Gaza dimenticata – di Anna Lisa Maugeri

Pubblicato il 26 marzo 2026 alle ore 20:09

L’attenzione mondiale resta alta sulla guerra iniziata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma nella Striscia di Gaza, tra le macerie, la lotta per la sopravvivenza e il dolore della popolazione, continuano ad essere commessi crimini di guerra.

Il cessate il fuoco è in vigore dal 10 ottobre 2025, ma secondo i dati del Ministero della Salute le forze israeliane lo hanno violato da allora più di 2.070 volte, con un bilancio tragico: ad oggi sono 689 le persone uccise,  tra cui oltre 305 bambini, donne e anziani, e più di 1.860 quelle rimaste ferite.

L'ultima scia di sangue risale a poche ore fa. Mercoledì 25 marzo, aerei da guerra israeliani hanno bombardato il campo profughi di Umm Amira, a Deir al-Balah. Un ragazzo di 22 anni, Abdulrahman Qanbour, è rimasto ucciso e altre sette persone sono state estratte ferite dalle macerie.

L'episodio segue di sole 24 ore un'altra uccisione che ha scosso l'opinione pubblica locale: quella di Khaled Saif Arada, appena 13 anni. Il ragazzino è stato raggiunto da un proiettile mentre si trovava all'interno della sua tenda nella zona di Al-Mawasi (sud di Gaza), un'area che le stesse forze israeliane avevano indicato come "sicura" per gli sfollati. La situazione è intollerabile: da un lato il mancato rispetto di qualsiasi tregua di fatto, dall’altro la popolazione civile intrappolata in un territorio dove non esistono più rifugi sicuri.

Il bilancio complessivo dall’ottobre 2023 ad oggi è di 72.265 morti e 171.959 feriti.

Secondo alcuni studi pubblicati di recente su riviste scientifiche come The Lancet, il numero reale delle vittime potrebbe essere superiore a quello ufficiale, considerando che molte delle vittime di questa guerra sono morte per il collasso del sistema sanitario, per malattie non curate e per fame.

Mentre il mondo osserva le grandi manovre tra potenze e ne subisce le conseguenze economiche, Gaza rischia di essere dimenticata ancora una volta.

L’offensiva burocratica

E nel silenzio mediatico, continua anche la colonizzazione dei territori palestinesi da parte del Governo di Netanyahu.

L'8 febbraio 2026, il governo israeliano aveva dato il via libera a una serie di norme che, di fatto, ignorano i vecchi Accordi di Oslo. Anche se le hanno chiamate "scelte tecniche", la sostanza è un cambio totale delle regole in Cisgiordania. Cade, così, il divieto di acquistare terre direttamente dai palestinesi e ora i coloni possono chiudere affari immediati senza passare per società intermediarie. Sono stati desecretati i documenti sulle proprietà dei terreni, cosa che rende molto più facile e veloce per i gruppi di coloni individuare quali aree colpire e reclamare. Inoltre, Israele ha deciso di poter abbattere edifici anche nelle zone che dovrebbero essere gestite dai palestinesi (l'ANP), usando la scusa della "protezione dei siti archeologici" o dell'ambiente per intervenire dove prima non poteva.

Pochi giorni fa (marzo 2026) il Governatorato di Gerusalemme ha denunciato la recente modifica delle mappe municipali da parte delle autorità di occupazione israeliane, che hanno riclassificato parti della città palestinese di Silwan (in particolare l'area di Wadi Hilweh) annettendole al quartiere denominato "Città di David". L'operazione mirerebbe a trasformare aree urbane palestinesi in zone turistico-archeologiche per promuovere una narrazione storica coloniale a discapito di quella locale. Il Governatorato ha ribadito che queste misure sono illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono un tentativo di alterare la demografia e l'identità di Gerusalemme Est.

Fonte:

https://www.infopal.it/coalizione-epstein-contro-la-striscia-di-gaza-giorno-901-due-palestinesi-uccisi-diversi-feriti-sale-il-bilancio-delle-vittime/

https://www.infopal.it/il-governatorato-di-gerusalemme-avverte-della-modifica-delle-mappe-di-silwan-e-dellannessione-di-parti-di-essa-alla-citta-di-david/

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.