Impero, questo sconosciuto - di Verdiana Siddi

Pubblicato il 22 settembre 2026 alle ore 08:46

Design for a Sofa, Gillows, ca. 1820. Metropolitan Museum of Art, New York. FONTE: Wikimedia.org

Il vecchio termine «volontà» serve solo a designare una risultante, una specie di reazione individuale la quale segue necessariamente a una quantità di stimoli in parte contraddicentisi, in parte concordanti: - la volontà non «agisce» più, non «muove» più…

F. W. Nietzsche, L’Anticristo

 

Trovare una definizione pacifica della categoria storica e politica di impero non è affatto scontato, ma la cosa non mi impressiona. La storiografia, come anche l’analisi filosofica, ricostruiscono il significato di questo termine considerando diverse prospettive e rimodulando le definizioni a seconda del contesto storico, facendone così risultare sfumati i confini. Non è nostro compito fissare o accettare una definizione definitiva, ma riterrei utile tratteggiare i motivi che accompagnano le manifestazioni di dominazione nell’arco storico, con particolare attenzione alla parte di mondo che ci ostiniamo a definire occidentale.

Insieme al concetto di impero – questo sconosciuto – se vogliamo occuparci di attualità, torneranno utili i concetti di colonialismo e imperialismo, i quali risultano anch’essi oggetto di dibattito. Entrambi i termini si riferiscono ad un rapporto di dominio, ma con differenze strutturali. La loro etimologia ci può chiarire alcune cose: colonia deriva dalla parola latina colònus, che significa «contadino», «abitante». Impero, invece, deriva dal termine latino imperium, che significa «comando». Da una parte l’elemento del lavoro delle terre, quindi l’insediamento e lo sfruttamento, dall’altra parte l’idea del comando e dell’esercizio del potere in senso generico e quindi aperto ad interpretazioni e declinazioni differenti. 1

Per farci un’idea della concezione di impero delle epoche passate vediamo cosa ci dice lo storico Alessandro Cristofori circa l’Impero Romano e la coeva Cina:

L’opera di riferimento è il Libro degli Han posteriori (Hou Hanshu), in 130 libri, pubblicato dall’erudito Fan Ye nel 445 d.C., che copre il periodo dal 25 al 220 d.C. In questa opera appare a designare l’Impero romano il termine Daqin, letteralmente “Grande Cina” o, meglio, una “più Grande Cina”. […] questa interpretazione suggerisce l’idea che nell’impero Han si considerasse Roma come un’estensione all’estremo Occidente della civiltà cinese. 2 

In età antica, è ragionevole pensare che i limiti tecnologici portassero a concepire gli imperi come qualcosa di strettamente correlato al concetto di continuità. Continuità che da una parte ha avuto per molti secoli una forte accezione territoriale e geografica, ma che successivamente – specie con colonialismo ed imperialismo moderni – ha acquisito un elemento di continuità del comando.

Vediamo infatti che le innovazioni in campo marittimo di fine XV secolo europeo, conferirono all’espansionismo una nuova connotazione. In termini geografici, la conquista territoriale prese a non essere più un mero allargamento dei confini; la possibilità di spostare persone e merci via mare aprì alla possibilità crescente di esercitare il potere politico e culturale anche da grandi distanze, costituendo imperi geograficamente discontinui: a partire dal Seicento è il caso – per esempio – dell’Impero Britannico. 

Nel loro articolo sulla natura incoerente del modello britannico, gli storici Jon Wilson e Andrew Dilley 3 aprono con una definizione coraggiosa: 

L’impero è un concetto essenzialmente politico, che ha al suo centro la sovranità.

I due ricercatori pongono l’accento sulla forma di Impero Britannico di epoca coloniale, sottolineando la natura frammentaria di questo modello, che seppur accomunato dalla pretesa sovranità sui territori insediati, ha dovuto via via adattare questa pretesa alle specificità contingenti. L’incoerenza, secondo lo studio, definisce la natura stessa del modello. Proprio questo carattere, se non spinge in direzione di relativismi, può mostrarci per quali ragioni e con quali strumenti politici sono andate affermandosi in seguito nuove e diverse forme.

Sono gli stessi autori a menzionare una possibile lettura meta-analitica del modello imperiale britannico: è plausibile – sostengono gli autori – nell’ottica di un’associazione alle categorie contemporanee quali capitalismo globale o dominio culturale occidentale, mentre rischia di diventare infecondo se attraverso una chiave universale si pretenda di spiegarne la fattispecie. Di fatto l’Impero Britannico non sembra potersi identificare in uno standard, ma proprio alla sua capacità di adattamento deve il suo successo in termini di durata. In questo senso, sì, ci torna utile per meglio comprendere il presente.

Vorrei citare Donald Trump, che nel suo discorso per i 250 anni di indipendenza Usa, il 4 luglio 2026, si rivolge alla folla per dire che “abbiamo avuto un successo straordinario, se guardate al Venezuela, guardate all’Iran, lo abbiamo spazzato via, spazzato via il loro esercito” e ancora “gli americani hanno attraversato le Grandi Pianure, scalato le Montagne Rocciose, noi abbiamo domato la natura selvaggia, conquistato la frontiera e costruito l'impero, chiamato Impero della Libertà” 4. Oppure quel gentiluomo di Amit Halevi (Likud), che senza remore presenta in questi termini un punto nodale del progetto sionista su Giudea a Samaria: “una componente centrale della vittoria assoluta è la nostra sovranità sul territorio. È in nome di quella che il nemico è andato in guerra, e per questo motivo questo è il modo per superarla. È giunto il momento di passare dalle dichiarazioni alle azioni, e prima è, meglio è". 5

È evidente che, benché in forme nuove, in Occidente (qualsiasi cosa significhi questa parola), le cosiddette “riemersioni imperiali” che – convenzionalmente – dal 476 d.C. hanno ribollito lungo la linea del tempo, attraversando la storia dell’umanità in un tragico bagno di sangue, non sono affatto finite con la seconda guerra mondiale, come qualche sprovveduto potrebbe essere portato a credere. 

Basterebbe l’esperienza della Guerra Fredda per invalidare una simile convinzione, ma il problema di questo presente, nel disinnesco della coscienza sociale, è qualcosa di ancora più sofisticato.

Cos’è oggi un impero? Trump parla alla base e inneggia al militarismo in Medio Oriente, in Sud America, ma cosa ottiene? Distrae. Gli atti scriteriati, verbali o militari, muovono assai poco gli equilibri del potere globale, e se muovono qualcosa non è di certo una qualche vittoria Usa; tali equilibri si basano su tutt’altro che gli umori del presidente di turno, mentre hanno un impatto significativo in termini sia di consenso che di condanna. E mi riferisco non solo agli Usa, ma all’intero bacino delle democrazie liberali occidentali. L’unico effetto davvero rilevante è il disinnesco sistematico della proposta alternativa. Chi si incendia di passionale bellicismo insieme a lui si rispecchia, chi si incendia di avversione si sente invece migliore. Questo è quanto. Ma dove sono le alternative? L’Occidente è un Impero. Il dibattito rimane fine in sé, e non produce proposte alternative concrete. L'Occidente è un Impero a tavolino, diciamo pure.

Nell’esporre il ruolo delle trasformazioni economiche (globalizzazione, neoliberismo) e l’adeguamento a queste da parte di tutti gli schieramenti politici, destre e sinistre, circa il problema della passività collettiva in relazione alla dimensione dei mondi virtuali e dell’omologazione della cultura nella quarta rivoluzione industriale, scrive Alberto Mario Banti:

[…] forte segmentazione da un lato, in realtà poi, da un altro lato, ci sono spazi cruciali della cultura collettiva che sono dominati da pochissimi soggetti. […] Poche megacorporations controllano e lanciano produzioni che strutturano l’immaginario di miliardi di persone. […] Ci devi andare perdendo te stesso, autodistruggendo le tue più articolate strutture cognitive (se le hai), per conformarti in un mondo di valori, azioni e rapporti semplificati, manichei, ossessivamente consolatori. In tal modo si è spinti in uno stato di passività che può anche sembrare democratico. 6

E non è invenzione dell’ultramegaordoarcicapitalismo odierno. Già i Romani attuavano un sistema imperiale che, pur imponendosi, cercava per quanto possibile un’integrazione con i modelli culturali che incontrava nella sua avanzata. Al mondo – va bene dai: – occidentale, nelle sue molte varianti culturali, pare finanche democratica la proposta di una società individualista e lassista, unita a forza nel segno di una conformità ai dettami erogati da pochi centri del comando. Difficile pensare che ciò possa essere frutto del caso.

Il fatto è che gli strumenti oggi a disposizione dei centri di comando di cui ci parla il Professore, intervengono direttamente sull'Immagine del Mondo. Secondo Max Weber, la causa dei mutamenti socio-politici possibili. Le Immagini del Mondo, che dovrebbero essere somma di molteplici affluenti, derivanti da ogni ambito del vivere, oggi tendono a plasmarsi principalmente attraverso la comunicazione massiva, e questo perché l’imperversare di dispositivi e tecnologie nelle nostre vite ci sottomette ad una legge non scritta, per la quale abbiamo l’impressione di possedere un significato pronto all’uso giusto lì, nella tasca dei pantaloni. È qui che si depaupera la spinta di ricerca del senso. Il senso del vivere, potremmo dire «intenzionale», scomodando persino la «volontà», restituiscono significati, ma se il «significato» lo si assorbe per osmosi, progressivamente il «senso» perde il suo senso, non ha più ragione di esistere. È interessante che l’effetto di un’operazione in fin dei conti del tutto effimera, come quella digitale e virtuale, stia ottenendo effetti di trasformazione sociale più rapidi e incisivi di quelli che sono state capaci di produrre dozzine di secoli. 

Ora che si fa? Aspettiamo che arrivi la prossima strage, dal divano liberaldemocratico? 

 

 

 

 

NOTE

1 Colonialism - Stanford Encyclopedia of Philosophy

2 Cristofori, A., Imperi a contatto, imperi a confronto: la storia romana e la Cina antica, Zapruder, 2024

3 Wilson, J., Dilley, A., The Incoherence of Empire. Or, the Pitfalls of Ignoring Sovereignty in the History of the British Empire, Cambridge University Press, 2023

4 Discorso integrale di Trump, USA TODAY (canale YouTube - min 14:18-14:38)

5 Judea and Samaria Subcommittee, Knesset News, 2025

6 Lazzeroni, M., Morazzoni, M. (a cura di), Interpretare la quarta rivoluzione industriale. La geografia in dialogo con le altre discipline, Carocci, 2020

 

 

 

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