Saggezze scambiate per scarti - di Salvatore Salvai

Pubblicato il 11 agosto 2026 alle ore 12:44

Il 15 luglio l’Assemblea Nazionale Francese ha approvato il Disegno di Legge sul “fine vita”.

La Pontificia Accademia per la Vita tramite Padre Andrea Ciucci ha espresso le sue riflessioni così come la Chiesa d’Oltralpe, che ha invitato i rappresentanti eletti ad agire con coscienza e responsabilità.

Questa legge non ha altresì prodotto lo stesso grado di interesse nei media italiani. Se non negli organi di stampa del Vaticano. Una semplice dimenticanza? Oppure un tema tenuto volutamente in secondo ordine?

Non è una novità che in Italia i temi più scomodi vengano trattati con poca attenzione dai nostri media, a seconda dell’importanza degli interessi suscettibili o per meri calcoli propagandistici. Eppure il tema riguarda la vita e la morte. Ma ben più spazio viene riservato al nuovo CT della Nazionale di Calcio.

Ben altra divulgazione aveva invece caratterizzato il tema dell’Aborto o i il tema delle malattie infettive.

In queste scelte narrative a volte si sostengono i diritti dei singoli in altre gli obblighi solidali. E le decisioni sembrano esser già state prese dal potere di turno mentre la stampa si fa semplice portavoce. Evidentemente il tema è perlomeno scivoloso e di difficile gestione. Magari si aspettano tempi migliori mentre la Francia anticipa scelte che arriveranno anche qui.

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-07/fine-vita-francia-intervista-ciucci-pontificia-accademia-vita.html

Jean Paul Pitzolu di Vatican News ci riportala notizia ed i forti richiami del Pontefice nel ricordare la fondamentale importanza dell’accoglienza della vita in tutti i suoi momenti. Ancor più in procinto di spegnersi: “Ogni vita umana deve essere riconosciuta dal concepimento fino alla sua fine naturale, qualunque siano le circostanze della sua esistenza.” Così Leone XIV ha invitato a pregare per il rispetto della vita. Un forte richiamo contro l’indifferenza che spesso contraddistingue le società moderne. Le sue posizioni sono state espresse già dal 2 luglio, come voler anticipare le scelte francesi. Un invito esplicito a non cadere nella cultura dello scarto.

Nella dominante cultura occidentale si riscontra in effetti la pressante e continua esigenza nel voler regolamentare ciò che si voglia definire il confine tra il lecito e l’illecito. Mentre quello che avviene in modo del tutto naturale viene definito un retaggio di antiquate e retrograde impostazioni storiche. Anche la visione della vita come dono, tipicamente cristiana, diventa anche nel momento della sua conclusione, un diritto soggettivo definito da leggi umane.

Mentre il Papa sollecita la vicinanza all’uomo che soffre, ancor più nei momenti più difficili, le politiche degli stati offrono soluzioni apparentemente certe ed indiscutibili.

Senza voler entrate in una analisi di tipo morale, religiosa o filosofica possiamo porci alcuni quesiti.

Quanti dei nostri vecchi muoiono da soli nei letti d’ospedale a causa dei mille motivi che ne determinano la loro solitudine ed il triste abbandono?

Famiglie lontane, spesso divise. Uomini e donne spesso invischiati in vite personali macinate dall’ economia, dal lavoro e dalle preoccupazioni. Scelte obbligate da decenni di visioni economicistiche delle nostre vite. Spirali egoistiche o obbligate che determinano l’indifferenza e la lontananza. Il contrario esatto del monito papale.

Quanti di questi nostri vecchi avrebbero voluto avere vicino i propri cari ed amici nel momento del commiato?

L’OMS ci segnala invece che il 60% degli over sessanta ha subito nel 2025 abusi e vere violenze fisiche e morali.

(https://www.anep.it/news/3372/show)

Questo nostro atteggiamento sociale verso gli anziani ci interroga su tutta l’impalcatura che costruisce le nostre comunità. Possibile che chi non è più produttivo sia ormai semplicemente visto come un problema da risolvere o addirittura uno scarto ed infine un costo che grava sui bilanci degli stati? Oltreché delle famiglie? Può nascere il sospetto che favorire il fine vita sia di fatto anche una misura opportunistica delle politiche neo liberiste? Non sarà che per queste classi dirigenti, cosi amano definirsi, debbano usare il tema del fine sofferenza per giustificarsi moralmente preso le proprie opinioni pubbliche? Ancora una volta riappare il volto buonista e paternale di facciata. Risolto il fine vita, risolto tutto. E lo possono definire diritto soggettivo. Così possono apparire veri democratici.

https://www.clonline.org/it/attualita/articoli/fine-vita-intervista-remi-brague

L’importanza del come morire, dove, e con quale dignità appare secondario per quelle logiche.

Nella realtà moti anziani al capolinea si fanno già morire da soli rifiutando cibo e cure. Molti ne hanno avuto la diretta esperienza.

Ma le sofferenze si possono mitigare. E la solitudine può essere vinta.

Non sarebbe più incline alle società solidali occuparsi pienamente dei propri vecchi preventivamente e con politiche adeguate al sostegno? Sia a loro che alle loro famiglie.

Che società saranno quelle future se l’onore che circondava gli anziani in quelle più antiche oggi venisse a mancare? Anche in molti di noi quale coscienza del loro ruolo storico e sociale degli anziani è rimasto?

Gli anziani come i bimbi ed i malati ci ricordano in modo umano e coinvolgente che in ogni tempo è compito primario dell’umanità sostenere le proprie umanità più fragili ed indifese. Un mondo dove vince la competizione può dimenticarsi di chi non può competere? Come può una società occuparsi giustamente delle sofferenze fisiche di un anziano a fine vita ma dimenticarsi delle sue ricchezze spirituali, culturali, del suo insostituibile ruolo nel mondo?

Se l’unico luogo, la famiglia, dove un anziano possa donare tutto il suo sapere e le sue profonde energie spirituali è lacerata e divisa in mille ferite e mille impegni, lo scambio tra le generazioni non potrà più avvenire. Con quali pesanti risultati per tutti noi? Con tutta l’importanza che le Rsa e le strutture per anziani rivestono oggi giorno le stesse non potranno mai sostituire la vicinanza dei propri cari. Allora non sarebbe opportuno che si cambi visione sul tema? Con tutti i costi che comportano le strutture pubbliche per gli stati non sarebbe possibile rivedere, almeno parzialmente, le linee di condotta verso l’assistenza agli anziani?

Queste nostre società cosiddette di mercato sono le uniche possibili? Oppure la cultura della vicinanza potrebbe tonare a vincere su quella dello scarto?

Quanta ricchezza e quanta gioia possiamo sperimentare nel veder le mani dei nostri bimbi in quelle dei nostri vecchi! Quanta saggezza, consigli ed esperienza sta dilapidando il nostro mondo.

Mani rugose, occhi profondi, e visi scavati dalla vita. Di chi la vita l’ha amata, sofferta e vissuta.

Mai scartata.

“I vecchi anima bianca di calce in controluce.

  Occhi annacquati dalla pioggia della vita.

  I vecchi soli come i pali della luce.

  E dover vivere fino alla morte, che fatica.

  Claudio Baglioni    

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