La testa nel pallone - di Salvatore Salvai

Pubblicato il 1 luglio 2026 alle ore 18:41

Per chi rotola la palla?


Era il 7 settembre 1893. Nasceva a Genova la prima squadra di Calcio italiana. Il Genoa Cfc. Fondata da marinai inglesi e portuali genovesi, era in realtà una vera polisportiva che si occupava di Ginnastica, Cricket, Pallanuoto, e scautismo. Il pallone era una vera e propria pietra di cuoio. Le tenute di gara erano curiose ed il campo di gioco era usato anche come campo di fieno. Le tribune erano per pochi tifosi. Un altro mondo rispetto ad oggi. Per ricordi personali fino agli anni 70’ era ancora un poco vivibile questa atmosfera pioneristica. Allo stadio L. Ferraris di Genova si andava alla domenica a vedere la partita ed anche a fare festa. Si faceva il picnic allo stadio e prima delle partite i bambini potevano giocare nel prato dei grandi. Il clima era ancora di allegra condivisione. Di quei valori poco è rimasto se non alcuni sprazzi di tifo sano.

Da lì a poco anche il Calcio, come altri sport, finì per essere invaso dalla moderna società di mercato ed i valori sportivi rimasero relegati in panchina. Fino ai giorni nostri.

Questa estate è andata in onda sui maggiori rotocalchi sportivi e non la vicenda del giovane calciatore Marco Palestra. Semplice terzino sinistro della nazionale ed appena ventunenne, egli è passato dall’Atalanta al Chealsea inglese per la modica cifra di 60 milioni di euro. Beffata l’Inter che aveva quasi chiuso l’affare e che avrebbe garantito al campioncino uno stipendio di 6 milioni di euro lordi. Al Chealsea ne guadagnerà invece 12 lordi. (www.goal.com/it/lista/marco-palestra-perché).

L’operazione ha generato critiche feroci dei tifosi e sui social arrivando a definire mercenario il novello Maldini. L’accusa di immoralità sportiva è piuttosto sorprendente visti i numeri che il fenomeno Calcio ha raggiunto negli ultimi anni. Sorge spontanea la domanda se sia più immorale offrire certe cifre per giocare al pallone oppure se lo sia chi le riceve. Un altro quesito riguarda la vera consistenza di questo scintillante palcoscenico. Vediamo alcuni numeri. La classifica degli ingaggi dei calciatori di Serie A vede in testa l’Inter con 141 milioni di euro di stipendi, poi la Juventus con 123 milioni, ed il Napoli con 110. L’ormai panchinaro Vlahovic guadagna 22 milioni, Martinez 17, Barella 12. (www.calcioefinanza.it).

Delle 20 squadre di Serie A solo 7 sono in attivo. Le altre annaspano e vengono rifinanziate periodicamente per assolvere alle regole del fairplay finanziario. (www.calcioefinanza.it/2026/02/02classifica-bilanci-serie-a-2024-2025-risultato-netto-utile/). Il confronto col Calcio inglese vede i bilanci totali della Serie A arrivare a 1.5 miliardi di euro, mentre nella Premier League si attestano a 3.5 miliardi. (http://share.google//PAQaT4HL2JiyUQV7v).

Un'altra dimensione sta avanzando. Sempre più società di calcio diventano di proprietà di fondi comuni d’investimento e società finanziarie. Solo una coincidenza? Infine su 20 squadre italiane ben 11 sono di proprietà straniere. In Inghilterra il meccanismo è ancor più accentuato. Allora su cosa credono di poter guadagnare questi investitori? Diritti TV, costruzione e ristrutturazione degli stadi, pubblicità, compravendita calciatori, merchandising, Forse è proprio lo spostamento di enormi capitali legati alla vendita di calciatori. I 12 milioni di stipendio di Marco Palestra sono in realtà riccioli di scarto del falegname. Certo nulla a che vedere con le entrate di semplici lavoratori, artigiani, dipendenti ed anche di molti imprenditori. In tutto ciò i Media che ruolo giocano? In cabina di regia a centrocampo? Sempre pronti a far cassa di risonanza per le passioni dei tifosi e dei clubs, ma molto reticenti se non completamente assenti, nel ricercare i compiti veri attribuiti al Calcio. Non solo finanziari.

Vedere squadre italiane con 9, 10, anche 11 undicesimi di stranieri in campo come fa a non ingenerare curiosità?

E la presenza ormai maggioritaria di calciatori provenienti da Africa e Sudamerica quale motivazione porta con sé? Capacità tecniche e atletiche? Nella realtà il tasso tecnico delle partite è sceso brutalmente come anche la qualità della Nazionale italiana. Tanta corsa ed agonismo ma giocatori come Baggio, Del Piero, Pirlo e tanti altri, sono scomparsi dai campi di gioco. Così assistiamo al fatto che molti di questi ragazzi vengono velocemente regolarizzati in barba alle centinaia di migliaia di immigrati che rischiano le loro vite per poter arrivare nel nostro paese. Visti gli enormi capitali spostati non viene in mente a nessuno di scoprire dove essi vadano a finire ed in che modo? Probabilmente tutti in regola. D'altronde la finanza ha compreso ed organizzato da decenni come farsi eleggere i politici che poi faranno leggi ben indirizzate. (http://share.google/cU63kSPStnhqWkcmd). Mentre a i cittadini lavoratori vengono imposte regole severe e punitive se decidono che i loro soldi, depositati nelle banche, possano essere ritirati per i propri scopi privati. Soprattutto se desiderano i contanti.

C’è anche un messaggio sociale e culturale che viene proiettato sugli schermi mentre gli spettatori assistono alle partite. Il nostro viene presentato come un mondo senza razze e culture nazionali. Un vero villaggio globale dove merci, capitali e persone possono, o sarebbe meglio devono, viaggiare senza alcun limite ne condizioni.  Un mondo multiculturale che serve proprio agli scopi della finanza mondiale che vorrebbe trasmutare tutto in un grande Mercato da sfruttare. E soprattutto da omologare e massificare per essere governato con semplicità di profitto.

Nuove fedi e nuove religioni quindi che attirano cervelli ed energie. Le partite in Tv ormai non mancano in tutti i giorni della settimana. In modo che l’interesse e la passione diventino alienazione. Attaccati allo schermo si dimenticano i rapporti privati in famiglia, i propri spazi di libera riflessione, lo studio e, la capacità di ricerca e critica delle nostre vite. E se non basta il Calcio ci sono anche altri sport utili all’obbiettivo. Le guerre, l’uso strumentale della moneta, la fiscalità da rapina, la Costituzione adattata, per non parlare dei fenomeni sempre più stringenti di controllo dei popoli, diventano questioni lontane e non prioritarie. Anche le vittorie della Nazionale di Calcio diventano momenti per ricordare che facciamo ancora parte di una comunità nazionale. Perché di un quadro il Potere ha sempre bisogno per governare. Anche se di facciata.

Distrazioni che possono diventare distruzioni. Il divertimento, dal latino volgere altrove, compie la sua funzione voluta e cercata di distrazione. La distrazione non è altro che la distruzione della propria presenza a sé stessi. Mancare a sé stessi per inseguire un pallone che rotola perdendosi nel campo verde. Come si perdono i valori di un popolo. I saperi di una nazione. Meglio che il popolo si divida in fazioni calcistiche, in violenze e scontri, non solo negli stadi, ma anche in TV. Già anche nei Media. Che ritornano alla nostra attenzione. Il vero campo di gioco è il loro. Mellifluo, accattivante e vincente ma ancor più Infido ed invadente. Mai profondo. Mai libero.

Potesse rimanere solo uno sport ed uno splendido gioco che ci faccia tornare ai tempi in cui da bambini la palla si rincorreva senza senso, senza geometrie, con graffi e sbucciature sui campi di terra, ci farebbe un gran bene. Anche ai meno giovani. Perché correre insieme alla ricerca di un pallone ci farebbe sentire più semplici, spontanei e fraterni. Una corsa liberatoria e non competitiva.

Ma attenti che la palla rimanga tra le gambe e non al contrario che il pallone finisca nel cervello!

Il mio vecchio e saggio allenatore recitava sempre: se volete diventare davvero campioni non guardate solo la palla ma anche quello che le succede intorno!

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