Gasolio, Blocchi e Accuse di Infiltrazioni Criminali – di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 25 ottobre 2026 alle ore 06:57

LE PROTESTE NEL SUD ITALIA

Nel Sud Italia, le proteste di ottobre 2026 hanno avuto come questione principale il caro gasolio, che pesa su tutti i cittadini ma in particolare rende sempre più costoso lavorare per gli autotrasportatori e contribuisce ad aumentare il costo di numerosi beni e servizi per tutta la popolazione.

Le mobilitazioni hanno coinvolto Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e Molise, con la partecipazione di associazioni di categoria, comitati autonomi e gruppi di autotrasportatori e agricoltori. In alcune zone si sono svolti presidi, in altre blocchi stradali e rallentamenti della circolazione delle merci.

Le rivendicazioni riguardano soprattutto l'aumento del prezzo del carburante, i costi dei collegamenti marittimi, il ritardo nell'erogazione di contributi e crediti d'imposta già previsti.

Nel giro di pochi giorni dall'inizio delle proteste, in diverse zone del Mezzogiorno sono state segnalate carenze di prodotti freschi nei supermercati e nei mercati. I disagi hanno interessato soprattutto la distribuzione di frutta, verdura, carne, latticini e altri prodotti deperibili.

La situazione ha mostrato quanto il trasporto su gomma sia fondamentale per il rifornimento dei punti vendita e per l'economia del territorio.

La maggior parte della popolazione ha manifestato solidarietà verso gli autotrasportatori e alcuni cittadini hanno anche voluto sostenere attivamente le proteste con la propria presenza, riconoscendo le difficoltà economiche di una categoria che deve sostenere costi crescenti.

La stampa e i media tradizionali hanno quasi ignorato la mobilitazione, ma a sopperire a ciò sono stati i social che hanno avuto un ruolo centrale nel raccontare a tutti gli italiani, da nord a sud, la protesta e le motivazioni.

Il 20 ottobre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha incontrato a Milano le associazioni nazionali dell'autotrasporto e, successivamente, rappresentanti dei presidi territoriali e dei comitati autonomi.

Dal confronto è arrivato l'annuncio dello sblocco di circa 430 milioni di euro, risorse in realtà già stanziate in precedenza e attese dalle imprese del settore. Il Governo ha assicurato che avrebbe accelerato le procedure per renderle disponibili.

Non si tratta, dunque, di fondi nuovi, ma di risorse già previste e che le imprese chiedevano da tempo di poter utilizzare.

Il 22 ottobre il Governo ha inoltre approvato un distinto pacchetto di aiuti da 175,2 milioni di euro, destinati all'autotrasporto, all'agricoltura e alla pesca. L'intesa non ha però risolto immediatamente la mobilitazione. Alcuni gruppi hanno giudicato insufficienti le risposte ricevute e hanno deciso di mantenere i presidi.

Di fronte alla prosecuzione delle proteste, la linea del Governo si è fatta più dura. Le autorità hanno proceduto all'identificazione di numerosi manifestanti, multandoli (un terribile boomerang per i lavoratori che con la protesta denunciano una situazione economica già disastrosa) e annunciato denunce per le condotte considerate illecite.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato:

«Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive».

Il fronte dei manifestanti ha reagito con una spaccatura al suo interno: alcuni tra loro hanno deciso di riprendere le attività lavorative, sia a seguito delle minacce di multe e denunce da parte del governo, sia per la necessità di garantire una entrata economica alle proprie famiglie. Malgrado ciò, tutt’oggi continuano le proteste, sempre in forma pacifica e con presidi che non bloccano di fatto la circolazione.

Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha richiamato l'attenzione sul rischio di infiltrazioni criminali e sui precedenti penali di alcuni protagonisti della mobilitazione.

Il giorno successivo, anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha affermato che è «altamente probabile» che la criminalità organizzata si sia infiltrarsi nella protesta, al fine di sfruttarla e utilizzarla per esercitare il proprio potere sul territorio.

Le dichiarazioni hanno aperto un ulteriore fronte di polemica. Le istituzioni hanno ovviamente il dovere di verificare eventuali intimidazioni, collegamenti criminali e tentativi di condizionare le attività economiche, ma queste affermazioni rischiano di delegittimare l'intera mobilitazione.

Gli autotrasportatori hanno riportato al centro dell'attenzione le difficoltà di un settore strategico per l'economia italiana, particolarmente esposto ai rincari energetici e ai costi della logistica.

Resta ora da verificare se lo sblocco dei fondi e l'annuncio di nuovi aiuti saranno sufficienti a contrastare le conseguenze della situazione geopolitica attuale: guerre scellerate e senza fine, sanzioni e restrizioni commerciali ed energetiche che stanno portando molti Paesi dell’Unione Europea sull’orlo del baratro economico e sociale.

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