A Maurizio Torti, giornalista e maestro - di Jacopo Brogi

Pubblicato il 4 ottobre 2026 alle ore 20:03

Di Jacopo Brogi

Ho conosciuto Maurizio Torti ai tempi della crisi dell’euro, prima della fondazione di questa prestigiosa testata, che in maniera evidente ed inequivocabile dimostra cosa manca al nostro Paese: "Sovranità Popolare". E non solo perché lo dice la nostra Costituzione.

Maurizio era un giornalista verace e gentiluomo, un fotoreporter che ha attraversato la prima guerra del golfo, la guerra di Jugoslavia e la guerra economica contro l'Italia. Spread, finanza, economia, crisi, declino. È in questo clima che lo incontrai a Milano per la prima volta: una mente creativa e aggregativa, che non smetteva mai di immaginare il futuro, cercando di denunciare le verità del presente.

Anche  quando ci siamo visti ad inizio dello scorso settembre, pur grandemente debilitato dalla malattia e profondamente consapevole dei problemi che stava affrontando, non smetteva di progettare e di pensare ai suoi ragazzi della scuola di giornalismo, fondata assieme a Guido Grossi.

Ne snocciolava i nomi, fiero di tirar su allievi e prossimi colleghi. "Faremo uscire a breve il nuovo numero", disse. Una nuova edizione della rivista l'aveva in cantiere. Mi indicò il pc, di fianco al letto della clinica dove era ricoverato. Mi ricordo anni fa quando mi chiamò per raccontarmi della "Scuola". Era un invito a partecipare: "Faremo crescere noi dei giornalisti, perché quelli veri non ci sono quasi più". Parole sante che riecheggiano oggi più che mai nel panorama informativo nazionale.

Maurizio Torti ci lascia una grande eredità di esempio e di azione, con quella sua egregia napoletanità disincantata, gentile e risoluta: pronta a creare, fare gruppo e costruire in tempi di disgregazione, apatia e rassegnazione.

La nascita della Fieco assieme all’amico e collega Massimo Cascone, un sindacato per giornalisti ed editori nato al tempo della dittatura delle multinazionali I-Tech e dell’informazione mainstream, è stata una delle ultime creature. Così come dare al comune amico e collega Thomas Vaglietti la possibilità di uscire in edicola con "In Südtirol (BZ)”, giornale trentino indipendente.

Maurizio amava le sfide e sapeva che senza energia, nessun progetto sarebbe mai decollato. E donava la sua grande esperienza a quei giovani desiderosi di imparare e mettersi alla prova. Riusciva sempre a scovare curiosità e creatività e a farle germogliare in tempi di diffusa scarsità.

Era già malato, ma non ha mai mollato la sua voglia di indagare questo mondo e le sue dinamiche profonde, fino all’ultimo.

Scriveva lo scorso giugno:

“C'è un filo. Lo vedi se lo cerchi. Parte da Roma, da quei palazzi dove si firmano decreti secretati su forniture militari all'Ucraina. Passa per le fiere d'armi europee, dove le stesse attrezzature vengono esibite fianco a fianco con i battaglioni che le impugnano. Arriva nei sotterranei di alcune città italiane, dove ragazzi di quindici anni imparano saluti romani e ricevono manuali di reclutamento neonazista. Risale lungo l'Appennino, attraversa la Pianura Padana, si incunea nelle valli altoatesine dove qualcuno sogna ancora confini che non esistono più. Lo Stato italiano finanzia la guerra. La guerra finanzia i battaglioni. I battaglioni portano l'ideologia. L'ideologia atterra nelle scuole italiane."

È la nostra realtà, un Paese in guerra che non sa di esserlo. E la denuncia di Maurizio Torti è ancora oggi più forte e più doverosa, per il futuro che ci attende. Era un pacifista, ma non tifava per la “pace giusta” della NATO. Sfidava la narrativa ufficiale dell’aggredito e dell’aggressore, collaborando con quella che è diventata negli anni la sua compagna che l’ha assistito con grande dedizione e sacrificio fino all’ultimo: la collega Stella Khorosheva.

Caro Maurizio, ci mancherai: il tuo esempio ed il tuo amore per la verità saranno sempre la scintilla per tutti quei giovani che vorranno raccontare e provare a cambiare un mondo che non va, così com’è.

La tua scuola di giornalismo, è talmente essenziale per i tempi che viviamo, che andrebbe in qualche modo custodita, fatta istituzione e promossa in tuo nome.

Grazie ai tuoi insegnamenti e al tuo esempio, siamo ancora più consapevoli che senza libera informazione non esiste nei fatti vera Sovranità Popolare.

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