La Verità resiste alla scomparsa - di Gaia Lamanna

Pubblicato il 19 giugno 2026 alle ore 07:26

La lotta di una famiglia che non conosce la resa, un tributo al riscatto della memoria contro il silenzio della dittatura brasiliana

La parola scritta può mantenere in vita le persone. Attraverso la stesura del libro "Sono ancora qui", Marcelo Rubens Paiva, ha voluto conferire una forma di eternità alla propria famiglia e, in particolare, alla storia peculiare della madre Eunice, che testimonia quanto una tempra combattiva e degli ideali solidi possano fungere da ancora di salvezza nel momento stesso in cui il dramma si materializza. 

Analizzando le vicende private che inevitabilmente sconvolsero un'intera famiglia, il libro vuole denunciare a gran voce il periodo buio della dittatura militare in Brasile (1), luogo in cui questa piaga prese piede prima ancora che, come il morbo più contagioso, si sviluppasse anche in Cile e in Argentina. Non si parla mai abbastanza della dittatura brasiliana, ferita su cui il libro si sofferma per cercare di contestualizzare i fatti oggetto del racconto e per offrire una ricostruzione quanto più puntuale di tutte le fasi del regime nonchè delle argomentazioni, solo in apparenza nobili, utilizzate per giustificarne l'inasprimento ("per difendere la libertà bisogna porvi fine").

Nei primi capitoli Marcelo, la voce narrante, prima ancora di addentrarsi negli eventi principali, presenta la sua numerosa famiglia. Suo padre, Rubens Paiva, era un ingegnere civile ed ex membro del Partito Laburista che dopo il golpe fu destituito e visse in esilio da oppositore politico. Quando Marcelo aveva soltanto undici anni fu prelevato da alcuni agenti in borghese per fare una deposizione, ma di lui si persero le tracce. Era il 20 gennaio del 1971. Il suo corpo? Svanito nel nulla. Li chiamano desaparecidos. La famiglia non sapeva che collaborasse con i movimenti di resistenza al regime e, in realtà, non sarà mai chiaro fino a che punto egli vi avesse preso parte.

(1) 1964-1985 nrd

Queste premesse potrebbero indurci a credere che si tratti di un racconto dalle tinte cupe, uno di quelli che non lascia alcuno spazio a un barlume di speranza. Ciò che è accaduto a Rubens è facile da immaginare. Effettivamente, la violazione dei diritti umani perpetrata in tempi tanto recenti in certe parti del mondo, i cui testimoni sono ancora relativamente giovani, crea sempre un certo sgomento e ricorda fin dove può spingersi la brutalità dell'uomo, quando smarrisce la via dell'umanità, della compassione. Ma quello che ci viene fornito è soprattutto un racconto di rinascita e capacità di adattamento. Eunice è una quarantenne che, rimasta sola con cinque figli a carico, sceglie di non farsi annientare dalla perdita. Invece di mostrarsi inerte, seppellita sotto ai detriti della tragedia che ha investito la sua quotidianità, prende in mano quello che ne è rimasto. "Sono ancora Qui" è la parola d'ordine. La nuova Eunice, mille donne in una, orgogliosa e tenace, con pochi soldi in tasca, senza possibilità di accesso al conto in banca del marito scomparso, torna tra le aule universitarie per costruirsi una professione. Dopo aver ottenuto una seconda laurea in giurisprudenza diventa un avvocato di successo impegnata nella tutela dei diritti umani e del popolo indigeno, che sente affine, vittima anch'esso dei soprusi e dell'arroganza esercitata da chi minaccia il suo territorio.

Lungo tutto il viaggio in cui l'autore trascina il lettore non si percepisce mai alcuna vena di pietismo, non capita mai di imbattersi in pagine dedicate all'autocommiserazione. Del resto, stimolare la commozione sarebbe stata un'impresa estremamente facile e sufficiente a sollevare una dovuta riflessione sul tema. Ma Paiva vuole raggiungere un obiettivo ben più ambizioso facendo un passo ulteriore: compiere un atto d'amore per dire "grazie" a una madre che c'è sempre stata e accendere una luce di speranza nella gente, regalandole tutto l'amore per la vita racchiuso nell'essenza di una donna moderna, libera, appassionata, indipendente, dalle mille sfumature e contraddizioni, ma anche emblema di chi non si dà per vinto. Ci conduce tra i meandri di una vita che, come sempre accade, si mostra imprevedibile e spietata tanto quanto sa essere, alla fine, gratificante agli occhi di chi non rinuncia a mettersi in gioco e a lottare come un leone. 

Significativo un passaggio del libro: "Il fotografo protestava: siate seri, più tristi, più infelici. Non ci riuscivamo. O non volevamo. L'irriverenza ci ha sempre ispirato. Oggi osservo quella foto e leggo negli occhi di mia madre: chi crede di essere per renderci infelici? Siamo indignati. Non è la stampa a imporci l'agenda, siamo noi a imporla a lei." La protagonista si ribella ai fotografi, alle ingiustizie, alla censura, lotta per la democratizzazione del Paese e partecipa al movimento per l'Amnistia che culmina nella legge controversa del '79, la quale permise il rientro degli esiliati e la liberazione dei prigionieri, ma purtroppo anche l'impunità per i repressori. 

"La tattica della sparizione politica è la più crudele di tutte, perché la vittima continua a vivere giorno dopo giorno." si legge nel libro. È impossibile rassegnarsi senza avere risposte. Eunice porta avanti la ricerca ostinata della verità sul caso del marito; una verità scomoda che si troverà ad inseguire da sola perchè in un primo momento tutti quanti (militari, tribunali e membri del governo) cercheranno di insabbiarla. La versione ufficiale sarà definitivamente smentita solo nel 2014 dal Pubblico Ministero Federale di Rio de Janeiro, quando terminarono i lavori della Commissione nazionale per la Verità grazie alle testimonianze di militari ed ex prigionieri. Testimonianze cariche di emozione, dolorose ma necessarie, che Marcelo ha la cura di raccogliere e di riportare fedelmente in questo testo, al fine di ricostruire il triste epilogo di un padre idealista, a cui degli uomini senza scrupoli negarono i sogni e il futuro. Per ironia della sorte, la perseveranza premierà Eunice proprio nel momento in cui dovrà affrontare un nuovo nemico, altrettanto subdolo e feroce. Dopo una vita spesa per ricostruire la Memoria collettiva, una malattia difficile da contrastare minaccerà ciò che aveva cercato in ogni maniera di preservare: i ricordi. 

Qualcuno sostiene che l'esistenza umana non sia il frutto degli eventi che accadono, ma del modo in cui ognuno sceglie di reagire ad essi. Questa lettura trova riscontro tra le pagine del libro, che non si limita a provocare moti di indignazione. Ammirazione, gratitudine sono le sensazioni predominanti. 

Al termine del percorso intrapreso saremmo quasi tentati di affermare che, in fin dei conti, l'esistenza di Eunice, per quanto tragica e ingiusta, sia stata bellissima, come un dipinto a olio su tela. Non è un miracolo, il fatto è che voci come la sua hanno un suono indimenticabile e meritano di riecheggiare nel tempo.



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