Introduzione del libro
INTRODUZIONE
Perché scrivere un libro sulle metodologie educative e che obiettivo si propone?
Venire al mondo è come svegliarsi in caduta libera da due-mila metri d’altitudine. Non sappiamo come siamo finiti in quella situazione, nessuno ci ha preparati, stavamo dormendo e di colpo ci troviamo a precipitare a una velocità folle. Siamo sconcertati, non capiamo cosa stia succedendo, né come affrontare questa realtà. Poi qualcuno, con grande fatica, ci aiuta ad infilare il paracadute, ci spiega come funziona e come usarlo, ci esorta a rimanere calmi e noi ci fidiamo di questa persona, anche perché non abbiamo alternative. Quando il paraca-dute si apre e la discesa rallenta, lentamente lo sgomento e il disorientamento diminuiscono, il respiro da affannoso si fa più regolare e, a poco a poco, abbiamo la possibilità di rimirare la bellezza di ciò che ci circonda.
Forse.
E soprattutto, se avremo avuto la fortuna di avere al nostro fianco delle persone responsabili, coscienziose e capaci.
La scuola, gli educatori, a cominciare dai genitori, ci possono dare gli strumenti per interpretare la realtà, per comprendere in che mondo siamo stati catapultati, come funziona e come interagire con esso. In qualunque epoca, in tutte le culture, dal cosiddetto mondo civilizzato alle popolazioni che supponiamo primitive, ci si prende cura dei più piccoli per farli crescere e renderli esseri autonomi. È un processo naturale in-sito nell’essere umano e in tutte le specie animali.
Come i piccoli interpreteranno il mondo, come si relazioneranno con esso dipende dagli strumenti educativi che gli adulti gli avranno fornito. Se durante la caduta libera saremo affiancati da chi il paracadute non lo sa usare, difficilmente planeremo dolcemente godendoci il paesaggio. Peggio ancora se invece del paracadute ci dovessero passare una borsa piena di panni sporchi!
Dovrebbe, quindi, essere evidente a tutti che la funzione educatrice della scuola, dei genitori e della società tutta riveste un ruolo fondamentale per il futuro delle nuove generazioni e per la società stessa. I nostri piccoli saranno le donne e gli uomini di domani, che avranno la possibilità di decidere la direzione che la società stessa dovrà intraprendere. Non è retorica, ma semplice verità, almeno finché qualcuno non si arrogherà il diritto di decidere al posto nostro la direzione da seguire.
Allora la domanda da porsi, a mio avviso, è la seguente: che mondo vogliamo per i nostri figli?
La mia personale risposta è che il mondo che verrà sarà invariabilmente figlio della scuola attuale. E con scuola non intendo solo lo spazio fisico in cui si studia, ma la famiglia e la società nel suo complesso.
Che tipo di scuola sia quella attuale e che impronta stia dando al futuro dei nostri scolari ho cercato di descriverlo nel mio precedente testo “Un libro di scuola”1; quella che vorrei proporvi ora è una riflessione non tanto su cosa viene insegnato ai discenti, ma come e da chi. Se siamo d’accordo sul fatto che almeno gli stanno dando un paracadute (assunto sul quale mi permetto di nutrire alcuni dubbi), vorrei capire se chi glielo sta dando sa come funziona un paracadute e, soprattutto, se sa spiegare ai nostri figli come si usa.
In questo viaggio parlerò di alcune metodologie d’insegnamento di cui ho conoscenza diretta; questo non significa che siano le uniche che ritengo valide, ci mancherebbe, né tanto meno che siano le sole disponibili. D'altronde l’intento di questo libro non è fare un elenco di esse, ma semplicemente citarne alcune e porci la domanda se non sarebbe possibile – e forse anche corretto – permettere alle famiglie di scegliere a chi demandare l’importante compito di prendersi cura dei propri fi-gli, soprattutto nei primi anni di vita.
Da sempre e con modalità diverse, la figura del tutore, cioè della persona di fiducia a cui la famiglia decide di affidare l’educazione della propria prole, è presente nelle varie culture, con varie sfumature. E non è solo una prerogativa di chi si può permettere economicamente un tutore. Anche le popolazioni del centro e sud America utilizzavano un estraneo per far crescere i propri figli. E lo sceglievano in base a quello che era, secondo loro, il bene per il proprio figlio.
Oggi questa opportunità è riservata a chi dispone di adeguate possibilità economiche. La mia proposta, invece, è di rendere accessibile qualunque tipo di formula educativa, senza barriere di sorta, a chiunque ne faccia richiesta. Dovrebbe essere lo Stato a farsi carico delle spese necessarie. Almeno come già avviene in certi Paesi dove la comunità fa fronte alle spese vive della gestione delle scuole di qualunque tipo esse siano. Questa per me è civiltà. Le nuove generazioni non devono portare il peso della condizione economica della propria famiglia. Loro non ne sono responsabili e non dobbiamo permettere che la loro vita sia segnata in partenza solo a causa di questioni finanziarie. Questa sarebbe, come è oggi, una vera ingiustizia sociale.
Cerchiamo di non importare acriticamente qualunque cosa provenga dall’esterno, soprattutto dal mondo anglosassone dove il discente, a seconda della scuola che frequenta, ha la possibilità di una certa carriera lavorativa, piuttosto che un’altra. Facciamo in modo che i nostri bambini partano tutti con le stesse possibilità. Direi che è un dovere morale, oltre che sociale.
Il mio interesse sincero verso la scuola e il significato, per me, profondo dell’educazione risiede nella convinzione che dalla scuola e da quello che insegniamo ai nostri bambini passa il futuro della nostra società. Pertanto, questo libro non ha nessuna pretesa scientifica, né tantomeno pensa di essere una rivelazione assoluta. Per gli addetti ai lavori ciò che è qui contenuto, per la maggior parte, sono concetti conosciuti.
Ma il mio lavoro non è solo rivolto a loro, anzi. Questa mia ricerca vorrei che fosse conosciuta, oltre che dagli insegnanti, soprattutto da chi non è necessariamente parte attiva del mondo scolastico, in primis dai genitori.
Anche questa volta, come nel libro precedente, mi sono rivolto a chi ne sa più di me, cercando di rendere scorrevoli e interessanti gli argomenti trattati.
Chiedo scusa se non ci sono riuscito.
1 D. D’Angelo, Un libro di scuola, Roma, Bibliotheka, 2018
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