Borea, Zafiro, Euro, Noto, Anemoi. I venti degli antichi greci e romani. Sopra tutti Eolo, il loro Re. Padrone nell’Odissea di scatenarli su volere di Zeus. Una forza potente e misteriosa che invade la Terra, porta le piogge o le siccità. Genera tempeste sul mare o spinta sulle vele. Generati dalla forza del Sole con le sue alte e basse pressioni, dal magnetismo terrestre, dall’attrito dell’aria sulla Terra. Cicloni ed anti Cicloni che si muovono in modo ripetuto ed incontrollato. Come possiamo catturare quella forza per servircene e soggiogarla?
Per gli antichi i venti erano i figli dei padroni del mondo: gli Dei. Per l’uomo moderno è materia meccanica, scienza comprensibile, ed ora anche fonte economica, dove il nuovo Dio è l’uomo. Da una visione ancestrale mistica ad una visione utilitaristica e strumentale. Due mondi che sembrano essere antitetici. Entrambi col sogno o col progetto di padroneggiarli.
Nascono così le moderne pale eoliche. Veri scheletri viventi proiettati sui nostri paesaggi, sui crinali, sulle coste e sulle colline. Produrre energia rinnovabile e pulita. Figlie del grande piano internazionale di transizione energetica. Pur con intenti positivi questi progetti vanno compresi e studiati a fondo. Come ha fatto Francesco Capello e diversi altri economisti controcorrente. Dietro l’interesse pubblico e l’ambientalismo si nascondono infatti enormi interessi finanziari. Mentre gli ecosistemi, i paesaggi ed i fragili equilibri idrogeologici italiani vengono messi in serio pericolo. Come altre produzioni energetiche tradizionali le pale eoliche consumano ingenti materiali plastici che vengono poi rilasciati per usura nell’Ambiente. Il loro smaltimento a fine ciclo è tanto costoso quanto operativamente incerto. Senza dimenticare la creazione di vasti e pesanti campi elettromagnetici e l’interruzione delle abitudini di volo di molti volatili. Esse si basano su ingenti finanziamenti pubblici. Ora certi. In futuro da reperire con l’incognita del loro legame con l’economia e le leggi del Mercato.
L’energia prodotta da tutto il comparto delle Rinnovabili è instabile per sua natura ed ha bisogno di grandi centri industriali di accumulo a batteria chiamati BESS.
Per favorire la creazione de grandi parchi eolici le istituzioni pubbliche statali e regionali hanno enormemente facilitato i cicli autorizzativi arrivando all’esproprio dei terreni privati. Di fatto essi hanno così attratto e favorito gli investimenti sempre più corposi dei grandi gruppi finanziari mondiali. Tutte le società del settore sono infatti collegate ai Fondi Comuni di Investimento. In un intreccio con i fondi europei del PNRR che determina di fatto il travaso di proprietà private ad altri soggetti privati. Un corto circuito costituzionale e sociale di grande impatto sui territori.
Lo Stato italiano ha inoltre caricato tutto il peso dei finanziamenti nazionali negli oneri di sistema presenti nelle bollette dei cittadini. E sempre nelle bollette ha garantito ai grandi gruppi economici coinvolti, prezzi stabili per la loro produzione energetica. Intervenendo cosi nella regolarità del mercato energetico nazionale. In caso infatti di caduta del prezzo della corrente elettrica all’energia eolica viene garantita una quotazione più alta e continua nel tempo. Dopo le motivazioni ambientali crollano così anche le motivazioni riguardanti il campo dell’interesse pubblico. E mentre la devastazione dei territori procede poco o nulla rimane ai cittadini residenti ed alle istituzioni pubbliche locali.
I territori perdono così il loro valore paesistico, la bellezza dei boschi selvaggi, l’integrazione con i beni architettonici, la vita agricola e gli ecosistemi animali e vegetali. Un rapporto costi benefici a favore invece di soggetti esterni predatori.
Con questi processi i padroni del vento diventano padroni dei territori.
L’eolico si trasforma così in un'altra esemplificativa e concreata manifestazione delle nostre economie di mercato neo liberista. Gli utili vanno a sempre più ricchi e potenti speculatori. I costi ed i danni alle piccole realtà sociali.
Come spesso accade nella storia umana da queste contraddizioni nascono risposte e contrappesi.
I Comitati di Difesa del Territorio.
Chiamiamo cosi tutti quei gruppi che si stanno organizzando nella resistenza a tali dinamiche imposte.
Ne cito alcuni chiedendo scusa per tutti quelli, numerosissimi, che non potranno essere citate per motivi di spazio.
In Sardegna, una delle regioni più attive nella lotta, viste le 31.000 pale eoliche alte più di 200 metri che si vorrebbero realizzare, si ricorda il Coordinamento dei Comitati della Gallura, impostosi all’attenzione pubblica tra i soggetti più attivi nel 2025 per la raccolta firme, 210.000, per la legge d’iniziativa popolare nominata Legge Pratobello. Dal nome di un luogo barbaricino noto per la resistenza delle popolazioni locali alle servitù militari che lo Stato voleva imporre negli anni 60’ nel centro montano dell’isola.
Comitato Coro e Bentu. Cuore e vento. Ci riporta all’idea della nostra esistenza più profonda nel rapporto con i venti. Operante nel centro Sardegna ed in altre località si è distinta per la difesa della sacralità dell’antichissima e monumentale Basilica di Saccargia che potrebbe venir circondata da un grande numero di alte pale eoliche nonostante il parere contrario della Sovraintendenza. 27 nuove ed altissime torri targate Erg per sostituire vecchi generatori.
SURRA è invece un movimento più articolato che pur lottando anch’esso contro la speculazione energetica ha riportato il dibattito sulla colonizzazione economica e politica della Sardegna. Un’esperienza che vede protagonisti molti giovani sardi e segna la possibilità che questa resistenza possa avere tempi lunghi.
Infine Su Entu Nostu. Uno dei movimenti sardi più antichi. Il nome è già una sintesi di obbiettivi. Il vento nostro è tale perché sono nostri i territori dove viviamo da millenni. Noi ne siamo i custodi ed i protagonisti. Occorre rilevare che molti piccoli comuni sardi si stanno schierando con i comitati spontanei che stanno nascendo.
In Sicilia si sta sviluppando una forte resistenza al mega progetto eolico nelle Egadi al largo delle coste trapanesi. Med Wind è il nome del progetto che minaccia l’Area marina protetta delle Egadi. Qui è il Comune di Favigliana sostenuto dai cittadini locali che si oppone fattivamente alla sua realizzazione. Un altro segnale di realistica speranza.
Risalendo l’Italia i più attivi comitati sono nati dell’appennino tosco, umbro, emiliano. In provincia di Arezzo il progetto eolico Londa sui crinali appenninici. Il Comitato Crinali Liberi si è attivato nell’informare i cittadini del rischio che un progetto di questa portata potrebbe avere nei propri comuni. Il Comitato si caratterizza da una forte valenza culturale, sfociata in diversi convegni informativi. L’ultimo a San Godenzo il 12 luglio scorso. Anche qui possiamo riscontrare la presenza significativa del Sindaco del Comune, Emanuele Piani. Il punto è sempre lo stesso. La transizione energetica non può essere intrecciata alla speculazione finanziaria.
In Liguria il Comitato Bric Surite. I cittadini di Altare si sono mobilitati contro la continua proliferazione di mega generatori eolici sui propri crinali. L’ultima loro iniziativa li ha visti protagonisti di una accorata missiva al Presidente Mattarella.
Tutti i Comitati puntano il dito sulla politica dei mega impianti a danno degli impianti domestici. Contro la centralizzazione della produzione energetica e la distruzione degli ambienti naturali.
Contro i presunti padroni del vento marcia una protesta documentata e coraggiosa. Un vero grido di rispetto verso la vera padrona dei venti. La Madre Terra. Solo ad essa appartengono. Mentre i territori non sono barattabili con benefici economici.
Un’esperienza di resistenza che potrebbe segnare l’avvio di una fase nuova della nostra comunità nazionale. Proteggere per non abbandonare. Proteggere per tornare ad abitare e presidiare le nostre bellezze naturali.
Un vento nuovo che regali energia e futuro a tutti gli italiani di buona volontà che amano il proprio paese e lo desiderano regalare ai propri figli.
Nessun padrone. Tanti custodi.
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