Il peso dell’amore e del distacco (Parte I) - di Aloisa Clerici

Pubblicato il 24 settembre 2026 alle ore 15:52

Il ricovero di un genitore non più autosufficiente presso una RSA

Nella maggioranza dei casi, il ricovero presso una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) di un genitore affetto da Alzheimer o varie forme di demenza, viene deciso dai figli, dopo avere già attraversato la fase iniziale di sviluppo del decadimento cognitivo.

Avendo preso dolorosamente atto della situazione, si cerca di alleviare il più possibile il disagio del proprio genitore con l’affetto, il controllo e forme di assistenza domiciliare. Il passaggio al ricovero, facilmente arriva come ultima possibilità, dopo avere sperimentato il supporto di una o più badanti con turni notturni, videocamere di monitoraggio a distanza e soggiorni brevi.

Fino a quel momento, i figli gestiscono o coordinano la somministrazione di farmaci e terapie, facendo da mediatori nel tentativo di armonizzare i linguaggi specialistici — spesso distanti — di cardiologi, neurologi e geriatri, e di far quadrare i diversi referti. Tutto ciò avviene in uno stato emotivo alterato di ansia e preoccupazione che, se protratto negli anni, può trasformarsi in esaurimento nervoso.

Nelle condizioni di maggiore emergenza, si è travolti dall’urgenza di dare sollievo, non si ha il tempo per documentarsi e spesso non si riesce a mantenere la lucidità per valutare la scelta migliore, che copra le esigenze del proprio caro, insieme alle risorse familiari disponibili.

Si cerca subito consiglio nel medico di base, ci si informa sulla procedura di nomina di un amministratore di sostegno, ci si rivolge ad un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) per svolgere le pratiche burocratiche e attivare le agevolazioni fiscali previste dalla Regione e dallo Stato.

La mia personale esperienza con il gruppo Korian a Milano è stata positiva: elasticità negli orari di visita, igiene e pulizia degli ambienti, cortesia e professionalità del personale, attività ricreative personalizzate e assistenza medica costante. Tale scelta ha permesso a mia madre di essere assistita h24, stabilizzando le sue condizioni di salute, di vivere in spazi ampi e puliti e vedere altre persone intorno a lei e parallelamente ha consentito a me, di recuperare stabilità e farle visita più serenamente.

L’impatto iniziale è stato destabilizzante, ma col tempo ci siamo abituate a comunicare in un nuovo modo e partecipare ad un nuovo contesto, fare lunghe passeggiate in giardino e frequenti incursioni in biblioteca. Nelle strutture qualificate, il clima che si respira non è certamente allegro, ma può rivelarsi migliore di come lo si può immaginare, anche se, la qualità è purtroppo, proporzionale all’ammontare della retta di ogni struttura.

E va detto, nella società attuale, la soluzione RSA risulta spesso essere - non tanto la scelta migliore - quanto l’unica perseguibile.

Chi ha deciso, cerca informazioni in rete, contatta e visita di persona le sedi d’interesse, per verificare la gradevolezza degli ambienti e avere garanzia di professionalità del personale medico. Sostiene poi un colloquio con un incaricato d’accoglienza e inserisce il nominativo del genitore in lista d’attesa, in caso di mancata disponibilità. Ma in questo contesto frammentato fatto di enti, burocrazia e amministrazione, il migliore aiuto per arrivare ad una scelta consapevole, giunge ancora da fonti personali e dal vissuto di amici o conoscenti solidali che possono consigliare, per esperienza diretta. Qui vince il passaparola. 

A complicare il quadro in Italia, è anche la frammentazione regionale delle amministrazioni. Ogni territorio presenta realtà assistenziali disomogenee e informazioni circoscritte ad un’area limitata, gli standard qualitativi non sono garantiti e l’accesso ai servizi è proporzionale alla disponibilità economica dell’assistito, una grave criticità che svilupperò nella Parte II di questo articolo.

Non bisogna dimenticare che, nella relazione genitore-figlio, questo tipo di distacco, può essere traumatico e - come se non bastasse - è destinato ad integrare altre anomalie, poiché le informazioni sulle agevolazioni economiche disponibili per gli anziani non autosufficienti, non solo non fluiscono automaticamente dagli enti predisposti a farlo, ma pare non fluiscano affatto. 

È inaccettabile che si scopra “per caso” la reale possibilità di pagare meno. È paradossale che ad informare dell’esistenza dell’Assegno di vedovanza, della Prestazione Universale anziani — finanziata mediante risorse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) — sia un fortuito confronto tra amici. Gli importi corrispondenti dovrebbero arrivare automaticamente sul conto corrente, eliminando qualsiasi debolezza, rallentamento o confusione. Assistiamo ad una giungla di attese, vaghezze, moduli, richieste e passaggi burocratici espressi in linguaggi lontani dall’immediata comprensione, che sembrano più un'occasione di impedimento, che un servizio al cittadino. È inaccettabile dover ricorrere frequentemente al “sentito dire”, al passaparola o alla buona sorte, per godere senza incertezze di un diritto. L'informazione a riguardo è stata finora colpevolmente inadeguata. Mentre ci troviamo a sapere quale merendina ci garantisce una colazione perfetta, dobbiamo scoprire per vie traverse che esiste un aiuto per curare i nostri anziani ed evitare la povertà.

Pubblicità e marketing dimostrano che, quando si vuole davvero comunicare qualcosa, si investe con insistenza in tecniche di vendita e slogan linguistici che restano impressi a vita. 

Invece, lo Stato investe nel silenzio e nella complessità.

Ma forse, qualcosa sta cambiando…

(Segue nella parte II)

Immagini generate da Gemini AI

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