Nel 1783 l’abate Guillaume Thomas François Raynal, con la collaborazione dell’Accademia delle scienze di Lione, promosse un concorso volto a rispondere al quesito “Se la scoperta dell’America è stata utile o dannosa per il genere umano”.
Non era una novità nella tradizione accademica. Già nel 1750, infatti, l’Accademia di Digione aveva indetto un concorso sul tema “Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi”, dal quale ebbe origine il Discorso sulle scienze e le arti di Rousseau; e ancora, alcuni anni più tardi, aveva proposto la questione “Sull’origine dell'ineguaglianza tra gli uomini e se essa sia autorizzata dalla legge naturale”, la cui risposta più originale prese forma, nel 1755, nel Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini dello stesso autore.
Similmente, all’iniziativa dell’abate si deve l’origine del trattato De l'influence de la Révolution d'Amérique sur l'Europe[1] di Condorcet, pubblicato nel 1786. La valutazione del ruolo della Rivoluzione Americana sull’opinione pubblica europea segue dall’intento del filosofo di dimostrarne la natura non solo commerciale, diplomatica e coloniale, ma anche sociale e morale. Sebbene infatti il percorso inaugurato dai rivoluzionari americani richiedesse ancora una lunga serie di interventi legislativi per giungere al suo scopo – Condorcet non trascura, a tal proposito, la persistenza della schiavitù in gran parte d’America – la Dichiarazione d’indipendenza sancì il riconoscimento universale dei diritti dell’uomo e si affermò quale modello di riferimento per le riforme in Europa.
Nell’elaborare un metodo di valutazione della felicità pubblica, fondato su alcuni presupposti teorici attraverso i quali esaminare gli avvenimenti storici e spiegarne le conseguenze sullo sviluppo della società europea, Condorcet esamina: l’influenza della Rivoluzione Americana sulle opinioni e la legislazione europea; il suo contributo alla conservazione della pace; i vantaggi sulla perfettibilità del genere umano; i benefici derivanti dall'espansione dei rapporti commerciali.
Introduzione e Capitolo I – L’influenza della Rivoluzione Americana sull’opinione pubblica e la Legislazione in Europa.
Il punto di partenza è l’idea del contratto sociale profilato da Locke, Montesquieu e Rousseau:
«Since a nation taken as a corporate body is an abstract being, it cannot be said to be either happy or unhappy. Therefore, when one speaks of the collective happiness of a nation, one can mean only two things: either a sort of average value derived from the sum of the happiness and unhappiness of the individual citizens; or else the general conditions conductive to happiness [...]».
Le condizioni che rendono possibile il perseguimento della felicità, intesa in termini di sicurezza e benessere collettivo, dipendono dalla natura delle leggi, dell’economia e delle relazioni fra Stati, e riguardano tutto ciò che aumenta il libero uso dei diritti naturali – tutela ed estensione della libertà e della proprietà, uguaglianza, partecipazione alla formazione delle leggi – e tutti i mezzi con i quali diminuire i mali a cui è soggetta la natura umana – mantenimento della pace, incremento del sapere e delle attività produttive, libertà dei commerci.
«The purpose of all civil and commercial laws must be the maintenance or reestablishment of this equality among the citizens of a nation without infringement on their right of property and without hindrance of the legitimate exercise of their freedom».
Da ciò deriva: (i) la conservazione di sé e il diritto alla libertà, il cui uso è sempre limitato da quella altrui[2]; (ii) la sicurezza e il libero uso della proprietà; (iii) la legge deve essere uguale per tutti e la sua esecuzione non può dipendere dall’arbitrio o dal pregiudizio dei magistrati che la applicano; (iv) il diritto di collaborare direttamente o indirettamente nella legislazione e in tutte le azioni della società di cui si fa parte. Ciascun ulteriore diritto deriva dai precedenti, così come i principi delle leggi civili e penali dipendono dal rispetto attribuito ai primi tre diritti. La rilevanza di ciascun diritto è determinata dalla sua capacità di contribuire al conseguimento della felicità collettiva della nazione.
E’ pertanto facile rinvenire in questi principi la matrice teorica del pensiero beccariano, con lo specifico riferimento all’estensione del diritto naturale in ambito giuridico e penale. Il richiamo a tale principio implica che ogni punizione sia legittimata da un criterio di assoluta necessità e dichiara tirannico qualsiasi esercizio del potere punitivo che prescinde da esso. Per Beccaria, in linea con la tradizione contrattualista, ogni trasgressione, configurandosi come una violazione del patto sociale, giustifica l’intervento punitivo[3].
[1] D. Echeverria, Condorcet’s The influence of the American Revolution on Europe, The William and Mary Quarterly, vol. 25, n. 1, 1968, pp. 85-108.
[2] La prima condizione della libertà è la sua limitazione.
[3] C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, a cura di F. Venturi, Einaudi, 2018. Per il giurista milanese le pene dovevano essere orientate alla rieducazione del criminale e non alla mera retribuzione.
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