La nostra relazione con denaro - Parte I - di Aloisa Clerici

Pubblicato il 26 ottobre 2026 alle ore 17:56

Dall’illusione della sicurezza alla patologia

Dopo anni di operazioni on line, mi sono recata in banca di persona. Nella filiale - che si trova in una zona centrale di Milano - accede molta gente, che viene subito indirizzata in sala d’attesa, prima di incontrare l’incaricato di competenza.

Gli ambienti interni sono cambiati rispetto a qualche tempo fa e ora gli spazi destinati all’accoglienza sono forniti di moderni divani, macchina per il caffè e schermi digitali che propongono continuativamente video che promuovono prodotti di investimento, fondi, mutui, polizze, gestione immobiliare ecc. 

Il linguaggio di tali comunicazioni pubblicitarie è cambiato poco rispetto a prima, ma si nota che giustamente, è stato riformulato su una nuova tipologia di clientela, perché negli ultimi anni la società è cambiata. Gli annunci promozionali mostrano sempre persone entusiaste che corrono libere nelle campagne d’Italia, oppure famiglie ideali unite e serene, gente sicura di sé che lavora e si realizza; scene stereotipate ormai forzate, che intendono comunicare stabilità, sicurezza e ricchezza, usando colori prudentemente freddi e calmanti. Le intramontabili parole-chiave sono: insieme, futuro, domani, benefici, sicurezza, solidità, tu e tuo.

I clienti affrontano tempi molto lunghi di attesa, con un numero assegnato in mano. Più che un luogo che emana sicurezza e protezione, la filiale appare come un supermercato di prodotti invisibili, dove accedono soprattutto persone anziane - non autonome nell’utilizzo dei sistemi homebanking - oppure stranieri.

I prodotti finanziari pubblicizzati usano inglesismi altisonanti difficilmente memorizzabili, nomi che sembrano trattare detersivi di lusso, piuttosto che i nostri risparmi. Le parole-chiave qui sono Top, Smart, Free, Prestige, Protection, Selection, Best, Global e vari giochi linguistici di formato tascabile e le consulenze sui prodotti durano mezz’oretta, poi avanti un altro.

Lo scenario osservato, è risultato surreale.

Le persone sembravano abituate a quella modalità, come se fosse normale veder trattare i risparmi di un’intera vita, in modo tanto scontato, artificioso e sbrigativo.

In realtà il denaro è un simbolo di fiducia reciproca, una rappresentazione astratta dell’energia e dell'impegno che le persone dedicano alla produzione di beni o servizi per la comunità. Il suo scopo originario è servire come mezzo di scambio e di misura del valore, per facilitare la cooperazione e la vita sociale. Oggi il nostro risparmio è gestito da istituti bancari o da consulenti - che sono entità esterne a noi - e non avendo riconosciuto in tempo l’anomalia, abbiamo accettato tale condizione di sudditanza, in modo irresponsabile. 

La cultura del “povero è bello” poi, ha diffuso una svalutazione culturale, una distorsione verso quella che nel frattempo è diventata la prima fonte di benessere individuale e collettivo, ma la contraddizione si rivela quando notiamo che contemporaneamente, veniamo spinti al consumo compulsivo. 

“I soldi sono sporchi, non sappiamo/possiamo gestirli, ma dobbiamo spenderli”. 

Non rischiamo però, di cadere da un estremo all'altro: se demonizzare il denaro ci impoverisce, farne l'unica fonte di felicità ci svuota dell’anima. Superando queste credenze moralistiche e opposte, i soldi rimangono ciò che sono realmente: né demone né angelo, ma una forma di energia materiale e uno strumento di manifestazione. Perché dovremmo nutrire ostilità o devozione cieca, nei confronti di un semplice mezzo? Chiediamoci invece, come cambiare visione per ritrovare una profonda coerenza nell’uso che ne facciamo.

In tutte le forme di comunità — dalla famiglia alla nazione — le risorse devono venire amministrate, però oggi la società non ci insegna a sviluppare una relazione serena ed etica col denaro e il nostro sistema educativo ne è lo specchio perfetto. In Italia, la scuola dell’obbligo, così come gli istituti professionali, non istruiscono e non approfondiscono questo argomento, lasciando i cittadini nell’ignoranza di fronte alla gestione da adulti delle proprie risorse. All'opposto, la formazione universitaria spesso indottrina, sfornando figure professionali in batteria, addestrate a servire la medesima logica predatoria dei grandi poteri finanziari. 

Quando si inizia a lavorare, ad avviare una attività, ad amministrare una famiglia o ad affrontare una spesa importante, questo condizionamento generalizzato crea spesso difficoltà. Ci si scontra con un senso di inquietudine nei confronti dell’entità “soldi”, una tensione che fa sentire le persone o del tutto impreparate — e quindi bisognose di un sostituto adeguato — oppure, al contrario, competenti e dunque motivate a suggerire investimenti, che finiscono però per arricchire solo i vertici della piramide finanziaria, impoverendo la gente comune. Sono stimolate due emozioni opposte di due tipologie umane, un po’ come nella divisione tra destra e sinistra in politica: chi non ha studiato si sente inadeguato, chi ha studiato si sente superiore. In entrambi i casi, le reazioni emotive di ciascuna fazione — da un lato la paura e l’insicurezza, dall’altro la bramosia a la superbia — vengono sfruttate dallo stesso potere, per godere di un raggio d’azione il più ampio possibile nel raggiungimento di un unico obiettivo: dividere tra padroni ricchi e servi poveri. Così facendo, è stato snaturato il concetto profondo di ricchezza.


Riformuliamo la forma-pensiero precedentemente analizzata: “I soldi sono sporchi, non sappiamo/possiamo gestirli, ma dobbiamo spenderli… quindi facciamolo fare agli esperti, così possiamo sentirci tranquilli”. Ora fila di più.

L’aspetto malsano di questo processo ha agito anche a livello spirituale e psicologico, avendoci accompagnato verso una lenta e graduale cessione del nostro potere personale. Ci è stato insegnato ad affidare la nostra energia ad enti centralizzati, alle banche, agli istituti finanziari, convincendoci che fossero i custodi più sicuri del nostro futuro. Ma nel momento in cui depositiamo i nostri risparmi in un conto corrente, perdiamo la sovranità su di essi e quel denaro, cessa simbolicamente e legalmente di essere nostro. Esso diventa una risorsa che un ente terzo utilizza, per alimentare specifici circuiti, di cui spesso ignoriamo le finalità. La linfa generata dal nostro lavoro e dalle nostre risorse, viene quindi impiegata da altri, per favorire progetti distruttivi per l’ambiente, per l'umanità e per la pace stessa. E attraverso questa delega, diventiamo inconsapevoli complici della nostra stessa gabbia.

Non è un caso che liquidità, sia il termine con cui oggi definiamo la disponibilità finanziaria: il denaro è energia circolante e rappresenta la linfa vitale del corpo sociale, così come i liquidi corporei diffondono nutrimento del sistema perfetto che è il corpo umano.

Nello studio del pensiero medico cinese, se i liquidi fluiscono liberamente senza creare accumuli, l’organismo vive in perfetto equilibrio. Ogni circuito è in relazione con gli altri, è nutrito, seguendo i ritmi naturali ed è in grado di sostenere il tutto.

Ma se al contrario, il nutrimento si concentra solo in poche zone del sistema, la circolazione rallenta, viene a mancare l’equilibrio, manifestando sintomi disturbanti e la sofferenza diffusa che viviamo oggi, che corrisponde alla patologia. 

Ma la guarigione è possibile…

(Segue nella Parte II)

Immagini create con Gemini AI

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