Literatura argentina de los ijos: La bambina della casa dei conigli - di Gaia Lamanna

Pubblicato il 23 ottobre 2026 alle ore 14:17

In questo spaccato di vita, la crudeltà e la complessità del mondo esterno si scontrano inevitabilmente con i desideri semplici di Laura, una bambina chiamata a crescere troppo in fretta

Quando parliamo della dittatura militare esercitata in America Latina negli anni Settanta del secolo scorso, non possiamo affatto esimerci dal rievocare gli struggenti racconti condivisi, a distanza di tempo, dai piccoli testimoni indiretti, coinvolti loro malgrado nella lotta per la libertà combattuta dai loro genitori al fine di contrastare i crimini perpetrati dai militari golpisti. Questa corrente letteraria, la "literatura (o narrativa) de los hijos", nata principalmente in Argentina e in Cile a partire dagli anni 2000, raccoglie autori che erano solo bambini o adolescenti durante il regime militare. 

A tale filone, legato indissolubilmente all'organizzazione per i diritti umani fondata in Argentina e chiamata H.I.J.O.S., appartiene proprio il compito cruciale di restituire alla Storia i ricordi dolceamari di quei drammatici giorni, filtrati attraverso lo sguardo puro e ingenuo tipico dell'infanzia.

Ricordi talvolta frammentati, ma ancora oggi straordinariamente vividi nella mente e nel cuore di chi non ha mai smesso di fare i conti con un passato che non ha scelto; un passato incapace di diventare realmente tale.

"...se oggi faccio questo sforzo di memoria, non è tanto per ricordare, quanto, se possibile, per riuscire a dimenticare un po'"; lo scrive Laura Alcoba, autrice argentina che vive a Parigi da molti anni, nella prefazione al suo primo romanzo autobiografico, La bambina della casa dei conigli. Mediante esso ha scelto di raccontare la vita che è stata costretta a condurre in clandestinità, a soli sette anni, per sfuggire alla furia spregiudicata dei militari, in quanto figlia di due oppositori politici.

Le ferite più dolorose, quando vengono inferte in tenera età, non sono quelle provocate direttamente, ma attraverso ciò che deve essere taciuto, ciò che rimane incompreso e ciò che diventerà un ricordo, o un trauma, con cui imparare a convivere.

Con un padre in carcere e una madre latitante insieme alla quale nascondersi, rimarrà segnata profondamente dalle esperienze vissute in quei mesi. L'aiuto prezioso offerto da un amico del nonno, come ringraziamento per un favore ricevuto, le consentirà di sottrarsi a un destino certamente infausto, anche se per la piccola Laura questo non determinerà un ricongiungimento immediato ai suoi affetti.

"Io sono grande. Ho solo sette anni, ma tutti dicono che parlo e ragiono come una persona adulta."

Si presenta utilizzando parole che esprimono maturità, per poi aggiungere una frase scioccante: “Mi hanno spiegato tutto. Ho capito e obbedirò. Non dirò nulla. Anche se venissero a farmi del male[...] Io ho capito fino a che punto è importante tacere."

Laura non è una bambina a cui i grandi hanno cercato di edulcorare la realtà al fine di renderla più accettabile. Da lei si esige un autocontrollo in netto contrasto con la spontaneità tipica dell'infanzia. Risulta infatti disarmante la lucida consapevolezza con cui trasforma il controllo dei pedinamenti in un gioco di saltelli, durante l'intero tragitto verso casa. Tuttavia, l'amarezza della dittatura non riesce mai a deturpare l'animo dei più piccoli cui appartengono i desideri più semplici. Laura non cessa di sognare una nuova bambola e il giorno in cui potrà tornare tra i banchi di scuola, come ogni bambino. La potenza del testo emerge attraverso la sovrapposizione tra normalità e terrore, e la nostalgia di una quotidianità rubata riflette una tenerezza che, in un certo senso, attutisce l'asprezza del contesto storico. 

Ma non solo. Il lettore è assalito da altre emozioni, molto variegate. Partecipa al senso di smarrimento e di confusione che pervade l'autrice, specialmente durante la prima parte del romanzo in cui, in seguito all'arresto del padre, inizia ad essere ripetutamente sfrattata e trascinata da un'abitazione all'altra, ignara delle motivazioni, mentre dei perfetti sconosciuti entrano ed escono dalla sua vita. L'atmosfera costantemente tesa è per Laura, che ha imparato a leggere il comportamento dei grandi, molto più eloquente di qualsiasi discorso, ma le informazioni che le giungono sono molto frammentarie in quanto non tutto può esserle spiegato. Come le reazioni, in apparenza esagerate, di chi la rimprovera per aver semplicemente scattato una fotografia o dato confidenza a una vicina di casa. 

È difficile mantenere un assoluto riserbo, incalzata dalle domande indiscrete sulla propria identità; difficile parlare e agire senza suscitare sospetti che possano, di conseguenza, mettere in pericolo tutte le persone coinvolte, con cui vive in condizione di isolamento. La "casa dei conigli", che dà il titolo al libro, è il covo eletto dagli adulti per stabilirsi. Sebbene l'espressione richiami alla mente un ambiente ameno e fiabesco, ed effettivamente esso contribuisca a trasmettere un barlume di normalità a una situazione tutt'altro che normale, in realtà al suo interno è presente un embute. Il termine argentino, difficile da tradurre, è utilizzato nel linguaggio diffuso tra i militanti per riferirsi a un rifugio segreto che, nel caso specifico, risulta tanto rilevante per l'organizzazione dei Montoneros quanto, al contempo, pericoloso poiché dovrà ospitare la tipografia clandestina dei rivoluzionari. Insomma, un luogo ordinario si fa custode di una realtà rischiosa. 

Eppure la piccola non cela il suo entusiasmo mentre descrive, elettrizzata, il piano architettato per giustificare i frequenti movimenti di veicoli e di individui nella zona. Come solo nei racconti più avvincenti, serve un allevamento di conigli e una porta scorrevole dal funzionamento sofisticato, resa invisibile grazie all' "eccesso di evidenza", principio espresso in un romanzo di Edgar Allan Poe che, purtroppo, in questa storia costituirà anche un'arma insospettabile al servizio del male...

Laura Alcoba era così giovane all'epoca in cui tutto accadde. La fanciulla che fu traspare dalle sfumature più intime che vibrano in ogni pagina, nei frammenti di una vita imprevedibile, messi nero su bianco. Soprattutto abita nella sua voce, ormai matura ma altrettanto candida, a cui aveva imposto un rigoroso silenzio, infranto per senso di responsabilità etica e civile.

A tal proposito, confessa la Alcoba nel capitolo introduttivo: "Alla fine mi sono decisa perché penso spesso ai morti, ma anche perché so che non bisogna dimenticare i vivi. Ora sono convita che è fondamentale pensare a loro". Se prima della lettura il messaggio della scrittrice potrebbe risultare non immediato, a posteriori noi comprendiamo bene la sua chiara allusione alle vittime inconsapevoli della dittatura: tutti quei neonati rapiti in fasce che meritano di conoscere la propria identità, seppellita sotto un castello di menzogne costruito ad arte da chi diceva di amarli. Occorre restituire loro il diritto di onorare quello che fu il sacrificio dei genitori di sangue, coloro ai quali vennero brutalmente sottratti.

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