Il sostegno a scuola non è "quello che passa il convento" – di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 3 aprile 2026 alle ore 12:48

Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, istituita ufficialmente nel 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU). L'obiettivo fondamentale è quello di promuovere conoscenza e inclusione, sensibilizzare l’opinione pubblica e porre sotto l’attenzione di tutti il rispetto dei diritti e della dignità umana. Le diagnosi di disturbi dello spettro autistico sono aumentate vertiginosamente negli ultimi decenni, ma malgrado i numerosi passi in avanti, abbiamo ancora molto lavoro da fare sul fronte dei diritti, delle terapie, della ricerca e della qualità della vita delle persone autistiche e delle loro famiglie.

La scuola è uno dei settori in cui, malgrado le politiche di inclusione, si registra una serie di criticità di cui si parla troppo poco. Recentemente c’è stato un caso mediatico che ci offre l’opportunità di trattare il tema e di comprendere meglio quali siano alcune delle principali problematiche da risolvere.

Qualche settimana fa negli studi di "La Ruota della Fortuna" su Canale 5 e ha messo in luce una realtà amara del nostro sistema scolastico. Un frammento televisivo in prima serata che, in pochi minuti, ha condensato le criticità di una scuola che troppo spesso penalizza i suoi alunni più vulnerabili.

Tutto ha inizio con la presentazione di una concorrente: una giovane insegnante di Italiano, Storia e Geografia, che nel dichiarare il suo attuale impiego, però, esprime una profonda amarezza: “Ma quest’anno sono sul sostegno alle scuole medie”.

Gerry Scotti, percependo il disagio della docente e probabilmente poco avvezzo alle dinamiche profonde dell'inclusione scolastica, ha tentato di consolarla ergendosi a difensore della categoria: "Eh beh, lo so che chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento -afferma Scotti -. E noi non perdiamo l'occasione per dirlo: aiutiamo questi ragazzi che vogliono fare gli insegnanti."

La reazione del web è stata immediata, ma si è trascurato un particolare importante: le parole del conduttore sono nate da una narrazione vittimistica espressa dalla stessa docente. Ci si chiede cosa sarebbe successo se l'insegnante avesse rivendicato con orgoglio la bellezza e l'importanza del sostegno: Scotti, con ogni probabilità, ne avrebbe lodato l'alto valore sociale. Invece, ciò che è emerso è l'immagine di una professione vissuta come un ripiego.

Il mio pensiero va subito a quei genitori che, guardando la tv, hanno scoperto che il docente a cui hanno affidato il figlio è una persona "costretta" dal sistema a svolgere quel ruolo, magari senza la formazione specifica necessaria, mossa solo dall'esigenza di accumulare punteggio e di ottenere una cattedra. Ma dietro "quello che passa il convento" ci sono esseri umani, studenti con talenti che attendono solo le figure giuste per poter sbocciare.

Sulla vicenda è intervenuto con fermezza Luca Trapanese, ex Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli e figura di riferimento nel mondo della disabilità, affermando che:

“Chi si accontenta di ciò che passa il convento non è l’insegnante, ma sono i bambini con disabilità e le loro famiglie. Secondo voi è giusto avere al fianco dei nostri figli persone non qualificate, che scelgono di fare il sostegno per entrare nel mondo della scuola e non conosco nulla della disabilità?”.

Attualmente, la formazione dei docenti di sostegno appare spesso insufficiente: il TFA Sostegno dura solo otto mesi, un tempo troppo breve per acquisire conoscenze e competenze sul vastissimo mondo delle disabilità (cognitive, fisiche, sensoriali). Senza un tirocinio pratico strutturato che affianchi i nuovi docenti a figure esperte, molti insegnanti entrano in aula del tutto impreparati, specialmente di fronte a complessità come lo spettro autistico.
Dopo le critiche, Gerry Scotti ha chiesto scusa per la superficialità con cui ha affrontato un argomento molto complesso: "Non intendevo mancare di rispetto alla funzione degli insegnanti di sostegno né ai ragazzi che ne hanno bisogno insieme alle loro famiglie."
Al di là del singolo episodio, resta l'urgenza di una riforma strutturale. Il sostegno non può essere un "parcheggio" temporaneo, ma deve rappresentare l'eccellenza della nostra istruzione. È necessario che il sostegno diventi un percorso di laurea specifico e distinto, figlio di una scelta consapevole e di una vocazione reale. Solo attraverso una formazione di alta qualità e specializzata per tipologia di disabilità si potrà garantire alla scuola professionisti insostituibili.

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