Risorsa per la rinascita o deserto nazionale?
L’attenzione che i diversi governi italiani dimostrano verso le aree interne della penisola, a seguito di alcuni provvedimenti legislativi, sembrerebbe dimostrare una decisa intenzione al loro sostegno ed a quello dei suoi abitanti. A partire dai titoli dei progetti proposti e dalle sue definizioni parrebbe che la politica sia decisa a identificare e risolvere le criticità che da diversi anni colpiscono le zone interne italiane.
Pur concedendo alla politica alcune buone intenzioni di facciata occorre verificare se le intenzioni e gli interventi concreti combaciano. Occorre innanzitutto verificare se le analisi propedeutiche siano effettivamente approfondite.
Nel principale strumento avviato dagli enti pubblici prendiamo in considerazione “La Geografia delle Aree Interne, territori tra potenzialità e debolezze” [1] All’interno, nel capitolo Aree Interne (Classificazione dei Comuni), troviamo la distinzione dei comuni in base alle distanze dai Comuni “Polo”. Oltre ai relativi servizi pubblici garantiti o dismessi. Lo studio si avvale delle analisi dell’Istat.
I comuni vengono distinti in comuni Polo, Intercomunali, di Cintura, Intermedi, Periferici, e Ultraperiferici. Il 48.5% sono oltre la distanza definita di cintura al comune Polo. Cioè ricadono oltre i 27.7 minuti di tempo necessari per il loro raggiungimento. Per cui circa la metà dei comuni italiani ricade nelle aree interne, l’altra metà no. Nella realtà geografica di diverse regioni italiane, vedi per esempio la Liguria, con una distanza di circa mezz’ora ti puoi ritrovare in pieno e montuoso Appennino. Secondo l’analisi governativa 3834 comuni sono in aree interne e 4069 no. Nella realtà circa l’80% del territorio italiano è composto da colline e montagne. Con ciò che ne consegue sulla reale definizione di area interna. In effetti lo stesso studio, nel capitolo della Ripartizione territoriale dei Comuni, definisce che l’84,5% degli stessi sono lontani dalla fascia costiera o dalle pianure. Mentre il 79,9% sono definiti rurali, e il 48,9% sono montani o collinari. [2]
Secondo questo secondo studio le Aree Interne hanno perso nel 2020 un ulteriore1,4 % della popolazione residente mentre i comuni centro hanno guadagnato il 5,6% della stessa. Segnando così la conferma del progressivo abbandono delle campagne degli ultimi decenni. Una tendenza che non si arresta e che segna non solo la scomparsa degli abitanti ma anche la desertificazione culturale ed economica di diversi centri importanti nella nostra storia. Quali risposte a questo declino dovrebbero essere messe in campo? Il Dipartimento per le politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio ha individuato nella “Strategia Nazionale delle Aree Interne”, SNAI, la possibile soluzione.
Ma la sorpresa è che solo 1904 comuni delle aree Interne dei 3834 già individuati ricadono nella classificazione delle aree bisognose di interventi finanziari. Per cui solo 4.570.000 di abitanti sarebbero coinvolti dalle politiche governative. [3]
La seconda sorpresa riguarda i fondi stanziati dal piano per il periodo 2020/2027. [4] pag. 48
La cifra di 560 milioni di euro complessivi è molto distante, infatti, dal poter rappresentare una decisa inversione di tendenza di zone così vaste e così disagiate. Eppure, titoli e progetti dei vari governi sembravano aver assunto l’obbiettivo della coesione territoriale del nostro Bel Paese.
Anzi dobbiamo segnalare che anche la “Legge Sulla Montagna” dell’attuale governo ha ridotto il numero dei comuni definiti montani di altre 300 unità. Riducendo così ulteriormente il senso e la valenza degli obbiettivi proclamati. [5]
La realtà disegnata dall’Istat e le vite di milioni di cittadini residenti nelle zone interne sono evidentemente altra cosa rispetto a quanto compreso dalla politica. I servizi essenziali continuano inesorabilmente a venire soppressi. Chiudono scuole, banche, poste, centri medici, servizi per minori ed anziani etc. La viabilità di molte strade di collegamento non vede asfalto da decenni. Le frane vengono meticolosamente transennate e segnalate per la sicurezza ma rimangono non risolte per anni. Molto viene sempre più accentrato nei Comuni Polo. Tali politiche si traducono di conseguenza in ulteriore abbandono e desertificazione.
Non ultime sono arrivati sui bilanci dei piccoli comuni, molti di loro interni, la spending review, i tagli agli enti locali, le crisi energetiche, le politiche fiscali predatorie, nonché la persistente mancata digitalizzazione di molte zone montane. Eppure il digitale è stato un fiore all’occhiello di molte forze politiche. Gli esempi di assenza di fibra ed addirittura di collegamenti telefonici sono molteplici.
Tutto ciò configura un progetto sociale ben diverso da quanto dichiarato sui Media e sui testi ufficiali. Si vuole in realtà aumentare l’accentramento delle popolazioni ed il loro controllo. Se ciò determinerà ulteriori deserti sociali, ghettizzazione culturale e declino economico e lavorativo non sembra interessare l’auto definita classe dirigente italiana.
E se invece cambiassimo davvero paradigma? Se davvero in sempre più italiani tornasse alla memoria l’enorme ricchezza dei nostri entroterra? In quelle Alpi ed Appennini hanno vissuto i migliori agricoltori, boscaioli, artigiani e dove sono nate le nostre migliori tradizioni culinarie. Gli allevamenti, l’enorme varietà floreale e botanica, l’apicoltura inimitabile etc.
Senza dimenticare che nelle aree interne sono nati i nostri migliori santi, poeti e scrittori. Ed anche i migliori artisti. La sottile ed elegante differenza che esiste tra artigianato ed opere d’arte è parte storica ed inimitabile delle nostre tradizioni.
Cosa significherà per i prossimi decenni e per le nuove generazioni l’abbandono delle campagne coltivate, dei boschi accuditi e fortificati? Quale dissesto idrogeologico significherà sull’economia dei nostri territori a valle, sui fiumi e sulle spiagge? Davvero possiamo non considerare che prima o poi tutto scende verso le pianure e le spiagge? E quale enorme quantità di conoscenze potremmo perdere? La profonda spiritualità del nostro popolo risiede ancora li. Nonostante tutto. Nonostante tutti gli attacchi e gli ostacoli posti dall’attuale cultura materialista ed economicistica. Mentre ci sta sfuggendo la vera economia. Quella che resiste sui territori e nei nostri ambienti. Dove la vera ricchezza sta proprio nel profondo legame tra Uomo ed Ambiente.
Intelligenze artificiali, progresso, nuove tecnologie, transizioni energetiche, digitalizzazioni, potrebbero essere destinate alla sopravvivenza di ciò che più rappresenta la nostra Storia invece che causarne la sua scomparsa. Altresì vengono destinate ai sogni finanziari di pochi soggetti che vedono i nostri ambienti come oggetto di preda e poi di abbandono dopo la loro desertificazione.
Che sia invece Rinascita vera quella dove il nuovo venga aggiunto senza che il vecchio sia abbandonato!
Alcuni comuni montani stanno faticosamente cercando di invertire la sentenza di morte. Si cercano nuovi residenti, si offrono le case gratuitamente per chi desidera portare la propria esistenza in quei luoghi. Un significato per ora molto simbolico ma da non sottovalutare. Un esempio tra i tanti è quello di Elva, piccolo comune del cuneese. A 1637 mt. slm e le sue 30 borgate sparse, il piccolo comune di 79 abitanti prova a riscrivere la propria storia che fino ad alcuni anni fa era di inesorabile spopolamento. [6], [7]
Altri comuni seguono Elva ma se dovessimo scegliere tra le regioni più rappresentative dell’entroterra italiano dovremmo fortemente considerare l’Umbria. Il Cuore spirituale dell’Italia. Volessimo ripartire nella riscoperta e valorizzazione di noi stessi l’Umbria ci indicherebbe il nostro percorso interiore basilare. L’Uomo e la Natura.
Nel 1224 il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi è considerato il primo testo poetico di autore italiano noto. Il legame imprescindibile tra Creato e Vita umana rappresenta il primo Testamento culturale delle umili e dimenticate Aree interne.
Sarebbe un sogno se un giorno la politica italiana intitolasse così i propri progetti sulle montagne? Si lo sarebbe. Ma senza i sogni di bellezza che futuro ci aspetterebbe?
“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Dal Cantico delle Creature
San Francesco d’Assisi. [8]
[1] https://www.istat.it/it/files/2023/11/20231212_CHIOCCHINI_RAFFAELLA.pdf
[2] https://www.istat.it/it/files/2023/11/20231212_CHIOCCHINI_RAFFAELLA.pdf pag. 6/7
[4] https://politichecoesione.governo.it/media/jhld12qn/psnai_finale_30072025_clean_ministro.pdf pag.48
[6] ]https://politichecoesione.governo.it/media/jhld12qn/psnai_finale_30072025_clean_ministro.pdf
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