in quel mondo che conviene e snobbare come “illusorio” quello che continua a produrre reale dukka-sofferenza per quegli stessi esseri che si ha la presunzione di liberare da essa. L’Unione buddista italiana (che non si degnò di rispondermi quando inviai anni fa il mio scritto) continua a pubblicizzare oltre la normali attività di pratica e insegnamenti, iniziative riguardanti l’impegno da profondere per “salvare il pianeta”, salvare gli animali, fare l’apologia della contemplazione insegnata da professori universitari, l’apologia di parenti del dalai lama ai quali ossequiarsi  La stessa non manca di dare notizia di aver finanziato nel corso degli anni “1000 progetti efficienti e coraggiosi” in difesa dell’ambiente, per la giustizia sociale (quale? di chi? per che cosa?), l’accoglienza (indiscriminata, funzionale a fomentare discordia sociale), il lavoro (quale? di chi? ), la salute (soldi che sono serviti a cosa, a chi?), l’educazione (svolta come? a distanza? on line o per l’acquisto dei banchi a rotelle?). 

Sarebbe interessante sapere quali siano stati i loro committenti, i loro sponsor e i loro reali fini. Non posso non rilevare che le attività che vengono finanziate e a cui danno molta importanza anche i bravi monaci riguardino quei temi specifici che sono contenuti nella ormai famosa Agenda 2030 in cui gli attuali estensori con a capo allora il sig. Swabb ripropongono con forza  rispolverati (la diffusione del virus sars 19 è stata la ghiotta occasione a detta di molti di questi componenti).

Quei contenuti elaborati alla fine degli anni ’60 dal Club di Roma con la figura del Peccei, dirigente Fiat come protagonista più noto. Con le loro “analisi predittive” questo gruppo di scienziati, economisti, politici e presunti esperti futurologi prevedevano con successo (anche perché le loro analisi erano tarate per risultare veritiere) che nei decenni a venire il pianeta terra sarebbe stato interessato da una grave crisi; il loro famoso documento era intitolato “I limiti della crescita-dello sviluppo”.

Caratterizzati da misantropia e sociopatia nonché da ideologia malthusiana e concezione materialistica-meccanicistica, in sintesi attribuivano esclusivamente all’attività antropica la causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse, dell’inquinamento, delle povertà, individuando nell’incremento della popolazione la causa principale. Perciò sarebbe stato necessario che i governi avessero seguito delle direttive uniche emanate da una “cabina di regia” formata da esperti, per porre rimedio a tutto questo. Era imperativo creare negli anni, gradualmente, delle strutture, dei centri in cui poter formare ideologi capaci di influenzare e sensibilizzare le masse su quei temi e, al fine di poter gestire il tutto, si poneva come necessario la creazione di UN NUOVO ORDINE MONDIALE da instaurare. Ma l’ossessione di questi autori è sempre stato il terrore dell’incremento demografico percepito come un attentato al mantenimento delle proprie condizioni di vita. Vita, quella loro, improntata allo sfruttamento massimo delle risorse energetiche e alla fruizione illimitata di beni. L' ipocrisia di costoro consiste nel modello di sviluppo da loro attuato che nel corso dei secoli ha depredato risorse ai popoli colonizzandoli, riducendoli in miseria e inquinando l’ambiente con i materiali di scarto della produzione industriale. Ma la versione che vogliono inculcare e che risulta convincente alla massa ignara e ai benpensanti progressisti è che loro siano dei filantropi e che vogliano veramente salvare il pianeta (per loro stessi!). Più “mangiatori inutili” calpestano il pianeta meno risorse ci sono per questi che si percepiscono come simili a divinità sentendosi investiti di una “missione divina” affidata loro direttamente dal padreterno.

Una volta fatto penetrare nelle coscienze che è L’UOMO il PARASSITA del pianeta terra, risulterà che anche l’ultima persona della strada sarà favorevole a limitare la crescita, meglio ancora ridurla con delle tecniche apposite. Nulla di nuovo sotto il sole. Nei secoli passati così come ai nostri giorni le guerre, il genocidio per fame di popoli, le creazioni di malattie infettive e invenzione di sempre nuovi vaccini da somministrare hanno continuato ad essere le “tecniche” privilegiate per raggiungere lo scopo. Nel progetto delle élite di instaurare un Nuovo ordine del mondo rientra secondo la delirante logica descritta sopra, la trasformazione dell’uomo stesso a partire dalla sua struttura genetica. Questo uomo così come è E’ ANTIQUATO (potremmo dire variando l'interpretazione che ne dava Gunther Anders). Tornano alla ribalta così i fautori dell’eugenetica presentata al grande pubblico come benefica per guarire da gravi malattie, dicono.

Naturale pendant all’eugenetica è l’ideologia semi religiosa dei transumanisti. Con la tecnologia a disposizione è possibile potenziare le facoltà e le prestazioni del “piccolo, misero essere umano”. Basta impiantargli dei dispositivi et voilà il gioco è fatto! 

Uno speciale capitolo è quello che riguarda la dimensione “spirituale”. Tecno-avatar religiosi nel metaverso e cyber-monaci sono già sul palcoscenico da tempo (vedi Tempio zen di Kyoto) e anche in Italia un bravo monaco che ha la sua "dimora" a Berceto  si è adeguato a stare al passo con i tempi. Riguardo il quadro sociale che si sta prefigurando mi pare quindi che l’intero mondo buddista segua la scia di questi novelli alfieri del progresso bio-tecnocratico. Molti che si dicono buddisti si dichiarano anche transumanisti. È il fascino esercitato dai ricercatori della Silicon Valley! Anche qui vi è una icona che li rappresenta in tutto il suo fulgore il sig. Harari saggista israeliano dichiaratosi buddista, vegano e altro ancora.

Lungi dal considerare esaustivo questo mio tentativo di” togliere la maschera ai buddisti” penso di aver introdotto degli indizi che possano consentire di riconoscerlo “dai suoi frutti” piuttosto che dai nobili intenti pubblicizzati e dalla falsa “aura” di cui si ammanta. Nel “denunciarne” la sua MASCHERA in quella che secondo me è appunto una parodia, intendo differenziarlo da chi invece, praticando il Buddhadharma nella sua forma autentica realizza il frutto della Mente Risvegliata incondizionatamente libera da qualsiasi potere contaminante sia interno che esterno. Chi cerca da un budd/ISMO è un povero dogmatico e scolastico. Chi cerca dalla Mente trova il Dharma e il Buddha che è nella Mente. Il Risveglio è realizzare l’interdipendenza con la Mente di tutti gli esseri. La pratica è liberare la mente nel silenzio. Nel silenzio emergono spontaneamente saggezza e compassione. Praticare il Dharma è sentire con la mente di chi soffre e agire per eliminare tale sofferenza. E’ gioire con chi si è liberato dalla sofferenza. Il Dharma come “arma”, mezzo abile; la Meditazione come azione retta efficace tesa al ristabilimento di un ordine naturale RTA. Entrambi agiti con la adeguata energia (virya) per creare la Terra Pura in Questo mondo riducendo Ignoranza, paura, odio, illusione. Il distacco del monaco è per “servire” gli esseri e per liberarli da qualsiasi condizionamento. Abbracciare l’intero mondo dei fenomeni con la capacità di saperli vivere al proprio interno. Non c’è differenza tra interiore e esteriore,  condizione individuale e condizione sociale. La pratica dovrebbe configurarsi come una “lotta” e il praticante un" guerriero." All’interno con i propri “demoni” all’esterno con quelli istituzionalizzati del potere (vedi cap. 9 del libro di David Loy “Denaro sesso guerra karma” Ubaldini ed.). La pratica non può ridursi ad una anestetizzazione al fine di accettare passivamente ogni sopruso ma deve servire a produrre atti “salutari” -kusala- per il beneficio dei molti. 

Non c’è autocompiacimento in ciò che ho scritto; non sono alla ricerca di consensi, semmai sono consapevole che potrò attirarmi delle critiche, forse anche veementi ammesso che questo contributo abbia una sua diffusione. Se poi le cose scritte dovessero a qualcuno risuonare, ciò sarà dovuto anche ad un suo analogo sentire.

Non è stata mia intenzione denigrare; le riflessioni svolte sono state motivate da una certa amarezza nel constatare cosa sia il buddismo attuale dei buddisti; sempre più una religione e come tale una istituzione, sia pur senza un Papa, che illude, manipola le moltitudini mantenendole in quel sistema stesso che, continuando a produrre sofferenza e pervertimento dell’umano, le garantisce di sopravvivere. 

E' mia convinzione - e in questo non sono solo: vedi il dibattito in corso oramai da decenni di cui non vi è nessuna eco nel mondo buddista nostrano, così provinciale, tra accademici e praticanti sia laici che monaci negli USA - che, se si vuole realmente praticare l'insegnamento del Buddha in questa nostra epoca di degrado al fine di coniugarlo alla maniera da renderlo massimamente utile per noi tutti esseri senzienti, è più che mai necessario riscoprire in tutta la sua valenza la Qualità Energetica di uno dei Grandi Bodhisattva della tradizione Mahayana del buddismo. Il bodhisattva KSITIGHARBA definito il Grembo-Tesoro della Terra con il suo Grande Voto preso da tempo senza inizio e senza fine di Rimanere in questo mondo in attesa che venga il Buddha futuro Maitreya per salvare il maggior numero possibile di esseri senzienti scendendo perfino negli inferni più terribili. Desidero postare la sua immagine al mio articolo, intendendo rendergli omaggio e auspicando che possa suscitare in coloro che avvertano una connessione analogo sentire e determinazione.  

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