Sulla scia di una ricorrenza civile davvero speciale, riflettiamo su come l'inevitabile mutamento culturale a cui abbiamo preso parte, nonchè l'evoluzione dei ruoli sociali, abbiano lasciato inalterata l'essenza profonda della parola nonni.
Questo mese, per la precisione venerdì 2 Ottobre, abbiamo celebrato, come ogni anno, la festa dei nostri nonni la quale, non per caso, coincide col giorno in cui si ricorda il valore attribuito nella tradizione cattolica all'angelo custode.
Si racconta, infatti, che proprio a queste creature celesti Dio stesso abbia affidato il prezioso compito di accompagnare e proteggere ogni essere umano durante l'intera sua esistenza. Che si scelga di credere a tale visione oppure no, di sicuro la funzione riconosciuta a questi angeli richiama fortemente i dolci gesti di cura e di accudimento compiuti quotidianamente da ogni nonno nei confronti dei propri nipoti, con disinteressata generosità. Quei nonni la cui immagine, scolpita nella mente e nel cuore di chiunque, si è particolarmente evoluta, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, durante i quali abbiamo assistito a un notevole progresso sociale. In un periodo non troppo lontano, infatti, il termine "nonno" evocava subito la sagoma di una persona ormai anziana, scalfita dal tempo, piegata sotto al peso inevitabile delle sofferenze attraversate, ma capace di rappresentare uno scrigno infinito di saggezza e una guida illuminata, su cui poter contare nei momenti di maggiore smarrimento.
Oggi non è venuto meno l'affetto e la gratitudine che proviamo per questi secondi genitori "coperti di zucchero". Ne è un'evidente dimostrazione proprio la decisione piuttosto recente di introdurre all'interno del calendario italiano, attraverso la legge numero 159 del 31 luglio 2005, questa festività speciale che è nata nel lontano 1978 negli Stati Uniti, prima di diffondersi più o meno in ogni parte del mondo.
Quando parliamo dei nonni, siamo tentati di riprodurre nella nostra mente l'immagine antiquata di persone dai capelli argentati, appartenenti a un'altra epoca storica. Tuttavia, come anticipato, è in atto una vera metamorfosi di questa parola. È come se la distanza temporale tra la generazione dei nonni e quella dei nipoti si fosse improvvisamente accorciata: il vecchio saggio del passato ha lasciato il suo posto ai cosiddetti “nonni con le sneakers", o “nonni evergreen", per utilizzare delle espressioni moderne particolarmente colorite ma eloquenti, che trasmettono l'idea di come la vecchiaia venga ormai considerata un traguardo sempre più lontano rispetto a trent'anni fa ma, al tempo stesso, un tabù estremamente più difficile da accettare. Lo spirito non vuole proprio saperne di stare al passo con i cambiamenti del fisico, e spesso anche il corpo si ostina a rincorrere il mito dell'eterna giovinezza, con dei risultati più o meno discutibili.
Di conseguenza, i nonni di oggi non possono, e spesso non vogliono, essere relegati unicamente al ruolo di dispensatori di consigli, custodi della memoria e baby sitter per i nipoti. E attenzione, non si tratta di egoismo. Il punto è che questi non percepiscono più l'età della maturità come la tappa finale che sancisce il tramonto della propria vita ma, anzi, come l'inizio di un periodo capace di riservare ancora soddisfazioni e in cui, finalmente, tutte le barriere, sia mentali che emotive, vengono abbattute per dare libero sfogo agli interessi che, fino alla pensione, si è stati costretti a trascurare. La nascita di nuove esigenze non determina necessariamente del disinteresse verso i nipoti. Al contrario, l'energia fisica e la vitalità, che molto spesso l'autunno della vita consente di preservare, offrono del prezioso tempo di qualità, anche se talvolta più limitato, da riservare ai piccoli della famiglia, garantendo loro un sostegno tangibile durante le delicate fasi della crescita. Inoltre, non possiamo certo ignorare come, in talune circostanze, costoro finiscano anche per colmare l'assenza dei genitori assorbiti dalle incombenze giornaliere.
Gli uomini e le donne cresciuti nel dopoguerra avevano appreso e fatto propria la cultura del risparmio e del riciclo, l'arte e la ritualità legate ai lavori artigianali e manuali, il fascino dei racconti trasmessi oralmente, la facilità nel trarre il meglio dalle cose meno visibili, la sacralità della parola data. Ma se di frequente gli antichi si congedavano dal mondo col rimpianto di non aver mai visto il mare, o varcato il confine del proprio paese, per la prima volta nella Storia, i nonni odierni, vissuti a cavallo tra due epoche e testimoni del cambiamento, sono dotati di maggiore capacità di adattamento, intraprendenza, padronanza degli strumenti tecnologici e possesso dei mezzi economici necessari per viaggiare. Confrontarsi con realtà lontane è infatti un'attività di cui colgono l'importanza al fine di ampliare i propri orizzonti. Gli stessi hanno quindi tra le mani l'opportunità di condividere coi propri discendenti un bagaglio inesauribile di competenze acquisite, stimolandoli a mettersi in gioco e cercando di costruire ricordi indelebili insieme a loro grazie, appunto, a tutte le energie di cui ancora possono godere.
Eppure, paradossalmente, nonostante tutti gli indiscutibili benefici di cui abbiamo parlato, questa riduzione del divario generazionale ha determinato una svalutazione sociale dei nostri pilastri, i quali spesso non suscitano più il profondo rispetto che si riserva a delle figure autorevoli, come avveniva nei tempi andati, ma persino pietà e fastidio. D'altronde, al benessere materiale non sempre corrisponde un progresso di tipo morale, umano. Quando in effetti gli anziani manifestano le prime naturali fragilità, cominciano ad essere marginalizzati e percepiti come fossero un peso piuttosto che una risorsa.
Comprenderemo a pieno le ripercussioni di un simile comportamento il giorno in cui rinunceremo a tutta l'inutile retorica che si cela dietro a ricorrenze come queste e rifletteremo con razionalità sul grave danno che, inevitabilmente, si ripercuote su una comunità nell'attimo in cui perde la compassione, dimenticandosi proprio di coloro i quali sono dotati di saggezza e purezza in misura superiore a qualsiasi altro essere umano.
In fondo, essi rappresentano ancora le nostre radici, quelle su cui dovremmo far prosperare la pianta del nostro avvenire.
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