Marziano o Terrestri ? 7 - di Monica Soldano

Pubblicato il 3 agosto 2026 alle ore 10:14

Settimo episodio – Le città intermedie: verso un nuovo Umanesimo.


Siamo giunti al penultimo episodio della prima stagione di “Marziani o Terrestri?  Uno sguardo critico sul nostro modo di vivere e di interpretare la modernità", (ideato, scritto e realizzato da Monica Soldano e da Emilio Ciardiello), che oggi svela la proposta dell’architetto Sergio Los per i Terrestri: le città intermedie!

 Per Los la vita comunitaria può essere concepita e progettata solo con una rete di città intermedie e con un sistema produttivo e di consumo in grado di oltrepassare la macchina termo industriale e di modificare psicologicamente e socialmente gli individui che vi abitano. Non più, dunque,  individui competitivi ed individualisti, meri consumisti,  ma cooperanti e legati tra loro da un sistema condiviso di valori, di storia comune, di credenze. Autonomi nel sistema produttivo delle città intermedie (non superiori ai 100 mila abitanti), dove, perfino l’edilizia deve trovare i materiali più adeguati allo specifico contesto naturale e paesaggistico, così come la produzione di abiti, tessuti con materiali locali, in base al clima locale e con una produzione energetica, che utilizzi risorse locali, ma anche che miri a soluzioni per diminuire il fabbisogno energetico perché si modifica il modello di vita, ma anche perché si possono sviluppare e ricercare soluzioni ad oggi non indagate o disconosciute e negate, ma che, in realtà sono possibili.


 Le città intermedie, ci dice Sergio Los, devono rispettare le loro inclinazioni e le loro differenze locali, proprio come la vita naturale, le piante e gli animali! I grandi agglomerati urbani e le megalopoli costruite  per le esigenze della macchina termo industriale non sono senza alternativa. La dimensione intermedia dei centri abitati, tuttavia, non è solo una via di uscita per salvare la biosfera ed il pianeta dalla distruzione, ma una precondizione per la vita aggregativa comunitaria, l’unica che possa permettere agli esseri umani di essere più felici,  di realizzare se stessi, la propria diversità, i propri talenti in libertà e con reciproco rispetto. Una precondizione, dunque, ma a cui occorre aggiungere un convincimento, un senso di appartenenza forte, che l’architettura come le arti figurative possono contribuire a sviluppare e a definire. Si richiede agli esseri umani, che vogliano vivere da Terrestri sul loro pianeta, l’impegno a comprendere meglio sè stessi e a diventare consapevoli del valore delle loro vite biologiche, ma anche spirituali. Gli autentici Terrestri per vivere felicemente devono cercare il rispetto e la coerenza con ciò che li circonda, con il mondo dei viventi, utilizzando la propria intelligenza,  redistribuendo anche la propria energia vitale con un atteggiamento cooperativo, interconnessi con tutto il sistema dei viventi e non vampirizzati solo da quello delle macchine nell’illusione di poter solo così soddisfare meglio bisogni materiali, in realtà indotti e non sempre benefici o indispensabili per migliorare la propria esistenza o la propria salute o buona vita fisiologica e biologica. Buon ascolto!

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