Relazioni conflittuali tra donne nella letteratura: L'accompagnatrice - di Gaia Lamanna-

Pubblicato il 22 settembre 2026 alle ore 09:17

Una povera pianista e la cantante di successo per cui suona diventano il veicolo ideale attraverso cui raccontare la linea sottile che separa l'ammirazione dall'invidia, il modo in cui il desiderio di emulazione possa trasformarsi in frustrazione e ostilità


Stare nell'ombra dell'altra: un'immagine evocativa della condizione di Sonja ne L'accompagnatrice - generata con intelligenza artificiale

Nel corso del tempo molti scrittori, donne e uomini del passato, hanno cercato di cogliere le sfumature dei rapporti interpersonali, rendendo l'introspezione psicologica protagonista di molte opere ritenute ancora oggi incontestabilmente dei punti di riferimento per ogni lettore. Di certo questo fascino ha una sua chiara spiegazione: le dinamiche relazionali, nella sostanza, rimangono immutate. 

Ma come si può realizzare un accurato ritratto del complesso universo femminile, in sole poche pagine? Il Ballo di Irène Némirovsky resta un esempio emblematico, ma c'è un'altra piccola perla, inspiegabilmente quasi dimenticata dal grande pubblico, ovvero L'accompagnatrice di Nina Berberova, anch'essa di origini russe, la quale, con un'accuratezza persino superiore rispetto a quella manifestata nel piccolo romanzo citato in precedenza, tratteggia una relazione complessa tra due donne profondamente diverse.

Curioso scoprire come ambedue le scrittrici di queste gemme letterarie abbiano un vissuto simile: la nascita nell'Impero Russo, le origini ebraiche, fino alla lunga permanenza in Francia; motivo per il quale vengono spesso associate alla letteratura francese o al tema dell'esilio russo, che resta centrale anche ne L'accompagnatrice.

La Berberova prende in prestito i pensieri della giovane Sonečka, pianista di umili origini dal passato intriso di una vergogna silenziosa, gravato da una colpa materna mai rivelata, a cui contrappone le numerose fortune della talentuosa cantante per cui lavora, Marija Nikolaevna Travina, dotata di molteplici qualità estetiche, caratteriali e artistiche in grado di renderla amabile, irresistibile agli occhi di chiunque si trovi al suo cospetto. È attraverso il costante confronto con questa donna che Sonečka costruisce la sua identità, si accorge della propria irrilevanza, prigioniera della crescente percezione di essere invisibile: "Intorno a me c'era la gloria di un'altra, la bellezza di un'altra, la felicità di un'altra, e quel che è peggio, sapevo che erano ben meritate..."

La vicenda si consuma in un centinaio di pagine di rara finezza psicologica che bastano all'artista della parola a far parlare di sé, grazie anche a dei personaggi, descritti con uno stile essenziale ma efficace, in grado di prendere vita nella mente di chiunque entri in contatto con questo breve racconto, tanto semplice quanto peculiare.

Uno degli aspetti più interessanti è il fatto che i protagonisti non siano affatto stereotipati o classificati chiaramente come buoni o malvagi, sulla base di una visione manichea. Al contrario, appaiono in tutta la loro realistica tridimensionalità e ambiguità, in balìa di debolezze e numerose contraddizioni interiori. Come quando la giovane pianista medita un piano da poter attuare nei confronti della "rivale", su un'altalena emotiva che la trascina fra la tentazione di assecondarla e il desiderio di ferirne la fiducia per mettere finalmente in discussione la forza che trasmette. "Devo rendermi indispensabile, insostituibile, estremamente fedele, senza pietà per me stessa..." ragiona, per poi aggiungere: "Oppure, un giorno, tradirla, lei con la sua bellezza e la sua voce, per provarle che ci sono cose più potenti di lei... che c'è un limite alla sua invulnerabilità." La ragazza è consapevole che non potrà mai colmare il divario sociale, o appianare le disuguaglianze che inevitabilmente le separano. Perciò l'unica strada percorribile rimane quella del controllo, del dominio. Inizia una discreta attività investigativa nell'invidiabile vita di Marija Nikolaevna, guidata dalla speranza di scoprire qualche scheletro nel suo armadio. Vorrebbe incrinare l'immagine di perfezione che sembra appartenere alla promessa del mondo canoro. E l'occasione le si presenta sul piatto d'argento nel momento in cui, dopo vari pedinamenti, viene a conoscenza di un segreto inconfessabile riguardante la sua vita sentimentale. Ma la profonda e latente avversione che a poco a poco si sviluppa nella mente di Sonečka non diventa mai oggetto di alcun giudizio morale, malgrado parteggiare per lei non risulti sempre una scelta scontata. Le emozioni di Sonečka, voce narrante e cuore della storia, parlano un linguaggio universale, facilmente comprensibile agli uomini d'oggi. Si domanda "Dov'è Dio? Perché non ci ha fatto tutti come lei?" manifestando una certa indignazione per l'asimmetria delle sorti, incapace di rassegnarsi alla mancanza di una risposta soddisfacente. Tuttavia, mentre nel romanzo Il Ballo la reazione dell'adolescente trova una sua naturale giustificazione nel fatto che la giovane sia vittima di continue vessazioni da parte della madre narcisista, tali da impedirle di partecipare al tanto atteso evento sociale, in qualche modo Sonečka è vittima dei suoi stessi pensieri. Inoltre quest'ultima, al contrario di quanto avviene nel romanzo della Némirovsky, sembra covare un'ostilità a senso unico, non ricambiata dall'altra donna.

"Stai male? Che cosa vuoi, perché cerchi di distruggere la famiglia che ti ha accolto con tanta fiducia?" si chiede la stessa pianista, quasi incredula e disorientata, incapace di dare una spiegazione al risentimento che prova nei confronti di Marija, così gentile e amichevole, ma anche colpevole per averla messa davanti alla sua stessa inadeguatezza. È forse questo il punto centrale della storia. Perché, come spiega Carolina Pernigo analizzando il testo nel suo saggio dal titolo “Io senza nome e senza qualità”, L'accompagnatrice è una storia dolorosa, che affronta la tematica del fallimento esistenziale di una persona che, dall'inizio alla fine del racconto, mantiene intatta la sua inerzia a vivere, con una coerenza tragica. 

Le figure letterarie di entrambi i libri presi in considerazione (Il Ballo e L'accompagnatrice) appaiono insofferenti all'idea di rimanere nell'ombra, non a caso Sonečka rimugina, immaginando la sua rivalsa: "...ne sarò io la causa, io che nessuno nota". Eppure la differenza sostanziale va individuata sul finale. La vendetta, che nel romanzo di Irène Némirovsky offre una chiusura soddisfacente, non vedrà la luce attraverso Sonečka. Il suo progetto rimarrà nelle intenzioni, anticipato da un evento imprevisto che, per ironia della sorte, concorrerà a rafforzare la posizione di Marija senza modificare quella della narratrice, l'anti-eroina per eccellenza, forse troppo occupata a spiare la vita altrui per riuscire a vivere la propria. 

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