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La visione che emerge dall'editoriale di Rinascita 18 di questo settembre 2026 è lucida e apocalittica.
Un'Europa che ha svenduto la propria tensione spirituale sull'altare del profitto, del materialismo e dell'egoismo esasperato, ed ha delegato la gestione della cosa pubblica alle logiche di mercato, non è più in grado di mediare nello scontro fra Occidente anglosassone e Oriente sino russo.
Forse in Italia, sotto la cenere, cova ancora un po' del fuoco sacro che in altri posti dell'Europa sembra totalmente compresso, e la cui assenza rende probabile ogni giorno di più uno scontro armato con la Russia e la Cina che sarebbe di proporzioni bibliche, tale da pregiudicare definitivamente le possibilità di evoluzione positiva dell'umanità sulla Terra.
Un fuoco sacro fatto di radici profonde, di mescolanza fra la dura lex romana e la caritas cristiana che ha assorbito le ripetute invasioni "barbariche" e le ha trasformate alchemicamente nell'Umanesimo e nel Rinascimento; che ha consentito il miracolo economico; che nonostante un'accanimento spietato da parte dei potenti del mondo di spezzare la forza delle piccole e medie imprese, le vede vivere e rinnovarsi contro ogni logica economica; che trova nel mondo "privato" e nascosto delle associazioni di ogni tipo quei legami e quella solidarietà che le istituzioni hanno negato; che, nonostante tutto, immagina e sperimenta nuovi mondi e nuove forme sociali.
Come mettere questo talento al servizio dell'Umanità, è il tema che dovrebbe assorbire i pensieri e le energie di quanti non si rassegnano all'idea del ritorno dell'Umanità a una fase bestiale.
Editoriale di Rinascita 18 -SETTEMBRE 2026 Anno VI · Numero 63
Oggi viviamo nel drammatico momento di un imminente scontro tra Oriente e Occidente. Questo scontro si va annunciando come l’evento più catastrofico della storia contemporanea. Si tratta di un evento che è stato lungamente preparato e che si è reso possibile solo attraverso la distruzione di quelle forze e di quegli impulsi che operavano dal centro e che avrebbero avuto il compito di mantenere l’equilibrio, di stabilire la giusta relazione tra ciò che nel contesto storico fluiva a partire dall’Oriente e ciò che invece operava a partire dall’Occidente. L’annientamento degli impulsi spirituali del centro era infatti il presupposto di questa distruzione. Chi voleva questo scontro sapeva bene che per ottenere il pieno dominio era necessario creare un conflitto tra la Germania e la Russia, che era necessario creare un conflitto tra questi due popoli e in conseguenza tra ciò she operava dal Centro e ciò che operava dall’Oriente. Era necessaria la distruzione totale della Germania.
Ma questa distruzione doveva avvenire originariamente dall’interno, attraverso un totale rinnegamento della propria identità, attraverso cioè un rovesciamento, un capovolgimento di identità, attraverso la sostituzione dell’identità col suo contrario, col suo doppio: attraverso la sostituzione dello spirito di popolo col demone del popolo. Infatti l’identità della Europa centrale è lo Spirito come Soggetto, cioè lo spirito nella sua forma individuale lo spirito come Io. Dalla rivoluzione protestante verso Goethe e i grandi filosofi e poeti dell’epoca di Goethe, dall’epoca di Goethe attraverso Nietzsche sino alla Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner, la vocazione spirituale della Germania si caratterizza nelle sue diverse produzioni culturali come l’espressione dell’io che vuole elevarsi all’anima cosciente, vuole fondare su se stesso la sua azione spirituale e sociale. Con l’avvento del Nazionalsocialismo si è invece verificato l’esatto contrario: l’io è stato cancellato a favore dell’identità collettiva della razza. Dallo Spirito individuale si è precipitati nella identità biologica collettiva. Questo è tanto tedesco perché è l’esatto contrario dello spirito tedesco e il contrario della propria identità è proprio il demone del popolo, la potenza collettiva del doppio. Ma questa catastrofe della propria autodistruzione si è abbattuta sul popolo tedesco per un preciso motivo. Per il motivo che il popolo tedesco aveva superato il confine dell’identità etnica ed era sconfinato nella sua identità spirituale. Sulla base di questo sconfinamento dalla dimensione naturale verso la dimensione spirituale l’identità si capovolge: l’io si emancipa e l’appartenenza al popolo non è più identificativa, ma strumentale alla espressione dell’individuo: il popolo diventa substrato della espressione dell’io individuale che si determina a partire da se stesso. Il popolo tedesco aveva raggiunto un punto critico nella evoluzione dei popoli, il punto nel quale l’identità nazionale si identifica con l’identità universale. Per questo ha subito un processo di distruzione da parte del proprio demone attraverso il Nazionalsocialismo. La stessa cosa è successa al popolo ebraico duemila anni fa. In seguito al mistero del Golgota il popolo ebraico non poteva più sussistere in relazione al territorio nella sua forma culturale antica perché con il Cristo era comunque oggettivamente entrato l’impulso individuale che, per il popolo ebraico, costituiva l’essenza della sua identità e della sua destinazione storica. L’esilio e lo sradicamento dal territorio sono la necessaria conseguenza della metamorfosi conseguente alla evoluzione verso il principio individuale. In un certo senso è vero quello che diceva Hegel: il popolo ebraico è l’unico popolo cristiano senza saperlo. Non si tratta di un tema religioso, ma di un tema ontologico. Non è che gli Ebrei si debbano convertire al Cristianesimo, non è che le confessioni cristiane siano meglio delle altre religioni, anzi il contrario, forse sono peggio. Si tratta di una dimensione del Cristo che non appartiene a nessuna religione, o che appartiene a tutte. Di un rapporto strutturale con l’essenza ontologica dell’io che è rappresentata dal Cristo obiettivamente e che non comporta l’abbandono della propria religione ma il trascendimento della relazione con il sacro attraverso la sacralità dell’uomo. Quando l’essere umano ascende alla esperienza individuale dello spirito autocosciente, fa di sé il suolo di se stesso e si emancipa dalla appartenenza al territorio. Il rapporto col territorio si rinnova divenendo il territorio substrato dell’attività individuale. Ora nella misura in cui il popolo ebraico non sperimenta coscientemente questa profonda metamorfosi della sua identità e esposto all’azione del suo demone che opera come principio distruttivo nella regressione verso l’identità nazionale e verso l’identità biologica. Il sionismo è la controimmagine dell’identità spirituale del popolo ebraico, il capovolgimento del suo spirito nel suo doppio.
Il sionismo è il peggiore nemico del popolo ebraico, il capovolgimento e il rinnegamento dei suoi valori universali, valori legati alla sacralità della parola e alla relazione tra l’uomo universale e la sua manifestazione individuale. Il Sionismo è la negazione dell’essenza dell’Ebraismo. Esso per la sua stessa natura porterà alla distruzione del popolo ebraico, così come il nazismo ha portato alla distruzione del popolo tedesco. Questo è assolutamente ineluttabile ed è incorporato con la stessa essenza del Sionismo. Ora questa progressiva deflagrazione del conflitto tra Oriente e Occidente è imprevedibile nelle sue forme, ma assolutamente prevedibile nei suoi contenuti. Avverrà attraverso un progressivo tentativo dell’Occidente di conquistare e di sottomettere l’Oriente. Napoleone e Hitler non sono che i primi tentativi, partiti dal centro, dalla contaminazione occidentale del centro. In realtà vi è una onda molto più grande che da Occidente va verso l’Oriente: l’onda anglosassone. Gli Anglosassoni hanno prima tentato di conquistare l’Europa, ma con la guerra dei cento anni sono stati espulsi. Allora il loro impulso espansionistico si è spostato verso Occidente e, a partire dall’Occidente, hanno intrapreso nuovamente la conquista dell’Europa. Hanno fatto fuori gli Europei l’uno dopo l’altro, da Occidente verso Oriente: prima gli Spagnoli, poi i Francesi e poi i Tedeschi. Ora si trovano direttamente di fronte al più potente impulso del futuro che opera da Oriente. L’impulso legato al Popolo Russo e alla Sfera Slavo Asiatica. Qui l’Oriente e l’Occidente si fronteggiano direttamente e immediatamente. L’Occidente è arrivato attraverso le forme più perverse di capitalismo ad esprimere la negazione della essenza umana che, proprio nella sfera economica, dovrebbe attuarsi concretamente nella trasformazione del substrato animale del profitto verso l’attuazione concreta del valore morale dell’uomo attraverso il principio della solidarietà. Proprio nelle relazioni economiche l’uomo si colloca entro le condizioni oggettive dell’esistenza che condivide con gli altri uomini. Nel versante opposto dell’Oriente si manifesta una maniera di essere individuale e sociale profondamente estranea all’egoismo del semplice profitto individuale e si sviluppa in modo più o meno istintivo la più profonda esigenza a sperimentare la comunità, in un modo in cui l’individuo spesso si perde nella collettività. Da una parte in Occidente il principio individuale viene ad inabissarsi nell’egoismo, dalla parte opposta in Oriente ci si dissolve nella esperienza collettiva come relitto di una perduta Coscienza Universale che si è ridotta ad una sorta di coscienza collettiva, all’anelito a ritrovare il valore superiore della comunità. Questo cozzare di due mondi opposti e contrapposti è proprio il risultato della cancellazione e dello sviamento di ciò che dall’Europa si era sviluppato sino alla Antroposofia come impulso universale. Ma ora in Oriente e in particolare in Russia emerge la profonda esigenza di salvare l’uomo, come un anelito, come la ricerca di un nuovo cammino per salvare l’identità dell’uomo, come una aspettativa che è rimasta come sospesa in conseguenza del completo servaggio dell'Europa nei confronti dell’Occidente Anglo Americano e della totale cancellazione della propria identità. Questa aspettativa in Oriente è rimasta come sospesa e solo un rinnovato dialogo tra l’Europa e l’Oriente potrò colmarla. L’Oriente aspetta quell’impulso che si è sviluppato nella Europa centrale e che è culminato nell’Antroposofia, nell’impulso spirituale e sociale che deriva dall’Europa e in particolare dall’Antroposofia, Solo così l'Oriente potrà ricollegarsi alla sua più profonda vocazione spirituale e concepire quei valori che vanno dall’individualità alla comunità, potrà porsi come quell’impulso che, assumendo in sé il principio individuale elaborato dalla civiltà europea possa proseguirlo portandolo verso una nuova socialità fondata sulla relazione umana e sulla emancipazione dalle appartenenze biologiche e ideologiche. Allora dall’Oriente sgorgheranno quelle idee e quegli impulsi che, fluendo verso Occidente potranno agire come un risanamento sino alla sfera materiale e alla riscoperta dei valori più profondi proprio in ciò che scaturisce dalla relazione umana nella sfera materiale, in modo che l’umanità possa riprendere la rotta della propria evoluzione scampando al pericolo di inabissarsi completamente nelle sfera degli impulsi animali più selvaggi. Solo se l’Europa si aprirà verso l’Oriente e, in particolare, verso quegli impulsi che emergono in forma embrionale nell’ambito Slavo Asiatico, solo allora potrà emanciparsi dal servaggio nei confronti dell’Occidente americano e contribuire a che l’Occidente stesso ritrovi la sua strada verso gli impulsi evolutivi dell’umanità.
La Direzione
Rinascita 18 Accademia
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